Sciopero nazionale 9 marzo 2026, non solo sanità e scuola: tutti i settori coinvolti e i servizi a rischio

La settimana si apre con una mobilitazione generale: si prevedono disagi a cascata per l'intera giornata

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Sciopero generale 12 dicembre 2025

Lo sciopero nazionale del 9 marzo, indetto dalle sigle sindacali di base COBAS, CUB, USB E ADL COBAS con l’adesione della FLC CGIL, vede la partecipazione del personale docente e non docente della scuola, delle università, degli enti di ricerca, dell’AFAM e della formazione professionale. Alla protesta si sono uniti anche i lavoratori dei comparti sanità e alcuni della pubblica amministrazione. Sebbene la mobilitazione sia stata confermata per 24 ore e sia di carattere generale, non tutti i servizi subiscono però le medesime interruzioni.

Sciopero 9 marzo 2026: quali i servizi a rischio

Nelle scuole e nelle università l’astensione coinvolge l’intero corpo docente e il personale amministrativo e ausiliario (ATA). Di conseguenza, ad essere sospesa è l’attività didattica, in alcuni casi totalmente in altri parzialmente. La variabilità è legata all’adesione individuale nei singoli istituti.

Sul fronte della sanità, i disagi riguardano principalmente le prestazioni ambulatoriali, le visite specialistiche programmate e le attività amministrative presso le ASL. Lo stop coinvolge diverse figure professionali, tra cui: veterinari, infermieri e ostetriche, operatori socio-sanitari (OSS), personale della riabilitazione. Tuttavia, nonostante l’ampia adesione, il diritto alla salute viene tutelato attraverso l’erogazione dei servizi minimi essenziali previsti dalla normativa vigente. I servizi di pronto soccorso, le terapie intensive, la dialisi e tutti gli interventi d’urgenza restano infatti pienamente operativi per garantire la sicurezza dei pazienti.

Infine, negli uffici comunali, agli sportelli dell’anagrafe e nelle sedi ministeriali si possono verificare rallentamenti nell’evasione delle pratiche e nella risposta all’utenza. E all’astensione prendono parte anche i vigili del fuoco, nella fascia oraria compresa tra le 9 e le 13, ma sempre garantendo – anche in questo caso – il soccorso tecnico urgente per far fronte a eventuali emergenze sul territorio. Si tratta in questo caso del personale turnista, mentre per il personale giornaliero l’astensione riguarda l’intera giornata, sempre fatti salvi i servizi minimi.

Nessuno stop per i trasporti

Come confermato dalla Commissione di garanzia, il settore dei trasporti è stato escluso. Di conseguenza, la rete ferroviaria (Trenitalia e Italo), i voli aerei e il trasporto pubblico locale nelle principali aree metropolitane, come Roma e Milano, non registrano interruzioni, permettendo il regolare flusso dei pendolari e dei viaggiatori. Alcuni disagi, invece, potrebbero esserci nei giorni a seguire.

I motivi della protesta

Secondo quanto dichiarato dai sindacati, la mobilitazione mira a denunciare il persistente divario salariale di genere (gender pay gap) e l’incidenza del lavoro precario che colpisce in misura predominante la forza lavoro femminile. L’obiettivo è riaffermare il diritto all’autodeterminazione e contrastare le discriminazioni strutturali che ancora caratterizzano il mercato del lavoro italiano. Viene contestato inoltre l’aumento degli investimenti militari a scapito del welfare e si richiedono maggiori tutele e investimenti per la salute dei lavoratori.

Una delle motivazioni più forti riguarda l’insufficienza dei servizi pubblici (asili nido, assistenza anziani). Secondo i dati diffusi dall’Unione sindacale di base (USB), circa 60.000 madri ogni anno si vedono costrette a lasciare l’impiego per l’impossibilità di conciliare vita privata e professionale. Il lavoro di cura, non retribuito e quasi interamente a carico delle donne, viene indicato come un freno alla crescita economica e all’autodeterminazione.

Nel comparto scuola e università, inoltre, i rappresentanti dei lavoratori rivendicano l’introduzione strutturale dell’educazione sessuale e affettiva nei programmi didattici per contrastare la cultura della violenza e le discriminazioni. Infine, viene contestato anche il taglio delle risorse destinate all’istruzione pubblica e l’ipotesi di militarizzazione degli istituti.

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