Agevolazioni imprese turistiche 2026, al via il piano da 110 milioni: ecco chi può accedere

Pubblicato il decreto attuativo che sblocca i fondi della legge di Bilancio: dagli hotel ai parchi tematici, ecco i requisiti e il ruolo di Invitalia.

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Il settore del turismo italiano si prepara a una svolta decisiva grazie al via libera definitivo arrivato proprio in questi giorni di marzo 2026. Con la pubblicazione del decreto attuativo, si sbloccano ufficialmente le risorse stanziate per sostenere la crescita e l’innovazione delle imprese. Si tratta di un intervento strategico, atteso da mesi, che mette a disposizione dei privati un fondo di 110 milioni di euro complessivi. Il provvedimento non solo definisce le modalità di accesso ai contributi, ma traccia la rotta per un’offerta turistica sempre più verde e digitale.

Ecco nel dettaglio tutto quello che c’è da sapere per non perdere questa opportunità fondamentale per il rilancio della competitività nazionale.

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Il quadro normativo: dalla legge di Bilancio al decreto di marzo 2026

Il percorso legislativo che ha portato a queste nuove agevolazioni per le imprese turistiche nel 2026 è frutto del decreto interministeriale varato definitivamente a marzo 2026 dà attuazione all’articolo 1, commi 502-508, della legge 30 dicembre 2024, n. 207 (legge di Bilancio 2025), così come successivamente modificato dalla legge 30 dicembre 2025, n. 199.

Questo provvedimento è fondamentale poiché definisce in modo stringente i criteri, le condizioni e le modalità operative per la concessione delle agevolazioni finanziarie. Lo stanziamento di 110 milioni di euro è destinato a favorire investimenti privati che mirino:

La gestione operativa dell’intero intervento è stata affidata dalla legge a Invitalia. L’ente agirà in qualità di soggetto gestore, occupandosi di tutte le fasi: dalla ricezione e valutazione delle domande alla concessione, fino all’erogazione materiale e al controllo successivo delle agevolazioni.

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Chi può accedere ai fondi? L’elenco completo dei beneficiari

La platea dei destinatari è definita in base ai codici ATECO elencati nella “Tabella 1” allegata al decreto. Nello specifico, possono richiedere le agevolazioni gli operatori che esercitano attività d’impresa nei seguenti comparti:

  • servizi di alloggio (alberghi, ostelli, rifugi, B&B, campeggi, villaggi turistici, glamping e marina resort);
  • ristorazione (ristoranti, attività di catering e ristorazione connessa ad aziende agricole e ittiche);
  • benessere e tempo libero (servizi termali e di benessere, parchi tematici, stabilimenti balneari);
  • eventi (organizzazione di convegni e congressi).

Casi particolari e partecipazione dei proprietari

Il decreto include due clausole di estensione molto importanti. La prima riguarda le imprese senza codice ATECO turistico: possono presentare domanda anche le imprese attive da almeno tre anni che, pur non avendo un codice ATECO presente in Tabella 1, dimostrino dalle scritture contabili di aver realizzato prevalentemente fatturato in attività turistiche. E possono partecipare pure i proprietari delle strutture, i quali possono agire anche tramite i gestori.

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Investimenti ammissibili e reti di imprese

Gli investimenti devono essere finalizzati allo sviluppo dell’offerta turistica nel territorio nazionale. Il decreto li articola in quattro macro-categorie:

  1. interventi di riqualificazione energetica degli edifici e dei relativi impianti (dal cappotto termico alla sostituzione caldaie, dall’installazione di pannelli fotovoltaici ai sistemi di climatizzazione intelligente, dal ripristino strutturale alla realizzazione di tetti verdi);
  2. installazione di impianti e attrezzature per ridurre l’inquinamento e adattare i metodi di produzione alla tutela ambientale;
  3. installazione di apparecchiature per la digitalizzazione degli edifici (dal cablaggio strutturato ai sistemi di automazione, dall’intelligenza artificiale alle infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici);
  4. riqualificazione di piscine, impianti termali, wellness, centri congressi e strutture per eventi, nonché acquisto di programmi informatici, brevetti, licenze e know-how per la digitalizzazione e la destagionalizzazione.

Il piano di investimento può essere realizzato anche in forma congiunta attraverso il contratto di rete, con un minimo di 2 e un massimo di 5 imprese, tutte in possesso dei requisiti richiesti. Le reti devono risultare iscritte alla CCIAA da almeno tre anni e costituite come reti soggetto.

Gli investimenti proposti devono essere conclusi entro 18 mesi dalla data di concessione delle agevolazioni e, in ogni caso, non oltre il 30 settembre 2028 ovvero entro un termine più breve ove reso necessario dalla normativa di riferimento in caso di cofinanziamento con risorse dell’Unione europea.

