Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, ha approvato il nuovo testo unico della finanza (TUF), che riscrive le regole e introduce un nuovo sistema sanzionatorio per chi opera nei mercati finanziari. Le novità interessano le società e gli enti – come banche, imprese di investimento e società di gestione del risparmio – ma riguardano anche le persone fisiche e, in generale, chiunque gestisca capitali.
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Testo unico finanza: come cambiano le sanzioni
Per le società quotate, il TUF prevede l’applicazione di multe – a partire da un minimo di 5.000 euro e fino a 10 milioni di euro – per chi non rispetta gli obblighi di trasparenza (o non lo fa correttamente) in caso di operazioni societarie straordinarie, bilanci o partecipazioni rilevanti. Se però il 5% del fatturato annuo dell’azienda supera i 10 milioni, la sanzione può essere innalzata fino a quella soglia percentuale.
Anche i singoli individui rischiano in prima persona. Infatti, vengono introdotte sanzioni per gli esponenti aziendali (ovvero chi investe in capitali e chi deve vigilare che tutto avvenga correttamente, come amministratori e direttori), che vanno da 5.000 euro a un massimo di 2 milioni di euro. Per le società quotate che dimenticano comunicazioni importanti, invece, la soglia minima di punizione sale a 10.000 euro.
Sul fronte patrimoniale, resta confermata la confisca, ma viene circoscritta al solo profitto effettivamente derivato dalla violazione (fino ad ora invece la legge permetteva di confiscare sia il prodotto che il profitto del reato). In questo modo sono stati recepiti gli orientamenti della Corte costituzionale, per evitare che l’intervento diventi una punizione sproporzionata. Rimane però la confisca tramite ingiunzione di pagamento, con la possibilità di ricorrere alla confisca per equivalente qualora manchino disponibilità liquide sufficienti.
Obblighi di trasparenza e comunicazioni prescritte
Gli adempimenti a cui si riferisce il TUF, che le società quotate e gli intermediari devono rispettare per garantire che il mercato sia equo e che i risparmiatori siano informati, sono diversi. Prima di tutto, le società hanno il dovere di comunicare al pubblico le cosiddette informazioni privilegiate. Si tratta di notizie che riguardano direttamente la società (come una fusione, un cambio al vertice o un bilancio inaspettato) e che, se rese pubbliche, potrebbero influenzare sensibilmente il prezzo delle azioni.
La normativa prevede anche che chiunque acquisti una quota di una società quotata (solitamente sopra la soglia del 3%, o del 5% per le piccole imprese) deve dichiararlo ufficialmente. Se un azionista nasconde la sua scalata o non comunica correttamente la sua quota, scattano le multe.
Queste informazioni devono essere diffuse tempestivamente e in modo simultaneo attraverso canali ufficiali, affinché raggiungano tutti i risparmiatori e gli investitori contemporaneamente. L’emittente deve comunicare le stesse anche alla CONSOB (Commissione nazionale per le società e la borsa, in quanto autorità di vigilanza) e a una società di gestione del mercato (ad esempio Borsa Italiana, per consentire la corretta gestione delle negoziazioni sui titoli interessati dalla notizia). L’obbligo di comunicazione al mercato serve a evitare l’insider trading e a permettere a tutti di investire sulle stesse basi informative.
Il patteggiamento per avere lo sconto sulla multa
In caso di contestazioni, da parte di CONSOB o Banca d’Italia, il nuovo decreto ha introdotto la possibilità di patteggiamento, per l’applicazione concordata della sanzione (settlement). Questa procedura consente di chiudere la disputa in tempi brevi, attraverso un accordo con le autorità che prevede uno sconto della multa pari a un terzo. In cambio, però, il soggetto deve impegnarsi concretamente a rimediare all’errore e, soprattutto, a risarcire gli investitori che hanno subito un danno.
Con le nuove regole, inoltre, è prevista la facoltà di non avviare nemmeno il procedimento sanzionatorio se la condotta non ha danneggiato nessuno o non ha alterato la trasparenza del mercato. In questi casi, l’autorità potrà limitarsi a inviare un richiamo per correggere il comportamento senza ingolfare gli uffici e i tribunali con pratiche inutili.
Cambiano le modalità di indagine
La riforma punta anche a una standardizzazione del procedimento sanzionatorio. In passato, le procedure potevano variare a seconda del tipo di infrazione, mentre ora il legislatore ha deciso di usare un unico modello per tutti, che prevede un contraddittorio e la conoscenza degli atti istruttori. L’autorità non può quindi decidere una sanzione basandosi solo sulle proprie accuse senza dare all’interessato la possibilità di difendersi.
Al contrario, la persona o la società indagata ha il diritto di presentare memorie scritte, documenti e deduzioni per spiegare la propria versione dei fatti e di essere a piena conoscenza di tutti i documenti raccolti durante la fase di istruttoria. Non possono esserci prove segrete usate per decidere la sanzione. Chi è sotto indagine può visionare ed estrarre copia di tutti gli atti che lo riguardano, garantendo parità di condizioni tra chi controlla e chi è controllato.
Per questi procedimenti, sono distinte le funzioni istruttorie da quelle decisorie. Ovvero chi indaga (raccoglie prove, interroga i testimoni, analizza i conti) deve essere un ufficio, o un gruppo di persone, diverso da chi decide la sanzione finale.
Whistleblowing potenziato
Il nuovo testo unico della Finanza conferma infine la tutela del whistleblowing, lo strumento che permette a un dipendente o a un collaboratore di segnalare in modo protetto eventuali illeciti scoperti all’interno della propria organizzazione. Pertanto, chi segnala irregolarità dall’interno di un’azienda rimarrà anonimo e sarà protetto da eventuali ritorsioni o licenziamenti. Qualora un’azienda provasse ad allontanare un dipendente dopo una segnalazione, l’onere della prova spetterebbe all’azienda stessa. Questa deve cioè dimostrare che la decisione non ha nulla a che fare con la denuncia.
A differenza che in passato, il sistema viene però potenziato. Infatti, il Consiglio dei ministri ha dato l’ok alla possibilità di scambio delle informazioni raccolte tramite whistleblowing tra Banca d’Italia e CONSOB, per assicurare che l’azione di controllo sia unitaria e tempestiva.














Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it