La quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale in Italia scende dal 23,1% al 22,6%. A dirlo è l’ISTAT. Ma c’è poco da festeggiare: i redditi restano bassi, si continua a far fatica a far quadrare i conti, il reddito reale – tra inflazione e caro prezzi – resta più basso rispetto al 2007 e aumentano i cittadini in stato di grave deprivazione materiale e sociale. Ecco quante sono le famiglie in difficoltà e le regioni dove i redditi restano più bassi.
Indice
Quante sono le famiglie che vivono in povertà in Italia nel 2026
Come risulta dal report ISTAT Condizioni di vita e reddito delle famiglie, pubblicato il 2 aprile 2026, nel 2025 circa 13 milioni e 265 mila persone si sono trovate a rischio di povertà o esclusione sociale. 10 milioni e 908 mila individui (il 18,6% della popolazione) vivono in famiglie con un reddito netto inferiore a 13.237 euro annui, mentre più di 3 milioni (5,2%) presentano segnali di disagio, come l’impossibilità di riscaldare la casa o affrontare spese impreviste. Circa 3 milioni e 873 mila persone (8,2%) vivono invece in famiglie i cui componenti hanno lavorato meno di un quinto del tempo potenziale.
I soggetti più a rischio: stranieri e famiglie monogenitoriali
I dati registrano un aumento della grave deprivazione materiale e sociale, che sale dal 4,6% al 5,2%. Questo significa che sono aumentate le persone che non riescono ad accedere a beni, servizi o attività sociali considerati essenziali per uno standard di vita dignitoso.
Il rischio di povertà o esclusione sociale colpisce il 41,5% degli individui in famiglie con almeno un componente straniero, una quota più che doppia rispetto al 20,1% rilevato tra i nuclei composti esclusivamente da italiani. Delle famiglie monogenitoriali, il 31,6% si trova a rischio di povertà o esclusione sociale, mentre nelle coppie con tre o più figli il rischio è del 30,6%, nonostante un netto miglioramento rispetto al 34,8% del 2024. Considerando invece le persone che vivono sole, il rischio è del 28,6% per chi ha meno di 65 anni e del 29,6% per gli over 65.
Crescono i redditi, ma non il potere d’acquisto: lavoratori autonomi più svantaggiati
Nel 2024 il reddito medio annuo delle famiglie è salito a 39.501 euro (circa 3.290 euro al mese). Tuttavia, nonostante questo scatto positivo, i redditi reali medi risultano ancora inferiori del 4,9% rispetto ai livelli del 2007, ovvero prima della grande crisi finanziaria globale. Tale contrazione è stata particolarmente dura per i lavoratori autonomi (-13,4%) e i dipendenti (-6,3%), mentre i redditi da pensioni e trasferimenti pubblici hanno registrato un incremento del 6,6% nello stesso periodo.
Distribuzione della ricchezza
Un altro dato che merita di essere analizzato è quello della distribuzione della ricchezza. Nel 2024, la disuguaglianza è diminuita: il reddito del 20% delle famiglie più abbienti è risultato 5,1 volte superiore a quello del 20% più povero, un miglioramento rispetto al rapporto di 5,5 registrato nel 2023.
Quanti sono i lavoratori a rischio povertà
Un dato che merita attenzione è poi quello sulla povertà lavorativa (working poor). Nel 2025, il 10,2% degli occupati tra i 18 e i 64 anni è a rischio di povertà nonostante abbia lavorato per gran parte dell’anno. Questo fenomeno è alimentato da basse retribuzioni, discontinuità contrattuale e ridotta intensità lavorativa. Il rischio colpisce maggiormente gli uomini (11,7%) rispetto alle donne (8,2%), spesso perché queste ultime figurano come seconde percettrici in nuclei familiari più stabili. Particolarmente vulnerabili risultano gli stranieri occupati, con un tasso di povertà lavorativa del 25,9%. Tra i dipendenti, hanno un reddito basso il 40,1% di quelli con contratti a termine, contro il 10,4% di chi ha un contratto a tempo indeterminato.
Quali sono le regioni più povere in Italia nel 2026
In base al report statistico sulle condizioni di vita e il reddito delle famiglie, le regioni con i livelli più alti di disagio economico si trovano nel Mezzogiorno (Sud e Isole). Qui c’è l’incidenza più alta, pari al 38,4% nel 2025, superiore alla media nazionale (22,6%) e più del triplo rispetto al Nord-est, che si conferma l’area più solida con un rischio dell’11,3%.
Il Mezzogiorno registra il reddito netto medio familiare più basso, pari a 32.427 euro (senza affitti figurativi), contro i 44.290 euro del Nord-est. Infatti, l’indice di concentrazione di Gini, che misura la disparità nella distribuzione del reddito, è più elevato nel Sud e nelle Isole (0,322) rispetto alla media nazionale di 0,310.
Sebbene nel 2025 si sia registrato un lieve miglioramento rispetto all’anno precedente (quando il rischio nel Mezzogiorno era al 39,2%), l’area continua a presentare una fragilità strutturale marcata. Il divario si accentua ulteriormente nelle famiglie con componenti stranieri residenti al Sud, dove il reddito è pari al 58% di quello delle famiglie composte da soli italiani.










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it