Il sogno canadese cambia volto. Dopo anni di accoglienza record, il governo di Ottawa ha ufficializzato la svolta restrittiva per il 2026: il target di nuovi residenti permanenti crolla a 380.000 unità, segnando un netto -25% rispetto alle proiezioni del biennio precedente (rispettivamente a 395.000 nel 2025 e ai livelli record di oltre 480–490 000 del 2024). Per gli italiani che guardano oltreoceano, la sfida si fa più tecnica. Se da un lato l’accordo bilaterale sulla mobilità giovanile resta un corridoio privilegiato per gli under 35 (con circa 2.000 posti riservati), dall’altro il sistema a punti dell’Express entry è diventato spietato.
Oggi, senza un’esperienza lavorativa locale di almeno 12 mesi o una specializzazione certificata in sanità o transizione energetica, le probabilità di successo rasentano lo zero.
Indice
- Lavorare in Canada resta un’opportunità, ma non per tutti
- Requisiti e visti in Canada: la “cassetta degli attrezzi” per l’espatrio
- Lavorare in Canada, i settori dove il visto è (quasi) garantito
- Lavorare in Canada come massofisioterapista: la storia di un libero professionista italiano a Toronto
- Quanto si guadagna davvero in Canada nel 2026? Gli stipendi
- Lavoro in Canada 2026: come funzionano fisco, sanità e previdenza
Lavorare in Canada resta un’opportunità, ma non per tutti
Con una disoccupazione che ha toccato il 6,5%, il Canada sta dando priorità assoluta alla protezione del mercato interno, limitando drasticamente i visti temporanei al 5% della popolazione totale, obiettivo fissato entro il 2027.
La nuova era dell’immigrazione canadese post 2025 punta sulla massima pianificazione. Il Paese continua a offrire stipendi e qualità della vita ai vertici mondiali ma solo per chi possiede competenze specialistiche ed è disposto a investire tempo nella burocrazia linguistica e accademica. Chi punta al trasferimento nel 2026 deve guardare alla totalizzazione dei contributi Italia-Canada (grazie alla convenzione INPS) e alle “nomination” provinciali, gli unici strumenti rimasti per bypassare i tagli federali.
Requisiti e visti in Canada: la “cassetta degli attrezzi” per l’espatrio
Acquistare un biglietto aereo e partire per trasferirsi in Canada, può far ottenere al massimo l’eTA (Electronic Travel Authorization) – che permette agli italiani di entrare come turisti per sei mesi – ma è bene chiarire che svolgere qualsiasi attività lavorativa con questo permesso è illegale e comporta l’espulsione immediata. Per lavorare servono i work permits, che nel 2026 sono diventati più rigorosi per proteggere il mercato interno e si dividono in due categorie:
- permesso aperto (open work permit). Permette di lavorare per qualunque datore di lavoro e in qualsiasi provincia. La via principale per ottenerlo resta il programma International experience Canada (IEC) con il working holiday visa destinato agli under 35, o il permesso post-laurea per chi ha studiato in un college canadese o, al massimo, l’open work permit per coniuge/partner di qualcuno che sta studiando o lavorando in Canada;
- permesso chiuso (employer-specific), vincolato a un singolo datore di lavoro. Per ottenerlo, l’azienda canadese deve solitamente dimostrare, tramite la LMIA (Labour market impact assessment), di non aver trovato cittadini canadesi idonei per quel ruolo. Tuttavia, ci sono anche permessi specifici del datore di lavoro esenti da LMIA, concessi nell’ambito del International mobility program (IMP) (ad esempio trasferimenti intra‑aziendali, accordi commerciali internazionali, alcuni programmi IEC che non sono open).
I permessi per trasferimenti a lungo termine: Express entry e PNP
Per chi punta alla permanenza a lungo termine, sono queste le due principali strade da percorrere:
- la piattaforma Express entry, che rimane il motore principale, ma con una novità. Adesso, infatti non basta più un punteggio alto generico. Il sistema ora premia i candidati tramite i “ategory-based draws” (estrazioni per categoria), favorendo chi ha competenze in sanità, STEM, trasporti e agricoltura, ma anche altre categorie attive ufficialmente elencate dall’IRCC nelle ministerial instructions recenti;
- i Provincial nominee programs (PNP), ormai il vero grimaldello per l’ingresso. Se una provincia come l’Ontario o il British Columbia ha bisogno di una specifica professionalità, può “nominare il candidato”, garantendo quasi automaticamente i punti necessari per la residenza permanente. Ad esempio, se il candidato ottiene +600 punti CRS – che di fatto garantiscono quasi sempre l’invito a presentare domanda di PR tramite Express entry – la nomination può provenire da stream basati su esperienza lavorativa, offerta di lavoro, studi, o settori particolari della provincia stessa.
