Smart&Start Italia 2026, le nuove linee guida: finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto per imprese

Invitalia ha specificato quali sono i criteri di valutazione delle domande

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La misura Smart&Start Italia ha ricevuto un nuovo stanziamento di circa 200 milioni di euro per l’anno 2026. L’iniziativa, promossa dal ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e gestita da Invitalia, finanzia piani d’impresa con spese comprese tra 100.000 euro e 1,5 milioni di euro, focalizzandosi su progetti legati all’economia digitale, la ricerca scientifica e il rientro dei talenti dall’estero. La platea dei beneficiari è ampia, ma rigorosamente definita.

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A chi si rivolge Smart&Start Italia 2026

Possono presentare domanda e accedere agli incentivi:

  • le startup innovative di piccola dimensione (micro e piccole imprese), costituite da non più di 60 mesi e regolarmente iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese;
  • i team composti da aspiranti imprenditori (persone fisiche), inclusi gli italiani residenti all’estero che intendono costituire una società in Italia;
  • le imprese straniere che si impegnano ad aprire una sede operativa sul territorio italiano.

Queste hanno la possibilità di presentare un business plan a Invitalia, che verrà valutato e poi eventualmente selezionato. Dopo di che, i beneficiari hanno 24 mesi di tempo dalla firma del contratto per realizzare il progetto.

In ogni caso, per essere ammesso il progetto deve obbligatoriamente possedere una di queste caratteristiche:

  • valorizzazione economica di risultati della ricerca (pubblica o privata);
  • avere un forte contenuto tecnologico e innovativo;
  • focalizzarsi su economia digitale, intelligenza artificiale, blockchain o IoT.
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Le agevolazioni

L’accesso all’incentivo prevede un finanziamento a tasso zero, senza garanzie, a copertura dell’80% delle spese ammissibili. Questa percentuale può essere elevata al 90% se la startup è interamente composta da donne o da giovani sotto i 36 anni. Il contributo maggiorato spetta anche alle imprese che includono tra i propri soci almeno un dottore di ricerca che ha deciso di rientrare in Italia dall’estero.

Inoltre, per le startup localizzate in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, è previsto un contributo a fondo perduto pari al 30% del mutuo. La medesima agevolazione è estesa alle imprese situate nel cratere sismico del centro Italia, ovvero le imprese che operano nei comuni colpiti dai terremoti del 2016 e 2017 (situati nelle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria e inseriti negli elenchi ufficiali dei decreti post-sisma).

Il rimborso del finanziamento avviene in 10 anni, con un periodo di pre-ammortamento di 12 mesi dall’ultima erogazione.

Spese ammissibili

Tra le spese ammissibili figurano:

  • impianti, macchinari e attrezzature tecnologiche;
  • componenti hardware e software, licenze, brevetti e marchi;
  • costi di gestione del personale, ovvero i costi per i salariali di dipendenti e collaboratori;
  • servizi di marketing, web marketing e costi di funzionamento (materie prime, hosting, servizi necessari).

Conversione del debito

Per le startup già ammesse che ricevono investimenti nel capitale di rischio (almeno 80.000 euro) da parte di soci o terzi, è possibile trasformare fino al 50% del finanziamento in fondo perduto.

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Come fare domanda

La richiesta va presentata online, accedendo all’area personale di Invitalia. È necessario possedere un’identità digitale (SPID, CIE o CNS), una firma digitale e una PEC. Trattandosi di una procedura a sportello, non ci sono scadenze fisse. Le domande vengono infatti esaminate fino a esaurimento dei fondi.

Valutazione progetto

Come specificato nelle nuove linee guida pubblicate da Invitalia, la valutazione delle domande avviene in base all’ordine cronologico di arrivo. Il processo dura circa 60 giorni e prevede una verifica formale dei requisiti e poi una valutazione di merito. Questa include un colloquio diretto con gli esperti di Invitalia per approfondire la solidità del business plan.

Verranno assegnati punteggi aggiuntivi ai progetti che collaborano con incubatori, acceleratori o innovation hub oppure operano al Centro-Nord ma realizzano l’investimento al Sud. Le stesse premialità spettano a chi dispone del rating di legalità o sottoscrive un accordo con un investitore qualificato (i cosiddetti business angel e fondi di venture capital), i quali ne certificano il potenziale economico.

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