Secondo i dati provvisori pubblicati dall’ISTAT il 17 marzo 2026, relativi a febbraio 2026, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) ha registrato un incremento su base mensile e annua. L’inflazione sta crescendo a un ritmo più sostenuto rispetto al mese precedente e, se si fa un paragone con lo stesso periodo dell’anno scorso, l’analisi rivela un aumento dei costi più marcato per alcuni comparti che in altri.
Indice
Prezzi dei servizi e cibo in aumento: cosa costa di più
I rincari più evidenti colpiscono soprattutto il tempo libero e la tavola dei prodotti freschi. I servizi ricreativi e per la cura della persona hanno registrato un +4,9%, ma anche spostarsi e viaggiare costa di più, poiché i prezzi del comparto trasporti passati dal +0,7% di gennaio al +2,9% di febbraio.
Se andare al cinema, a un concerto, in palestra o dal parrucchiere costa di più rispetto a un anno fa, anche andare al supermercato richiede una spesa maggiore. Infatti, mentre i prodotti confezionati (come pasta o scatolame) aumentano a un ritmo decelerato (passando da +1,9% a +1,4%), i cibi non lavorati – come frutta, verdura, carne o pesce fresco – sono diventati più cari del 3,4% negli ultimi dodici mesi. Mentre i prezzi dei tabacchi sono saliti di oltre il 3% in appena trenta giorni.
Un’economia a due velocità: beni VS servizi
L’aspetto più evidente del report è la spaccatura tra ciò che compriamo fisicamente e ciò che paghiamo come prestazione. Da un lato, i prezzi dei beni restano in territorio negativo (sono scesi cioè dello 0,2%), quasi a suggerire una stagnazione della produzione industriale. Dall’altro, i prezzi dei servizi in generale corrono velocemente, passando da una crescita del 2,5% a una del 3,6%.
Questa forbice tra beni e servizi si è allargata fino a raggiungere i 3,8 punti percentuali, un divario che racconta molto sulle attuali abitudini di consumo degli italiani: si spende meno per gli oggetti e molto di più per le esperienze e le necessità quotidiane di mobilità.
Inflazione in Italia, i dati ISTAT
Dopo un inizio d’anno sottotono, anche l’inflazione torna ad accelerare, registrando l’1,5% su base annua (rispetto al +1% di gennaio). Sebbene il dato sia leggermente inferiore alle stime preliminari, che ipotizzavano un +1,6%, il balzo mensile dello 0,7% segnala una vivacità dei listini che non può essere ignorata.
Attenzione merita anche l’inflazione di fondo (quella calcolata al netto di energia e alimentari freschi, beni i cui prezzi variano troppo velocemente), che secondo le stime ISTAT è risalita dal 1,7% al 2,4%. Questo significa che la spinta all’aumento dei prezzi non è più legata a shock temporanei o esterni, ma si sta consolidando nel motore interno del sistema economico, influenzando i servizi e i prodotti trasformati.
Scendono i beni energetici
A bilanciare la risalita dei prezzi nel settore alimentare e dei servizi interviene la flessione dei beni energetici. Se l’inflazione generale resta ancora ferma all’1,5% e non supera la soglia del 2%, il merito è quasi interamente del settore energetico. I prezzi di luce e gas continuano a scendere in modo consistente: l’energia regolamentata segna un -11,6% e quella non regolamentata un -6,2%. Questo calo funge da vero e proprio ammortizzatore, compensando i forti aumenti registrati nei servizi e permettendo al cosiddetto “carrello della spesa” (beni alimentari e per la cura della casa) di mantenersi su un più moderato +2,0%.










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it