Per anni è stato un diritto esclusivo dei lavoratori dipendenti, ma ora il TFR (trattamento di fine rapporto) potrebbe diventare realtà anche per i liberi professionisti. È previsto infatti un tavolo tecnico presso il ministero del Lavoro per discutere un pacchetto di riforme destinate a cambiare il welfare degli autonomi. Al centro del dibattito, la proposta di introdurre un nuovo “trattamento di fine attività professionale”.
Come funzionerebbe il TFR dei professionisti
L’idea, avanzata dagli Enti previdenziali privati della cosiddetta giovane generazione (istituiti dal decreto legislativo 103/1996), si basa su una revisione della contribuzione dovuta dai professionisti alle casse private. In particolare, la proposta prevede l’aumento dal 5% al 6% del cosiddetto contributo integrativo, ovvero quella percentuale che i professionisti inseriscono direttamente nella fattura del cliente.
Questa modifica non graverebbe sul reddito personale del lavoratore, ma consentirebbe di accumulare somme per il momento del pensionamento e permetterebbe al professionista, al momento del pensionamento, di scegliere tra due opzioni, ovvero:
- liquidazione in un’unica soluzione di una parte del montante maturato (una sorta di liquidazione o TFR);
- trasformazione in maggiore rendita, per potenziare l’assegno pensionistico mensile.
La risposta del ministero del Lavoro
La ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha accolto con favore l’iniziativa durante le celebrazioni per il trentennale del D.Lgs 103/1996 a Roma, pur sottolineando che la soluzione tecnica richiederà opportuni approfondimenti. Quindi, ci sono buone possibilità che la proposta diventi una misura.
Il riconoscimento della sostenibilità dei conti delle Casse private è stato il punto di partenza per avviare questo dialogo, volto a garantire misure di welfare sempre più efficaci per le nuove platee di professionisti.
I professionisti beneficiari
Il fronte che spinge per queste riforme è composto da sette Enti di previdenza di nuova generazione che operano con il sistema di calcolo contributivo. Tra le categorie interessate, ci sono:
- ENPAB – biologi;
- ENPAIA – periti agrari e agrotecnici (gestioni separate);
- ENPAP – psicologi;
- ENPAPI – infermieri;
- EPAP – dottori agronomi e forestali, fisici, chimici, geologi e attuari;
- EPPI – periti industriali;
- INPGI – giornalisti autonomi.
Questi enti rappresentano oggi una forza economica e sociale rilevante: oltre 221.000 iscritti, circa 24.000 pensionati e un patrimonio complessivo che supera gli 11 miliardi di euro.












Redazione
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