I tre pilastri dell’idoneità
Oltre al visto, la burocrazia canadese richiede tre requisiti non negoziabili:
- certificazione linguistica. Serve un test ufficiale (IELTS/CELPIP per l’inglese, TEF/TCF per il francese) con risultati eccellenti per scalare le graduatorie. Per un italiano, certificare un livello B2 in francese (oltre all’inglese) può valere fino a 50 punti extra nel sistema a punti;
- valutazione dei titoli (ECA). Le lauree italiane devono essere “tradotte” nel sistema canadese da enti come il WES per stabilirne l’equivalenza;
- ordini professionali. Per medici e ingegneri il percorso è più lungo. Bisogna iscriversi agli albi provinciali (es. Professional engineers Ontario), un processo che può richiedere esami integrativi e mesi di attesa.
Lavorare in Canada, i settori dove il visto è (quasi) garantito
Nonostante la stretta generale, il Canada non può permettersi di chiudere le porte a tutti. Esiste una lista di professioni che godono di corsie preferenziali nei sorteggi dell’Express entry. Se la propria professione rientra in queste categorie, il taglio del 25% dei visti si può bypassare, perché significa che ce n’è bisogno per far funzionare il Paese.
La priorità assoluta per il 2026 va alla sanità (mancano oltre 100.000 operatori) e alle STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), con un nuovo focus sulla transizione energetica ed altre categorie ufficialmente elencate dall’IRCC nelle Ministerial instructions.
Lavorare in Canada come massofisioterapista: la storia di un libero professionista italiano a Toronto
Nel 2022, a soli 22 anni, Giuseppe Bartolomeo, libero professionista massoterapista, decide di lasciare l’Italia per trasferirsi a Toronto, spinto dalla voglia di mettersi alla prova all’estero e dalla presenza di alcuni parenti in Canada.
“Sono partito perché avevo parenti a Toronto e volevo vivere un’esperienza internazionale, migliorare l’inglese e provare a lavorare come massofisioterapista. Partivo pieno di entusiasmo, ma senza essermi informato mio malgrado sul riconoscimento del titolo o altre formalità. Pensavo che, essendo laureato e già operativo in Italia, sarebbe stato relativamente semplice inserirmi – racconta a Partitaiva.it -. E invece mi sono subito reso conto che, anche per lavori non qualificati, come cameriere o aiuto cucina, servivano referenze scritte, lettere di raccomandazione e in alcuni casi certificazioni specifiche, come il Food handler certificate, obbligatorio in Ontario per chi lavora nella ristorazione. Inoltre, i datori di lavoro chiedevano spesso una Canadian experience, cioè un’esperienza lavorativa maturata direttamente in Canada, che io però non avevo.”
Dopo i primi mesi, Giuseppe Bartolomeo ha iniziato ad approfondire i requisiti per esercitare la professione sanitaria in Canada, scoprendo una realtà più complessa del previsto. “Ho scoperto che in Canada la fisioterapia è una professione regolamentata – continua -. Per lavorare legalmente serve il riconoscimento del titolo tramite la Canadian alliance of physiotherapy regulators (CAPR), sostenere un esame professionale e iscriversi all’ordine provinciale. Il processo richiede documenti tradotti e autenticati, ore di tirocinio certificate e un test linguistico come IELTS o CELPIP. È una trafila lunga e costosa, che può durare mesi o anni”.
Il ritorno in Italia
Giuseppe Bartolomeo ha poi deciso di rientrare in Italia. “È stata un’esperienza molto formativa, sotto il profilo umano e personale. Vivere a Toronto mi ha dato apertura mentale, autonomia e un inglese fluente. Però il costo della vita era elevato: nel 2022 un monolocale in affitto in città superava facilmente i 1.800–2.000 dollari canadesi al mese, senza contare assicurazione sanitaria privata iniziale, trasporti e spese quotidiane”.
