Accordo UE-Mercosur, scatta il regime provvisorio: dal 1° maggio nuovi dazi per le PMI italiane

Come cambiano le regole doganali e le procedure di export per le imprese italiane con l'avvio della fase provvisoria.

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Accordo UE Mercosur vantaggi

Dopo un lungo iter negoziale durato oltre 20 anni, l’accordo UE-Mercosur diventa realtà. Dal 1° maggio, infatti, entra in vigore il libero scambio che collega l’Europa a Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. L’intesa punta ad abbattere le barriere doganali e a semplificare le procedure commerciali con i Paesi del Sud America, aprendo così a nuovi mercati. Le imprese europee, comprese quelle italiane, avranno accesso fin da subito a un bacino che conta circa 270 milioni di consumatori, ma anche alle agevolazioni e alle tutele commerciali previste.

Oltre alla riduzione dei dazi, diventano esecutivi lo scudo anti contraffazione e le nuove procedure semplificate per la partecipazione agli appalti pubblici internazionali.

Accordo UE-Mercosur, cosa prevede

L’accordo UE-Mercosur si configura come uno dei trattati di libero scambio più estesi al mondo e prevede la rimozione progressiva delle tariffe sulle esportazioni. Nel dettaglio, i Paesi del Sud America coinvolti si sono impegnati a ridurre circa il 91% dei dazi all’importazione su una vasta gamma di prodotti europei. In cambio, l’Unione europea abbatterà il 92% delle tariffe sui prodotti in arrivo dal blocco sudamericano. È prevista anche l’eliminazione dei dazi sulle esportazioni di materie prime e beni industriali verso l’Europa, così da ridurre la dipendenza europea dalla Cina per la raffinazione dei minerali.

Inoltre, viene garantita la tutela di oltre 300 prodotti alimentari europei riconosciuti come indicazioni geografiche (IG). Prima dell’accordo, in molti Paesi del Sud America era comune trovare prodotti locali venduti con nomi che richiamavano quelli italiani (fenomeno noto come italian sounding). Dal 1° maggio le aziende del Mercosur non potranno più utilizzare i nomi protetti (come “Parmigiano Reggiano” o “Prosecco”) per prodotti che non provengono dalle specifiche zone geografiche italiane e che non rispettano il disciplinare di produzione. Non sarà più permesso nemmeno vendere prodotti con diciture come “tipo”, “stile”, “imitazione” o “prodotto nel modo di…” seguite dal nome tutelato (es. “formaggio tipo Asiago”).

Ciò significa che le autorità dei Paesi Mercosur hanno l’obbligo di intervenire per bloccare la commercializzazione di prodotti contraffatti.

Protezione contro l’inganno visivo

La tutela non riguarda solo il nome scritto, ma anche la presentazione del prodotto. L’accordo impedisce l’uso di qualsiasi mezzo nella designazione o presentazione di un bene che possa indurre il consumatore in errore sulla vera origine geografica. Questo include l’uso di bandiere, simboli o immagini che richiamino l’Italia su prodotti che non lo sono.

Impatto economico

Secondo le proiezioni di Bruxelles, entro il 2040 si stima che l’accordo possa generare un incremento del PIL dell’Unione europea superiore ai 77,6 miliardi di euro, con un aumento delle esportazioni verso i paesi del Mercosur che potrebbe toccare i 50 miliardi di euro l’anno.

Il rafforzamento del partenariato tra i due blocchi potrebbe sostenere fino a 600.000 posti di lavoro in tutto il territorio europeo.

Quando entra in vigore

In un accordo complesso come quello tra UE e Mercosur, la ratifica completa richiede il voto favorevole del Parlamento europeo e di tutti i singoli parlamenti nazionali degli Stati membri. Poiché questo processo può richiedere diversi anni, l’intesa prenderà il via il 1° maggio in regime provvisorio. Si tratta di fatto di una procedura che può essere utilizzata dall’UE per le materie che rientrano nella sua competenza esclusiva (come la politica commerciale e i dazi doganali) e che rende operative e vincolanti le regole fin da subito (quindi già a partire dal 1° maggio).

Se un Paese dovesse decidere in futuro di non ratificare l’accordo, l’applicazione provvisoria verrebbe interrotta, ma fino a quel momento l’intesa rimane pienamente valida per regolare gli scambi tra i due blocchi economici. Questo sistema garantisce che i benefici economici non rimangano bloccati dalla burocrazia.

Gli effetti immediati

Con l’avvio della fase provvisoria, dal 1° maggio le merci alla dogana circolano a costi ridotti grazie all’attivazione delle nuove tariffe, che abbattono i dazi precedentemente in vigore. Inoltre, le imprese possono iniziare a partecipare agli appalti pubblici e a beneficiare delle semplificazioni burocratiche previste. Infine, diventano operative le tutele per le indicazioni geografiche (IGP e DOP), che possono essere fatte valere fin da subito contro eventuali prodotti contraffatti.

Opportunità per le imprese italiane

Secondo le analisi di Assolombarda, le esportazioni italiane verso l’area del Mercosur sono trainate da comparti tecnologici e industriali di alto profilo. Per questo motivo l’accordo sosterrà soprattutto la crescita di queste eccellenze, riducendo i costi e facilitando l’accesso a mercati storicamente caratterizzati da forti barriere daziere e burocratiche. I benefici principali riguarderanno le imprese attive nei comparti più importanti per l’export nazionale, quali:

  • macchinari industriali, che rappresentano già il 31,8% delle vendite attuali;
  • mezzi di trasporto, con una quota pari all’11,7%;
  • prodotti chimici e farmaceutici, che insieme incidono per circa il 18,8% sul totale delle esportazioni verso l’area.

Agricoltura, le criticità dell’accordo

Nonostante i benefici economici attesi per i settori industriali, il comparto agricolo rimane il punto più sensibile dei negoziati tra UE e Mercosur. Le perplessità sollevate da molti operatori del settore, inclusi quelli italiani, nascono da uno squilibrio strutturale tra i modelli produttivi e dal timore che l’apertura dei mercati possa penalizzare le aziende locali.

Paesi come Brasile e Argentina godono di enormi estensioni di terreno e costi di produzione significativamente inferiori. Sebbene l’accordo preveda quote limitate per l’ingresso di carne bovina e pollame (pari a circa l’1,5% della produzione UE), gli allevatori europei temono una pressione al ribasso sui prezzi che potrebbe compromettere la competitività delle aziende nazionali. L’abbattimento del 92% dei dazi favorisce l’ingresso massiccio di prodotti a basso costo, mettendo sotto pressione le filiere europee meno estensive.

Infine, mentre gli agricoltori europei sono soggetti a normative rigorose su benessere animale, sostenibilità e restrizioni all’uso di pesticidi, in Sud America sono talvolta permesse sostanze vietate in Europa. Il timore è che l’incremento delle esportazioni possa incentivare la deforestazione per creare nuovi pascoli, senza che i controlli alle frontiere riescano a garantire una reale parità di condizioni operative.

La risposta dell’UE

Per mitigare questi rischi e proteggere il settore, la Commissione europea ha stanziato 6,3 miliardi di euro per indennizzare gli agricoltori in caso di gravi crisi di mercato. L’accordo prevede anche una clausola di salvaguardia, che permette di sospendere temporaneamente le agevolazioni tariffarie qualora un aumento improvviso delle importazioni minacci di causare un pregiudizio alla produzione interna.

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