Decreto Lavoro 2026 in Gazzetta Ufficiale, dal bonus assunzioni al salario giusto: ecco cosa cambia per le imprese

Il provvedimento introduce nuove misure in materia di salario giusto, incentivi all’occupazione e contrasto del caporalato digitale.

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decreto Lavoro Primo maggio 2026 approvato in Consiglio dei ministri

Il nuovo decreto Lavoro è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale venerdì 1 maggio 2026. Il provvedimento, con risorse per circa 934 milioni di euro, introduce un pacchetto di interventi strutturali volti a incentivare l’occupazione e sostenere il tessuto imprenditoriale. Tra le novità, infatti, ci sono il potenziamento dei bonus per le assunzioni di donne e giovani, gli incentivi per le regioni ZES e le nuove agevolazioni fiscali per le imprese che investono nel capitale umano. Inoltre, il governo ha deciso di intervenire su salari, rinnovi contrattuali e contro lo sfruttamento del lavoro.

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Decreto Lavoro 2026: bonus giovani under 35

Uno dei punti di maggiore interesse per le aziende è la stabilizzazione del bonus giovani. L’agevolazione, attualmente in vigore grazie al decreto Milleproroghe ma limitata fino al 30 aprile 2026, è diventata strutturale per le assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori sotto i 35 anni che non hanno mai avuto contratti stabili in precedenza.

Il bonus consiste in un esonero del 100% dei contributi previdenziali (fino a 500 euro mensili) per 24 mesi per le nuove assunzioni di personale non dirigenziale di età inferiore ai 35 anni, con limite elevato a 650 euro nel Sud e nelle aree di crisi. Il massimale sale in particolare per le aziende con sedi produttive nel Mezzogiorno e Centro Italia (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria).

Il bonus in caso di stabilizzazione

L’agevolazione è estesa alla stabilizzazione dei contratti a termine stipulati tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026, purché di durata non superiore a 12 mesi. Nello specifico, per le trasformazioni a tempo indeterminato effettuate tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026, è previsto l’esonero contributivo totale (100%).

Il beneficio si applica alle assunzioni di personale under 35 mai occupato in precedenza con contratto stabile e prevede un massimale di 500 euro mensili per un periodo di 24 mesi.

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Incentivi per l’occupazione femminile

Il decreto mira anche a colmare il gap occupazionale di genere allineando l’Italia alla media europea. Per questo motivo, le risorse stanziate andranno a finanziare il bonus assunzione donne, un esonero contributivo totale (100%, fino a 650 euro mensili) spettante per 24 mesi ai datori di lavoro privati che assumono a tempo indeterminato lavoratrici svantaggiate. La soglia sale a 800 euro per le assunzioni effettuate nelle regioni della zona economica speciale (ZES) unica per il Mezzogiorno.

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Aiuti alle imprese nelle regioni ZES

Il governo ha prorogato anche l’agevolazione dedicata alle assunzioni nella ZES Unica per il Mezzogiorno, che si rivolge ai datori di lavoro con un organico fino a 10 dipendenti. La misura prevede l’esonero contributivo totale per l’inserimento di lavoratori con un’età superiore ai 35 anni che risultino disoccupati da almeno 24 mesi.

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Arriva il salario “giusto”

Oltre alle misure volte a favore l’occupazione, il decreto interviene sulla disciplina dei trattamenti economici complessivi (TEC), per consolidare il ruolo della contrattazione collettiva come strumento principale per la determinazione dei salari.

La norma stabilisce che la retribuzione complessiva del lavoratore non può essere inferiore ai minimi tabellari previsti dai CCNL sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Tale misura è finalizzata a neutralizzare il fenomeno del dumping salariale, impedendo l’applicazione di contratti pirata con standard economici inferiori.

Non viene imposta una cifra fissa stabilita dallo Stato. Tuttavia, la definizione delle voci retributive e degli incrementi rimane di competenza esclusiva del confronto tra sindacati e datori di lavoro.

Nuova disciplina per i rinnovi contrattuali

Il provvedimento conferma che spetta prioritariamente alle parti sociali definire, durante la fase di rinnovo, i dettagli economici. In particolare, sindacati e organizzazioni datoriali mantengono la libertà di decidere:

  • la decorrenza dei nuovi aumenti salariali;
  • l’eventuale erogazione di importi una tantum per coprire il periodo di attesa;
  • le modalità specifiche per assicurare la continuità retributiva rispetto alla scadenza del contratto precedente.

Qualora le parti non riescano a raggiungere un accordo in tempi brevi. Se il rinnovo non viene sottoscritto entro 12 mesi dalla scadenza naturale del vecchio contratto, si attiva un adeguamento forfettario automatico.

In questo scenario, le retribuzioni vengono incrementate di una quota pari al 30% della variazione dell’indice IPCA (l’indice dei prezzi al consumo armonizzato, che misura l’inflazione al netto dei prodotti energetici importati). Questa misura serve a mitigare la perdita di potere d’acquisto dei salari durante i ritardi burocratici o negoziali.

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Contrasto al lavoro povero e la questione rider

Il testo affronta il delicato tema dei working poor, stabilendo nuove regole per il lavoro gestito tramite piattaforme digitali, con l’obiettivo di contrastare lo sfruttamento e garantire una maggiore tutela della dignità del lavoratore focus particolare è riservato al settore delle consegne(i rider, attualmente pagati tra i 2 e i 4 euro a consegna).

Contrasto al caporalato digitale

Per eliminare il fenomeno del noleggio degli account, il decreto impone l’obbligo di verificare l’identità del lavoratore tramite sistemi di autenticazione certa, come SPID o CIE. È severamente vietato cedere le proprie credenziali o utilizzare profili appartenenti a terzi e le piattaforme sono considerate responsabili della vigilanza. La mancata implementazione di sistemi di controllo efficaci comporta sanzioni amministrative o, nei casi più gravi, la sospensione dell’attività.

Trasparenza degli algoritmi

Viene introdotto il diritto per i lavoratori di conoscere i criteri che regolano l’assegnazione dei compiti e la determinazione dei compensi. In particolare:

  • è garantito il diritto di richiedere l’intervento di un operatore umano per riesaminare decisioni automatizzate che abbiano un impatto significativo sulla prestazione lavorativa o sulla remunerazione;
  • i gestori devono fornire informazioni chiare sui parametri che influenzano il rating professionale.
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Conciliazione vita-lavoro

Il decreto introduce uno sgravio contributivo per le imprese che adottano la certificazione UNI/PdR 192:2026, un nuovo strumento di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro, che definisce requisiti verificabili e indicatori di performance per le organizzazioni, private e pubbliche, che scelgono di investire in modo strutturato su maternità, paternità, carichi di cura, flessibilità organizzativa, welfare aziendale, salute e continuità di carriera.

La misura contenuta nel decreto prevede un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per le aziende in possesso della certificazione collegata alla valorizzazione del sostegno alla natalità e alle esigenze di cura, con una misura fino all’1% e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna impresa.

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Novità per la destinazione del TFR

Infine, Iil decreto Lavoro introduce una misura temporanea che consente ai lavoratori di destinare alla previdenza complementare le quote del trattamento di fine rapporto (TFR) maturate nei primi sei mesi dell’anno. Le somme possono essere conferite ai fondi pensione negoziali, aperti o ai piani individuali pensionistici (PIP).

Tuttavia, la facoltà riguarda esclusivamente le quote di TFR maturate tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2026. L’obiettivo è incrementare il capitale versato nei fondi pensione, beneficiando eventualmente della tassazione agevolata prevista per la previdenza complementare rispetto alla liquidazione standard in azienda.

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