In parallelo, in Italia aveva iniziato a ricevere nuove opportunità professionali, soprattutto in ambito privato e sportivo. A quel punto, ha fatto una valutazione: per ottenere l’abilitazione completa in Canada sarebbero serviti ancora tempo e denaro, senza garanzia immediata di stabilità. “Sono tornato in Italia dopo circa un anno e mezzo. Non considero il Canada un errore, ma una lezione importante: partire sì, ma solo dopo essersi informati bene su riconoscimento del titolo, requisiti linguistici, documenti e sostenibilità economica dei primi mesi. L’opportunità è concreta, ma va pianificata con grande attenzione.”
Quanto si guadagna davvero in Canada nel 2026? Gli stipendi
Parlare di stipendio medio in un Paese vasto come il Canada può essere fuorviante ma i dati di inizio 2026 mettono comunque in evidenza una media nazionale si è assestata intorno ai 65.000-72.000 CAD lordi annui. Tradotto per un lavoratore italiano, stiamo parlando di una forchetta che va dai 40.000 ai 44.500 euro.
Nelle province “motore” come l’Ontario e l’Alberta, la media sale sensibilmente, superando spesso i 75.000 CAD (46.500 euro). Al contrario, nelle province atlantiche o nel Quebec rurale, gli stipendi sono più contenuti, sebbene compensati da un costo della vita (e degli affitti) decisamente più sostenibile rispetto a Toronto o Vancouver.
| Settore | Ruoli “scudati” (alta domanda) | Stipendio medio (CAD) | Stipendio medio (EUR) |
| Sanità | Medici, infermieri, farmacisti | 85.000 – 160.000+ | 52.700 – 99.200+ |
| IT & AI | AI specialist, cybersecurity, Dev | 95.000 – 145.000 | 58.900 – 89.900 |
| Ingegneria | Civile, Elettrica, Meccanica | 85.000 – 125.000 | 52.700 – 77.500 |
| Green economy | Tecnici rinnovabili, idrogeno | 75.000 – 115.000 | 46.500 – 71.300 |
| Costruzioni | Project manager, operai specializzati | 65.000 – 105.000 | 40.300 – 65.100 |
Il divario tra generalisti e specialisti: gli aumenti dei salari nel 2026
La vera notizia del 2026 non è lo stipendio medio, ma il balzo salariale dei settori ad alta domanda. Per esempio:
- un software developer senior non scende sotto i 120.000-145.000 CAD (74.000-90.000 euro), con punte che superano i 170.000 CAD per esperti di intelligenza artificiale e cybersecurity;
- un infermiere specializzato (registered nurse) guadagna mediamente 103.000 CAD (64.000 eurc), ma grazie ai bonus di ricollocamento nelle aree remote, il pacchetto totale può lievitare del 20%;
- nel settore dell’ingegneria e delle costruzioni, un project manager esperto in grandi infrastrutture viaggia su una media di 95.000 CAD (59.000 euro), con una crescita costante legata ai nuovi piani di edilizia abitativa federale.
Con l’euro che si mantiene stabile rispetto al dollaro canadese, il potere d’acquisto per chi arriva dall’Italia resta vantaggioso, a patto di saper gestire la pressione fiscale provinciale (che varia tra il 20% e il 30% circa a seconda del reddito).
Lavoro in Canada 2026: come funzionano fisco, sanità e previdenza
La residenza fiscale scatta superati i 183 giorni di permanenza (o stabilendo legami significativi come l’affitto di una casa). In tal caso, si diventa soggetti alla tassazione canadese sul World income, obbligando a dichiarare al fisco locale (CRA) anche redditi o proprietà in Italia. Per evitare la doppia tassazione, è necessario iscriversi all’AIRE e sfruttare la convenzione bilaterale, la quale garantisce anche la totalizzazione dei contributi, per cui gli anni di lavoro INPS si sommano a quelli canadesi per il calcolo della pensione.
Sul fronte sanitario, bisogna prestare attenzione al cosiddetto periodo di carenza. In alcune province come l’Ontario, la copertura pubblica scatta solo dopo 3 mesi, rendendo indispensabile un’assicurazione privata per i primi 90 giorni.










Natalia Piemontese
Giornalista