Dopo i rincari di inizio anno, arriva un nuovo ritocco a rialzo per i prezzi dei tabacchi lavorati in Italia. È scattata infatti da mercoledì 6 maggio 2026 la terza tranche di aumenti prevista dalla legge di Bilancio, che vede un incremento dei prezzi di vendita al pubblico per diverse marche di sigarette, sigari e tabacco trinciato. L’operazione rientra nel piano di adeguamento delle accise e degli oneri fiscali, mirato sia a rimpinguare le casse dello Stato sia a scoraggiare il consumo di tabacco per motivi di salute pubblica.
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Aumento prezzi sigarette, cosa cambia per i fumatori: gli importi
L’incremento non è uniforme per tutti i prodotti, ma si concentra su diversi marchi. Per quanto riguarda le sigarette, aumenti medi si attestano tra i 10 e i 20 centesimi a pacchetto in più. Mentre i sigari rappresentano la categoria più colpita. I prezzi in questo caso salgono a circa 8,00 euro a confezione, ma alcuni prodotti speciali superare i 1.500 euro. Ad esempio, per i Davidoff Royal Release Salomones 10, l’accisa è salita a 31.600 euro al chilo.
Perché i prezzi continuano a salire?
La strategia del governo, delineata nelle ultime manovre finanziarie, prevede una scaletta di aumenti progressivi dei dazi fino al 2026. L’obiettivo è armonizzare la tassazione italiana con la media europea, perché in molti Paesi (come Francia o Regno Unito) i prezzi sono significativamente più alti.
Secondo le stime tecniche, questi micro-aumenti costanti garantiscono un gettito fiscale più stabile rispetto a un unico grande rincaro, che potrebbe invece favorire il mercato del contrabbando.
Impatto sulle casse dello Stato
Secondo le stime fornite da Assoutenti, la manovra fiscale sui tabacchi è destinata a generare un gettito supplementare complessivo di 1,47 miliardi di euro nel triennio considerato. Nel dettaglio, si prevedono entrate extra per 213 milioni di euro nel 2026, 465,8 milioni nel 2027 e 796,9 milioni nel 2028. Attualmente, il comparto dei tabacchi contribuisce complessivamente con circa 15 miliardi di euro annui alle casse statali.
Come verificare i nuovi prezzi
I nuovi listini sono pubblicati sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM). I tabaccai sono tenuti ad aggiornare i prezzi di vendita non appena ricevono la comunicazione ufficiale, motivo per cui i fumatori potrebbero trovare prezzi diversi da una rivendita all’altra nel giro di poche ore.
I prossimi aumenti previsti
Le variazioni di prezzo registrate in questo periodo si inseriscono in una più ampia programmazione fiscale di durata pluriennale, che prevede un incremento graduale delle accise tra il 2026 e il 2028. Tale strategia determina un innalzamento progressivo dei costi per diverse categorie di prodotti legati al tabacco e ai suoi derivati.
Per quanto riguarda le sigarette, l’accisa fissa ha subito un primo aumento nel 2026, come previsto dalla manovra finanziaria, passando dai 29,50 euro del 2025 a 32 euro per ogni 1.000 unità . La progressione continuerà anche nel biennio successivo, con proiezioni fissate a 35,50 euro per il 2027 e a 38,50 euro per il 202.
Il comparto del tabacco trinciato registra un andamento analogo: l’importo minimo per il 2026 è stato fissato a 161,50 euro al chilogrammo, a fronte dei 148,50 euro dell’anno precedente.
Il piano di rincari coinvolge inoltre il settore dei liquidi da inalazione per le sigarette elettroniche. In questo caso, le aliquote per i prodotti contenenti nicotina sono destinate a salire in modo costante, partendo dal 18% stabilito per l’anno in corso, per poi raggiungere il 20% nel 2027 e attestarsi al 22% a decorrere dal 2028.












Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it