Il ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha annunciato l’arrivo di un decreto correttivo destinato a ritoccare, in corso d’opera, la legge di Bilancio o manovra 2026. Le modifiche previste, in particolare, riguardano il rinvio della tassa sui pacchi, il calcolo dell’IVA per i contratti aziendali e le condizioni di accesso all’iperammortamento per chi investe in nuovi macchinari.
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Modifiche alla manovra 2026: perché slitta la tassa sui pacchi
Se la tassa sulle micro-spedizioni extra-UE fosse scattata il 15 marzo 2026 come previsto, l’Agenzia delle dogane si sarebbe trovata a dover tracciare milioni di nuovi micropagamenti ogni giorno, mandando in tilt sistemi informatici non ancora pronti per questo enorme carico di traffico. Il rinvio al 30 giugno è quindi dovuto, prima di tutto, alla necessità di un adeguamento tecnologico, per scongiurare il blocco totale delle consegne e-commerce su tutto il territorio nazionale. Inoltre, la proroga nasce anche dalla necessità di allineare l’Italia alle future decisioni dell’Unione europea. Il Consiglio UE ha già deliberato che, a partire dal 1° luglio 2026, scatterà un dazio europeo unificato di 3 euro per tutti gli Stati membri. Sospendere l’imposta nazionale italiana di 2 euro serve proprio a evitare un aggravio ingiustificato di costi, derivante dalla sovrapposizione di due norme (nazionale ed europea) che hanno lo stesso scopo.
Base imponibile IVA su permute e scambi: cosa cambia per le imprese
Il secondo chiarimento del MEF, integrato nel decreto correttivo, riguarda le nuove regole introdotte dalla manovra 2026 su come calcolare la base su cui si paga l’IVA (l’imponibile) quando due aziende fanno una permuta o uno scambio di beni e servizi. In questo caso, la legge stabilisce di calcolare l’IVA sul totale dei costi sostenuti, ma il ministero ha specificato che questa nuova regola vale solo per i contratti firmati o rinnovati a partire dal 1° gennaio 2026.
Questo significa che tutti gli accordi presi prima di questa data sono salvi e continueranno a seguire le vecchie regole (il cosiddetto criterio del valore normale). Così facendo lo Stato tutela le aziende che avevano già fatto i propri piani aziendali e i propri preventivi basandosi sulle norme precedenti, evitando loro costi imprevisti.
Iperammortamento: stop al vincolo made in UE
Infine, il governo ha deciso di modificare le regole sull’iperammortamento (la maggiorazione del costo di acquisizione per le imprese che comprano nuovi beni strumentali per modernizzarsi). Nella prima versione della manovra, per ottenere lo sconto fiscale, l’azienda era obbligata a comprare macchinari prodotti esclusivamente in Europa (o nello spazio economico europeo). Questo vincolo geografico, però, è stato del tutto eliminato. Le imprese italiane potranno quindi acquistare le tecnologie valutando le migliori offerte sul mercato globale, ovunque esse siano prodotte, e usufruire comunque dell’agevolazione fiscale.










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it