Iperammortamento 2026, maxi-deduzioni fino al 220% per le imprese: nuove aliquote e scaglioni

Il nuovo sistema sostituisce definitivamente i crediti d'imposta per i beni strumentali.

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Torna l’iperammortamento nel 2026, la maxi-deduzione fiscale riconosciuta alle imprese per gli investimenti effettuati a partire dal 1° gennaio di quest’anno. L’agevolazione spetta sotto forma di sconto sulle tasse e può arrivare fino al 220% delle somme spese per gli investimenti in efficienza energetica e digitalizzazione. Tuttavia, la percentuale è variabile e non è sempre così alta.

La nuova legge di bilancio 2026, con questa misura, sostituisce definitivamente i crediti d’imposta Industria 4.0 e Transizione 5.0.

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Cos’è e come funziona l’iperammortamento nel 2026

Introdotto dalla manovra 2026, l’iperammortamento è pensato per abbattere l’imponibile fiscale delle imprese che investono in digitalizzazione e sostenibilità. Non è un contributo in denaro, ma una maggiorazione del costo fiscale dei beni acquistati. In pratica, l’impresa può dedurre dalle tasse una quota molto superiore alla spesa effettiva, riducendo l’utile tassabile e, di conseguenza, l’IRES o l’IRPEF dovuta. L’agevolazione va da un minimo del +50% a un massimo del +220% delle spese ammesse.

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Aliquote e tetti di spesa

Con il nuovo sistema di iperammortamento, per i piccoli e medi investimenti fino a 2,5 milioni di euro è riconosciuta una maggiorazione del 180% dei costi deducibili. Qualora l’investimento sia orientato a soluzioni green, la percentuale sale, raggiungendo il 220%. Per la fascia di investimenti intermedia invece, compresa tra i 2,5 e i 10 milioni di euro, il beneficio si attesta su una deduzione del 100%, che viene incrementata al 140% nel caso di progetti a basso impatto ambientale.

Infine, per i grandi investimenti che superano i 10 milioni di euro (ed entro il limite massimo di 20 milioni), la normativa prevede una maggiorazione del 50% per le spese ordinarie, elevata al 90% per quelle rientranti nella categoria green.

Importo InvestimentoMaggiorazione costo
Fino a 2,5 milioni di euro180%
Oltre 2,5 e fino a 10 milioni di euro100%
Oltre 10 e fino a 20 milioni di euro50%
Oltre 20 milioni di euro0%
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Spese ammesse

Sono ammesse all’iperammortamento le spese per i macchinari automatizzati e intelligenti (robot, macchine per il taglio, la stampa 3D e il confezionamento, purché controllate da sistemi computerizzati) e i software avanzati. Tra questi rientrano gli hardware per l’intelligenza artificiale (server GPU, cluster per il calcolo ad alte prestazioni e dispositivi di edge computing) e quelli per l’elaborazione e la gestione dei grandi dati.

La deduzione spetta anche per gli impianti di autoproduzione di energia, ovvero pannelli fotovoltaici ad alta efficienza, sistemi di accumulo e batterie per stoccare l’energia prodotta e riutilizzarla nei momenti di picco. A questi si aggiungono anche le pompe di calore e i sistemi evoluti per il riscaldamento e raffrescamento industriale ad alta efficienza energetica.

In ogni caso, tutti i beni devono essere nuovi di fabbrica e interconnessi, cioè capaci di dialogare con i sistemi informatici dell’azienda.

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Chi può accedere alla maxi deduzione

I beneficiari sono tutte le imprese operanti nel territorio italiano, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica o dal settore economico. Restano esclusi i professionisti non titolari di reddito di impresa e i contribuenti in regime forfettario.

Il nuovo regime copre gli acquisti effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2027. È tuttavia prevista una clausola di salvaguardia che estende la scadenza fino al 30 settembre 2028. Per usufruire di questa proroga e completare l’investimento in tempi più lunghi, entro il 31 dicembre 2027 l’ordine deve comunque risultare formalmente accettato dal venditore e deve essere stato versato un acconto pari ad almeno il 20% del costo complessivo del bene.

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Come richiedere l’iperammortamento

Per gli investimenti che l’azienda vuole recuperare con l’iperammortamento, va inviata una comunicazione preventiva telematica attraverso il portale del GSE. In questa fase va presentato il progetto (tipologia di macchinari, software e risparmio energetico atteso) e allagata la documentazione richiesta dal sistema. Per esempio, per gli investimenti green è necessaria una certificazione energetica ex-ante che attesti il risparmio potenziale (3% per l’azienda o 5% per il processo). Mentre per quelli sopra i 300.000 euro è obbligatoria una perizia asseverata da un ingegnere o perito industriale iscritto all’albo. Questa deve dimostrare che il bene è interconnesso e, per la parte energetica, deve includere la certificazione che confermi il risparmio energetico.

Sebbene la manovra 2026 abbia previsto l’avvio della misura a partire dal 1° gennaio 2026, il portale del GSE per l’invio delle comunicazioni (obbligatorie per bloccare i fondi) è in fase di apertura definitiva. Una volta attivato, sarà possibile procedere.

Non sono ammesse, infatti, spese per investimenti già effettuati e non preventivamente comunicativi. Solo dopo che la richiesta viene accolta dal GSE, l’azienda può procedere e, se ottiene l’ok, versare entro 30 giorni un acconto pari ad almeno il 20% del costo totale dell’investimento. Dopo di che ha 60 giorni di tempo per inviare una seconda comunicazione – sempre al GSE – che confermi l’avvenuto pagamento dell’acconto e la validità del contratto di acquisto. A investimento concluso (installazione e interconnessione avvenuta), va inviata l’ultima comunicazione, entro il 15 novembre 2028. Una volta inviata, scatta la fase del recupero fiscale e, dalla dichiarazione dei redditi successivamente presentata, l’azienda inizia a beneficiare dello sconto fiscale.

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