Banche europee in pericolo, l’AI Claude Mythos minaccia la sicurezza: come funziona e i rischi

Il nuovo modello di Anthropic accelera la corsa alle patch di sicurezza: l'allarme della BCE e le ripercussioni sulla filiera delle imprese locali.

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L’avvento delle intelligenze artificiali di nuova generazione sta ridisegnando rapidamente i confini della sicurezza informatica globale, mettendo sotto pressione il settore finanziario del Vecchio Continente. L’arrivo di Claude Mythos, l’ultimo e avanzatissimo modello di IA sviluppato da Anthropic, ha acceso un forte campanello d’allarme tra le banche europee. Il rischio concreto è quello di esporre gli istituti di credito a minacce cyber senza precedenti se la questione non verrà affrontata con estrema urgenza.

La gravità della situazione ha spinto la BCE (Banca Centrale Europea) a convocare una riunione d’urgenza con i responsabili degli istituti di credito dell’area euro. L’obiettivo dell’incontro è fare quadrato e affrontare insieme i rischi sistemici legati alla diffusione di questa nuova tecnologia.

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Cos’è Claude Mythos e perché preoccupa la cybersicurezza

Claude Mythos è il modello di intelligenza artificiale di nuova generazione sviluppato da Anthropic. Sebbene rappresenti un salto tecnologico straordinario, gli esperti di cybersecurity lo considerano un’arma a doppio taglio, capace di trasformare radicalmente sia le strategie di difesa sia quelle di offensiva nel cyberspazio finanziario.

A preoccupare maggiormente la BCE è l’elevata capacità di Mythos di individuare falle nei sistemi informatici di banche, infrastrutture finanziarie e reti di pagamento. Questa abilità potrebbe facilitare attacchi informatici su larga scala, consentendo ai cybercriminali di “bucare” anche i sistemi di protezione più sofisticati attualmente in uso. Per i supervisori e i regolatori, il modello rappresenta una sfida tecnologica senza precedenti.

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Il gap tecnologico tra Europa e USA: il caso project glasswing

Un elemento che aggrava lo scenario per l’Eurozona è l’accesso diseguale alla tecnologia. Al momento, infatti, Anthropic ha inibito la diffusione di Claude Mythos al largo pubblico, preferendo testare lo strumento in un perimetro controllato denominato project glasswing.

A questo programma riservato partecipano attivamente le grandi banche statunitensi, che hanno così ottenuto un accesso anticipato per testare i propri sistemi di protezione e correggere decine di vulnerabilità nei sistemi dati segnalate dall’IA. Anche i tre maggiori istituti giapponesi si preparano a ricevere il via libera entro due settimane.

Al contrario, le banche europee sono attualmente escluse da questi test. Un divario che rischia di far rimanere indietro l’Unione Europea. A tal proposito, Frank Elderson, vicepresidente del braccio di vigilanza bancaria della BCE, ha avvertito che la mancanza di accesso a Mythos accresce la gravità del problema, sottolineando con fermezza che “la mancanza di accesso non è una scusa per l’inazione”.

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La sfida delle patch in 30 minuti: la velocità del cybercrime

La riunione convocata dalla BCE – come riportato dal Financial Times – punta a spingere gli istituti europei ad accelerare una soluzione, incentivando anche la condivisione di informazioni con le controparti statunitensi, dotate di tecnologie più avanzate.

Elderson ha evidenziato come la velocità delle minacce cyber alimentate dall’IA imponga un cambio di passo radicale rispetto al passato. Se prima la pubblicazione di una patch di protezione da parte di un fornitore di software concedeva alle banche un margine di tempo di settimane per l’implementazione, oggi i tempi si sono contratti drammaticamente.

Con l’IA i cybercriminali possono agire in circa 30 minuti dal rilascio della patch. Di conseguenza, le banche devono strutturare processi interni immediati per applicare i correttivi di sicurezza molto più velocemente rispetto alle attuali prassi di mercato.

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Non solo cyber: i rischi di credito e la bolla dei data center

La preoccupazione della Vigilanza europea non si ferma alla sola sicurezza informatica. La BCE ha infatti inserito ufficialmente l’intelligenza artificiale tra le sue priorità di vigilanza bancaria per il triennio 2026-2028, avviando workshop mirati per mappare la vulnerabilità interna ed esterna degli istituti.

I rischi si estendono anche sul fronte prettamente creditizio e di mercato, toccando dinamiche che interessano da vicino l’economia reale e l’indotto delle PMI. Finanziare un data center, infatti, non comporta solo il rischio che il prestito non venga ripagato. C’è un’intera filiera a monte da considerare: fornitori di energia, utility locali e produttori di hardware. Se la catena si interrompe, si genera un effetto domino che i modelli di rischio tradizionali delle banche non riescono a catturare facilmente.

La vigilanza sta chiedendo ai singoli istituti dettagli specifici sulla loro esposizione finanziaria verso l’IA, in particolare per quanto riguarda i finanziamenti dei data center, settore in cui si teme la formazione di una bolla speculativa. Anche perché le banche europee dipendono quasi interamente da giganti tecnologici stranieri (prevalentemente americani). Questa forte dipendenza espone il continente a crescenti minacce sistemiche.

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