L’INPS ha reso note le aliquote 2026 per i lavoratori tenuti a versare i propri contributi alla Gestione separata. L’Istituto ha pubblicato i coefficienti contributivi, ma anche i minimali e i massimali di reddito per l’esercizio in corso. In particolare, i parametri economici per il calcolo della contribuzione sono stati adeguati all’indice di inflazione, definendo nuovi limiti per la copertura previdenziale e per il prelievo massimo.
Indice
Cos’è la Gestione separata INPS
Parlando di Gestione separata INPS ci si riferisce ad un fondo previdenziale gestito direttamente dall’Istituto e rivolto alle partite IVA. Viene finanziato con i contributi IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti) versati da parte dei suoi iscritti, al fine di determinare il futuro importo per le diverse forme pensionistiche previste dall’ordinamento italiano. Il fondo è stato istituito con la legge n. 335/95, conosciuta come legge Dini, con il fine di riunire i versamenti di una categoria di lavoratori che non rientrano nelle casse previdenziali legate agli ordini professionali.
Come funziona
Il sistema si basa sulla ripartizione, ovvero: i contributi che i lavoratori e le imprese versano oggi non vengono accantonati, ma sono utilizzati immediatamente dall’Istituto per pagare le pensioni di chi è già a riposo. È, di fatto, un patto tra generazioni in cui chi lavora sostiene chi ha smesso di farlo. Tuttavia, anche se i soldi vengono spesi subito, l’INPS tiene traccia di quanto ogni lavoratore ha versato per calcolare la pensione futura (tramite il metodo contributivo). L’importo finale infatti dipende esclusivamente da quanto è stato versato durante l’intera carriera, ma poiché questi soldi non vengono investiti in borsa o nei mercati finanziari (come avviene invece nei fondi privati), il loro valore viene aggiornato ogni anno in base all’andamento dell’economia italiana, ovvero la variazione del prodotto interno lordo (PIL).
Aliquote 2026
Per l’anno 2026, le aliquote della Gestione separata INPS sono state confermate dalla circolare n. 8 del 3 febbraio 2026. Le percentuali variano in base alla tipologia di attività svolta e all’eventuale presenza di altre coperture previdenziali o pensioni. Per i professionisti non iscritti ad altre casse e non pensionati, l’aliquota totale è del 26,07%. Per chi ha contratti di collaborazione, se si tratta di soggetti senza tutela DIS-COLL, l’aliquota è del 33,72%, mentre sale al 35,03% se si tratta di lavoratori che hanno diritto alla disoccupazione (la quota è maggiore infatti perché include il 33% per la pensione, lo 0,72% per le prestazioni minori e l’1,31% per l’indennità di disoccupazione DIS-COLL).
Infine, per tutti coloro che sono già iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria (es. dipendenti o iscritti a casse professionali) o che sono già titolari di pensione, l’aliquota è ridotta al 24%.
| Categoria di lavoratore | Aliquota |
| Professionisti P.IVA (senza altra cassa/pensione) | 26,07% |
| Collaboratori/amministratori (con DIS-COLL) | 35,03% |
| Collaboratori/amministratori (senza DIS-COLL) | 33,72% |
| Soggetti pensionati o con altra cassa | 24% |
Minimali e massimali
Per il 2026, la soglia massima di reddito su cui calcolare i contributi è fissata a 122.295 euro. Questo vuol dire che se i guadagni superano questa cifra, sulla parte eccedente, non è dovuto alcun versamento all’INPS. Di conseguenza, però, i redditi che vanno oltre questo limite non vengono conteggiati per aumentare l’importo della futura pensione. Esiste poi un valore minimo, stabilito per il 2026 in 18.808 euro, che è necessario raggiungere per vedersi riconosciuto un intero anno di contributi (ovvero 12 mesi di anzianità previdenziale). Se invece il reddito è inferiore, l’INPS non annulla i versamenti, ma riduce proporzionalmente i mesi accreditati. Se il reddito annuo è pari o superiore a questa cifra, l’anno è considerato pieno ai fini del calcolo del momento in cui si potrà andare in pensione.
Chi ha l’obbligo di iscrizione
Come confermato dalla circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026, sono tenuti a iscriversi tutti i lavoratori autonomi titolari di partita IVA che esercitano attività per le quali non è prevista una cassa previdenziale autonoma (come ad esempio web designer, consulenti di marketing, amministratori di sostegno). Recentemente l’obbligo è stato ribadito anche per quegli artisti e professionisti iscritti ad albi che non hanno una propria gestione pensionistica.
A questi si aggiungono i collaboratori e le figure assimilate (ovvero i parasubordinati), cui reddito è equiparato a quello da lavoro dipendente. Per i lavoratori occasionali l’obbligo scatta solo se il loro reddito annuo lordo supera i 5.000 euro.
Infine, con le recenti riforme, devono iscriversi: gli addetti al controllo delle corse ippiche (categoria inserita stabilmente dal 1° gennaio 2025 e confermata nei parametri 2026); i lavoratori del settore sportivo dilettantistico (collaboratori e professionisti), con agevolazioni sulla base imponibile fissata al 50% fino al 2027; i magistrati onorari (contingente a esaurimento non esclusivisti).
Come iscriversi
L’iscrizione non è automatica con l’apertura della partita IVA o l’inizio di un contratto di collaborazione. Il lavoratore deve inoltrare telematicamente la domanda di iscrizione all’INPS tramite il portale dell’Istituto o avvalendosi di un intermediario. La mancata iscrizione può comportare sanzioni in fase di accertamento, anche se i contributi sono stati regolarmente versati.
Rivalsa e ripartizione contributo
Anche il carico contributivo varia a seconda della tipologia di lavoratore. Infatti, il contributo è totalmente a carico del lavoratore se questo rientra tra i liberi professionisti con partita IVA. Tuttavia, è concessa la facoltà di addebitare in fattura al cliente una rivalsa del 4%. Nel caso di collaboratori e altre figure, il contributo è invece ripartito per 2/3 a carico del committente e per 1/3 a carico del collaboratore. L’azienda ha l’obbligo di trattenere la quota del lavoratore dal compenso e versare l’intera somma all’INPS tramite modello F24.
Si precisa, a tal proposito, che la rivalsa per i professionisti è una facoltà lorda in fattura, mentre la ripartizione 2/3 e 1/3 per i collaboratori è un obbligo di legge.
Gestione separata INPS e pensione
I versamenti eseguiti sul fondo della gestione separata INPS sono finalizzati al raggiungimento di quei requisiti di età e contributivi necessari per ottenere la pensione. Nel caso in cui vengano effettuati versamenti su diversi fondi previdenziali, solitamente è possibile riunire le quote cumulate in un’unica posizione previdenziale tramite l’istituto del cumulo contributivo (disciplinato dalla legge 228/2012) o la totalizzazione.
Prestazioni e tutele garantite
Oltre alla pensione di vecchiaia, anticipata o di invalidità, la Gestione separata eroga altre prestazioni assistenziali – finanziate da una specifica aliquota aggiuntiva (pari allo 0,72% per il 2026, come indicato nella circolare INPS n. 8/2026) – che includono l’indennità di maternità e paternità e quella per malattia e degenza ospedaliera erogata in caso di eventi che impediscono lo svolgimento dell’attività lavorativa.














Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it