A un anno dall’ondata di tariffe annunciata in occasione del Liberation day, l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump introduce nuove misure protezionistiche. Attraverso due recenti proclami, la Casa Bianca punta a una duplice strategia: incentivare la produzione farmaceutica entro i confini nazionali e semplificare il complesso sistema di tassazione sui metalli che grava sulle aziende importatrici.
Per i professionisti del settore e le PMI che operano nell’import-export, comprendere queste dinamiche è fondamentale per valutare l’impatto sulle catene di fornitura.
Settore farmaceutico, Trump impone dazi al 100%: strategie per l’esenzione
Il provvedimento più incisivo riguarda il comparto dei medicinali. Il presidente Trump ha ordinato l’imposizione di un dazio del 100% su specifici farmaci importati. Questa misura, già annunciata sui social nel settembre 2025, mira a spingere le multinazionali del farmaco a investire negli Stati Uniti. Tuttavia, il piano prevede diverse clausole che permettono alle aziende di arginarla:
- i produttori possono essere esentati se si impegnano a costruire fabbriche negli USA e a ridurre il prezzo finale dei medicinali;
- molte grandi case farmaceutiche hanno già siglato accordi sui prezzi da novembre 2025 per allineare i listini statunitensi a quelli più bassi praticati all’estero (politica della “nazione più favorita”). In questo caso, l’esenzione dai dazi è garantita per tre anni;
- i nuovi dazi non colpiscono i farmaci generici, che rappresentano il 90% delle prescrizioni mediche negli Stati Uniti, né i brevetti destinati a malattie gravi o rare.
Un punto fondamentale per le imprese europee riguarda gli accordi internazionali. I dazi non verranno applicati ai Paesi che hanno già raggiunto intese con la Casa Bianca, inclusa l’Unione europea.
La semplificazione dei dazi USA sui metalli
Sul fronte dei metalli, l’obiettivo è snellire le procedure burocratiche per le aziende statunitensi. Il sistema precedente, giudicato troppo oneroso, imponeva il calcolo del valore di ogni singola componente (fino alle viti) per applicare un prelievo del 50% sul metallo e tariffe variabili sul resto del prodotto. La nuova misura introduce un criterio forfettario basato sul peso:
- se acciaio, alluminio o rame costituiscono più del 15% del peso totale dell’oggetto, si applica una tariffa fissa del 25% sul valore complessivo.
- sotto il 15% di peso, nessuna tariffa specifica sui metalli. Si utilizzerà il dazio standard previsto per la categoria del prodotto e il Paese d’origine;
- i prodotti fabbricati all’estero utilizzando esclusivamente acciaio, rame o alluminio americano godranno di un’aliquota ridotta al 10%.
Le altre tariffe
Per sostenere lo sviluppo della rete elettrica e delle attrezzature industriali, è stata prevista un’aliquota agevolata del 15% fino al 2027. Restano invece alti i dazi sulle materie prime grezze: bobine di acciaio e lamiere di alluminio continuano a scontare un prelievo del 50%, calcolato sul valore statunitense per contrastare eventuali manovre di dumping sui prezzi. Questi aggiornamenti delineano un quadro di forte incentivo al reshoring (il rientro delle produzioni in patria) e alla semplificazione doganale, elementi che le pmi dovranno monitorare attentamente per ottimizzare i costi della logistica e della produzione internazionale.












Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it