Controlli sui conti correnti partite IVA: chi rischia e come funzionano le indagini bancarie dell’AdE

L’azione di contrasto all’evasione fiscale si fa sempre più stringente per professionisti e imprese.

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Nuovi controlli effettuati dall’Agenzia delle Entrate sui conti correnti bancari interesseranno le partite IVA. L’obiettivo è quello di individuare redditi non dichiarati attraverso l’analisi di movimenti non giustificati, avvalendosi di specifiche presunzioni legali. Non è cioè più il Fisco a dover dimostrare l’evasione, ma è il cittadino a dover giustificare le proprie operazioni. Alcune delle quali aumentano il rischio di verifiche e accertamenti più di altre.

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Indagini bancarie su partite IVA: come funzionano i controlli

Per il 2026, come si legge nel Piano integrato di attività e organizzazione (PIAO) dell’AdE, il Fisco ha pianificato circa 395.000 controlli basati sull’incrocio di banche dati e algoritmi di intelligenza artificiale gestiti da SOGEI. Nel dettaglio, il nuovo sistema prevede l’utilizzo di software che analizzano la coerenza tra quanto dichiarato e i movimenti reali, confrontando in tempo reale le entrate sul conto con le fatture elettroniche emesse.

La vera novità, però, riguarda la presunzione legale, che autorizza l’Amministrazione finanziaria a considerare reddito qualsiasi accredito, a meno che l’interessato non dimostri che tale somma è già stata tassata alla fonte o è legalmente esclusa dall’imposizione. Di conseguenza, tutti i versamenti e le voci in entrata sul conto corrente (sia di professionisti che di imprese) si presumono ricavi in nero se non giustificati.

Un discorso diverso va fatto invece per le uscite. Queste, se superiori a 1.000 euro al giorno o 5.000 euro al mese, si presumono acquisti in nero finalizzati a produrre ricavi occulti solo per le imprese. Nessuna presunzione invece vige per i liberi professionisti, poiché la Corte Costituzionale ha stabilito che i prelievi in questi casi non possono essere considerati reddito.

Altri fattori di rischio

I controlli scattano anche per chi adotta gli indici sintetici di affidabilità (ISA) e ottiene un voto inferiore a 6. In questo caso il profilo è considerato ad alto rischio e viene inserito con priorità nelle verifiche fiscali programmate dall’Agenzia delle Entrate.

Spesso il controllo è preceduto da una comunicazione in cui il Fisco segnala un’anomalia. Ignorare queste lettere aumenta drasticamente le probabilità di un accertamento bancario formale.

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Come difendersi: la prova analitica

Se l’Agenzia delle Entrate contesta un movimento, l’onere della prova ricade interamente sul contribuente. Per difendersi non bastano affermazioni generiche (ad esempio, spiegare che si trattava di risparmi), ma serve una prova analitica e documentale che abbia data certa e opponibile a terzi, oppure bisogna garantire la tracciabilità totale di ogni operazione. Infatti, riuscire a dimostrare con precisione la provenienza di ogni singolo euro che non fa parte del normale lavoro (ad esempio il rimborso di un prestito da un amico o un regalo dei genitori) permette di bloccare subito il controllo.

La difesa deve riguardare ogni singola operazione contestata. Come ribadito a tal proposito dalla Cassazione (ordinanza n. 34459/2025), la giustificazione deve essere precisa e riferita allo specifico versamento.

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