Prezzi benzina e diesel in aumento, superata la soglia critica: dove costa di più fare il pieno

I dati rilevati nella mattinata del 27 febbraio 2026 evidenziano un trend di crescita per i prezzi dei carburanti

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Nuova serie di rialzi per i prezzi di benzina e diesel, spinti verso l’alto da un’improvvisa accelerazione delle quotazioni internazionali del comparto energetico. Secondo le ultime rilevazioni, in alcuni casi la soglia dei due euro al litro è stata nuovamente superata, con le compagnie petrolifere che hanno prontamente adeguato le tariffe ai distributori.

Di quanto sono aumentati i prezzi di benzina e diesel

In base ai dati aggiornati al 27 febbraio 2026, il prezzo medio della benzina è cresciuto di 2 millesimi, arrivando a 1,670 euro/litro in modalità self service e a 1,810 euro/litro nel servito. Il rincaro è stato invece più marcato per il gasolio (diesel), aumentato di 2 millesimi al self service e di 3 millesimi al servito e salito al prezzo di 1,720 euro/litro al self service e di 1,858 euro/litro al servito.

Tipologia CarburanteModalitàPrezzo medio (euro/litro)Variazione (rincaro)
BenzinaSelf service1,670+2 millesimi
BenzinaServito1,810+2 millesimi
Gasolio (Diesel)Self service1,720+2 millesimi
Gasolio (Diesel)Servito1,858+3 millesimi

Rincari maggiori in autostrada

I rincari registrati sulla rete autostradale, nella stessa data, sono più elevati. Il gasolio (diesel), in particolare, registra il rialzo maggiore. Se in modalità self service il prezzo medio si attesta a 1,822 euro/litro, per chi sceglie il servizio assistito quest’ultimo sale a 2,081 euro/litro. Anche per la benzina la situazione è analoga. Il rifornimento in modalità fai da te costa mediamente 1,774 euro/litro, mentre per il servito il prezzo sale a 2,035 euro/litro.

Tipologia CarburanteSelf service (euro/litro)Servito (euro/litro)
Gasolio (Diesel)1,822 euro2,081 euro
Benzina1,774 euro2,035 euro

Perché i prezzi di benzina e diesel continuano ad aumentare

Il driver principale del rincaro è l’aumento delle quotazioni del brent e del WTI, i due principali benchmark del petrolio greggio. Le tensioni persistenti nelle aree di estrazione e lungo le rotte commerciali marittime hanno ridotto la propensione al rischio dei mercati, spingendo gli investitori a scommettere su un rialzo dei prezzi. Quando il costo del barile sale, le compagnie petrolifere adeguano quasi istantaneamente i prezzi dei prodotti raffinati.

Oltre al costo della materia prima, incidono i margini di raffinazione. Nel corso dell’ultimo mese, diverse raffinerie europee hanno avviato cicli di manutenzione programmata, riducendo temporaneamente l’offerta di prodotto finito sul mercato. A questo si aggiunge la forza del dollaro statunitense. Poiché il petrolio viene scambiato in valuta americana, un euro più debole rende l’importazione di energia più costosa per i paesi dell’Eurozona.

Infine, bisogna considerare la componente fiscale. Secondo i dati del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (MASE) relativi ai costi medi energetici, oltre il 55-60% del prezzo della benzina e del diesel è composto da accise e IVA. Questa struttura rende il prezzo al consumo particolarmente rigido verso il basso, poiché anche a fronte di lievi cali del costo della materia prima, le tasse restano fisse in valore assoluto (accise) o proporzionali (IVA).

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