Il governo ha stanziato nuove risorse per risolvere il blocco degli investimenti del piano transizione 5.0. Grazie al nuovo decreto energia, infatti, è stato ripristinato il credito d’imposta per le imprese che erano rimaste escluse dal programma. Si tratta di tutte quelle aziende che, pur avendo pianificato investimenti in digitalizzazione e risparmio energetico nel corso del 2025, non hanno ottenuto l’agevolazione a causa dell’esaurimento dei fondi. Con questo rifinanziamento, non solo vengono sbloccate le istanze in attesa, ma le percentuali sono state ricalcolate al rialzo rispetto alle ultime ipotesi di taglio forfettario.
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Transizione 5.0, accordo raggiunto: fondi salgono a 1,5 miliardi
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, d’intesa con il viceministro dell’Economia Maurizio Leo e il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, ha annunciato mercoledì 1° aprile una soluzione definitiva per lo sblocco degli investimenti verdi e digitali. Il governo non solo ha ripristinato l’intera dotazione di 1,3 miliardi di euro prevista dalla manovra (precedentemente ridotta a 537 milioni nel decreto fiscale), ma ha aggiunto ulteriori 200 milioni di euro provenienti dal MIMIT. Lo stanziamento totale raggiunge così 1,5 miliardi di euro, una cifra destinata a coprire le circa 7.000 domande relative agli investimenti del 2025 rimaste sospese.
Credito di imposta, quanto spetta
Il potenziamento delle risorse ha permesso una revisione al rialzo delle aliquote rispetto alle precedenti ipotesi. Nel dettaglio, il governo ha optato per un criterio di rideterminazione proporzionale. Il credito d’imposta spettante per l’anno 2026 non sarà forfettario, ma è stato fissato all’89,77% dell’importo teoricamente spettante. Se un’azienda aveva diritto a 100.000 euro di credito, ne riceverà effettivamente 89.770 euro.
Come ottenere il credito di imposta
Chi ha già fatto domanda di accesso al beneficio – ma non ha ricevuto il credito – non deve presentare una nuova richiesta per essere riammesso. Le istanze già inviate e rimaste in lista d’attesa per mancanza di fondi nel 2025 verranno infatti recuperate automaticamente dal sistema, mantenendo l’ordine cronologico di presentazione originale.
Quello che devono fare le imprese, quindi, è accedere alla propria area riservata sul portale GSE per verificare la comunicazione di rideterminazione del credito. Una volta confermato l’importo, il credito sarà utilizzabile in compensazione tramite modello F24.
Cosa deve fare chi è in attesa
Nonostante non serva una nuova domanda, ci sono alcuni passaggi tecnici fondamentali da monitorare. Entro la scadenza che verrà fissata dopo l’incontro (si ipotizza il 31 maggio 2026), le imprese dovranno confermare sulla piattaforma GSE che l’investimento è stato effettivamente concluso o che sono stati versati gli acconti minimi del 20%. Resta poi obbligatorio il caricamento della certificazione ex post, che attesti il rispetto dei requisiti di efficienza richiesti dal Piano. Solo una volta ottenuta la conferma definitiva dal GSE, il credito potrà essere utilizzato in compensazione.
Nuovi investimenti 2026: il passaggio all’iper-ammortamento
Discorso diverso, invece, per chi avvia i progetti oggi. Per i nuovi investimenti del 2026, il governo sta valutando il ripristino dell’iper-ammortamento, con una maggiorazione che potrebbe toccare il 220% per i beni strumentali ad altissimo contenuto tecnologico e green. Mentre il credito d’imposta degli anni passati agiva come un bonus immediato per pagare le rate degli F24, l’iper-ammortamento permette alle aziende di aumentare virtualmente il valore del bene acquistato nelle proprie scritture contabili. In pratica, se un macchinario costa 100.000 euro, l’impresa può dedurre dalle tasse una cifra molto più alta, abbattendo sensibilmente l’utile imponibile.
Il credito d’imposta 5.0 è legato ai fondi PNRR (che scadono nel 2026), mentre l’iper-ammortamento sarebbe una misura nazionale. Il passaggio tra i due strumenti non è solo una scelta, ma una necessità legata alla fine dei fondi europei.













Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it