I requisiti tecnici e soggettivi richiesti

Per accedere alle agevolazioni imprese turistiche 2026, i soggetti richiedenti devono possedere tassativamente i seguenti quattro requisiti al momento della presentazione della domanda:

  1. assenza di sanzioni, cioè non essere destinatari di sanzioni interdittive che limitino l’attività d’impresa;
  2. iscrizione al Registro delle imprese, con i codici ATECO ammessi risultanti alla data di invio dell’istanza;
  3. pieno esercizio dei diritti. l’impresa deve essere attiva, non in fase di liquidazione e non sottoposta ad alcuna procedura concorsuale;
  4. sede sul territorio. I beneficiari devono infatti possedere la sede legale in Italia o in uno Stato UE/SEE, a patto di avere comunque una sede operativa stabile sul territorio italiano.
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Agevolazioni imprese turistiche 2026: quanto spetta

Per ottenere l’agevolazione per imprese turistiche nel 2026, l’entità dell’investimento dev’essere significativa: l’importo minimo di spesa per ciascuna domanda è fissato a 1 milione di euro, con un tetto massimo di 15 milioni. Le agevolazioni sono strutturate come un mix tra contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato:

  • il contributo a fondo perduto è ammesso nel limite massimo del 30% (fino a 4,5 milioni di euro). Per le sole PMI, è previsto un ulteriore contributo a fondo perduto (max 4% dell’importo totale) per coprire le spese di consulenza connesse al progetto. In casi specifici definiti dai futuri avvisi, la percentuale del fondo perduto può salire fino al 50%;
  • il finanziamento agevolato può coprire fino al 70% delle spese ammissibili. Ha una durata massima di cinque anni con un tasso di interesse pari al 20% del tasso di riferimento vigente alla data di concessione. Il rimborso avverrà con rate semestrali posticipate (30 giugno e 31 dicembre).

Erogazione e monitoraggio

Per l’erogazione degli acconti e per il finanziamento agevolato, è necessaria la costituzione di idonee garanzie ipotecarie, bancarie o assicurative.

Invitalia procede a un’erogazione intermedia fino all’80% del totale, per stato di avanzamento dei lavori, servizi e forniture, e a un’erogazione finale a saldo entro 90 giorni dalla rendicontazione della spesa per il 100% dell’importo complessivo del progetto approvato.

Periodicamente, trasmette al ministero e alla Ragioneria generale dello Stato un rapporto sulle attività svolte, con dati e informazioni sull’avanzamento fisico, finanziario e amministrativo dei programmi, le eventuali revoche effettuate e un prospetto riportante dati identificativi delle imprese beneficiarie, importi delle agevolazioni erogate, indicazione dei programmi di sviluppo cofinanziati dalle Regioni e l’importo del cofinanziamento, la natura delle risorse finanziarie utilizzate.

Regole sul cumulo e divieti

Il decreto stabilisce una regola ferrea sul cumulo: le agevolazioni non sono cumulabili con altri aiuti pubblici per le medesime spese, inclusi quelli a titolo “de minimis” secondo il Regolamento GBER. L’unica eccezione riguarda le agevolazioni ottenute sotto forma di benefici fiscali e di garanzia, che restano fruibili purché l’intensità complessiva dell’aiuto non superi i limiti massimi previsti dalla normativa europea.

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Le cause di revoca

Il decreto dedica un articolo ampio e dettagliato alle cause di revoca totale o parziale delle agevolazioni concesse. Tra le fattispecie previste ci sono la richiesta o l’ottenimento di agevolazioni per i medesimi beni oggetto della concessione e il mancato rispetto del termine di conclusione degli investimenti entro 18 mesi, oltre al trasferimento dell’attività produttiva in un ambito territoriale diverso.

In caso di revoca totale per le fattispecie più gravi (dichiarazioni mendaci, indebiti vantaggi), la revoca è commisurata agli indebiti vantaggi goduti. Il soggetto beneficiario non ha diritto alle quote residue e deve restituire il beneficio o la quota di beneficio indebitamente percepiti, maggiorati degli interessi e, ove ne ricorrano i presupposti, delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123.

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Agevolazioni imprese turistiche 2026: come presentare la domanda

Le imprese interessate dovranno presentare la propria istanza esclusivamente attraverso una piattaforma informatica dedicata predisposta da Invitalia.

L’iter prevede un passaggio fondamentale: entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto (quindi entro metà aprile 2026), la direzione generale del ministero del Turismo emanerà l’avviso pubblico ufficiale. Questo documento disciplinerà nel dettaglio le modalità di presentazione delle domande, i termini di apertura dello sportello e la documentazione tecnica necessaria.

Autore
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Giovanni Emmi

Dottore Commercialista

Commercialista dal 🧗🏾‍♀️secondo millennio, innovatore professionale nel terzo millennio🏃🏾‍♂️. Il futuro della professione del commercialista nel mio ultimo libro "dalla società alla rete tra professionisti".

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