Decreto Primo maggio 2026, dal bonus giovani agli sgravi per le donne: cosa cambia per le imprese

La stabilizzazione dei bonus per giovani e donne rappresenta un'opportunità di pianificazione a lungo termine per le direzioni HR e i consulenti del lavoro.

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Il governo Meloni si prepara a varare il nuovo decreto Primo maggio 2026, un provvedimento cardine che punta a trasformare misure temporanee in pilastri strutturali del mercato del lavoro italiano. Con l’obiettivo di combattere il lavoro povero e stimolare l’occupazione nelle categorie più fragili, il testo introduce novità significative per le imprese in termini di incentivi alle assunzioni e gestione dei rinnovi contrattuali.

Ecco le ipotesi sul tavolo, le misure per i giovani e le donne, e il nodo politico legato alla rappresentanza sindacale.

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Decreto Primo maggio 2026: bonus giovani under 35

Uno dei punti di maggiore interesse per le aziende è la stabilizzazione del bonus giovani. L’agevolazione, attualmente in vigore grazie al decreto Milleproroghe ma limitata fino al 30 aprile 2026, potrebbe diventare strutturale per le assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori sotto i 35 anni che non hanno mai avuto contratti stabili in precedenza.

Come funzionano gli sgravi contributivi

Secondo le bozze attuali, l’incentivo è modulato in base all’incremento occupazionale netto:

  • l’esonero del 100% spetta se l’assunzione comporta un aumento reale del numero di dipendenti rispetto alla media dell’anno precedente;
  • l’esonero del 70% spetta, invece, se il numero complessivo dei dipendenti resta invariato.

Il massimale dell’esonero è fissato a 500 euro mensili, ma sale a 650 euro per le aziende con sedi produttive nel Mezzogiorno e Centro Italia (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria).

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Occupazione femminile e welfare aziendale

Il decreto mira anche a colmare il gap occupazionale di genere allineando l’Italia alla media europea. Oltre alla proroga degli sgravi già esistenti (attivi fino a fine 2026), il governo valuta nuove leve fiscali:

  • credito d’imposta per le imprese che investono in forme di welfare familiare;
  • detassazione dei fringe benefit e del lavoro notturno;
  • agevolazioni specifiche per le assunzioni di lavoratrici in aree svantaggiate (Zes).
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Contrasto al lavoro povero e la questione rider

Il testo affronta il delicato tema dei working poor. Un focus particolare è riservato al settore delle consegne: si ipotizza un intervento normativo per i rider, attualmente pagati tra i 2 e i 4 euro a consegna, per garantire standard retributivi più dignitosi dopo le recenti indagini della magistratura. Inoltre, per accelerare i rinnovi dei contratti collettivi (Ccnl), la bozza prevede un’indennità di vacanza contrattuale automatica:

  • 30% del tasso di inflazione programmato dopo 6 mesi dalla scadenza del contratto;
  • 60% del tasso di inflazione dopo 12 mesi di vacanza contrattuale.
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Le tre ipotesi sul tavolo: il nodo della rappresentanza

Il dibattito politico e tecnico si sta concentrando sulle modalità di attuazione della delega sulla retribuzione giusta ed equa. Ecco i tre scenari possibili per il Consiglio dei ministri del primo maggio:

  1. attuazione immediata della delega. Richiamo all’articolo 51 del Jobs Act per dare forza ai contratti firmati dai sindacati comparativamente più rappresentativi. Ipotesi difficile a causa della scadenza della delega al 18 aprile;
  2. rinvio e accordo tra le parti. Lasciar scadere la delega e concedere 6 mesi di tempo a sindacati (CGIL, CISL, UIL) e associazioni datoriali per trovare un accordo autonomo sulla rappresentanza, da recepire poi per legge dopo l’estate;
  3. decreto ibrido. Inserire nel decreto Primo maggio un riferimento alla rappresentanza, lasciando che i dettagli vengano definiti durante l’iter di conversione in parlamento.
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Il punto di vista delle imprese e dei sindacati

Le organizzazioni sindacali chiedono compatte di non subire intrusioni legislative sulla rappresentanza, tema che ritengono di esclusiva pertinenza delle parti sociali per combattere i cosiddetti contratti pirata.

Dallo stesso fronte, Confcommercio sottolinea come il dumping contrattuale sia una piaga che genera concorrenza sleale tra le imprese: prioritario è dunque colpire quei contratti che azzerano welfare e diritti per offrire salari fuori mercato.

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