Al via sciopero autotrasportatori aprile, logistica a rischio e caro gasolio: l’allarme per le PMI

Dal 20 al 25 aprile il fermo nazionale indetto da Trasportounito: allarme CGIA per 13.000 imprese e stangata sui prezzi al consumo.

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È scattato dalla mezzanotte di oggi, lunedì 20 aprile 2026, lo sciopero nazionale degli autotrasportatori che paralizzerà l’Italia per 144 ore. La protesta, indetta da Trasportounito, proseguirà per sei giorni consecutivi fino alle ore 24 del 25 aprile. Al centro della mobilitazione c’è l’insostenibile rincaro dei carburanti, con il prezzo del gasolio stabilmente sopra la soglia psicologica dei 2 euro al litro. Per le imprese del settore, si tratta di una situazione che mette a rischio non solo la tenuta della logistica nazionale, ma la sopravvivenza stessa delle aziende.

Oggi Unatras comunicherà le date del prossimo sciopero, che potrebbe tenersi dal 17 maggio prosismo in poi.

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I numeri della crisi: un’impresa su cinque a rischio chisura

Secondo l’allarme lanciato dalla CGIA di Mestre, lo scenario per l’autotrasporto italiano è drammatico. La crisi energetica, alimentata dalle tensioni nel Medio Oriente e dal blocco dello stretto di Hormuz, rischia di far chiudere i battenti a circa 13.000 imprese entro la fine dell’anno (su un totale di 67.350).

I dati dell’Ufficio studi CGIA evidenziano un impatto incisivo sui bilanci aziendali. Il gasolio copre circa un terzo dei costi totali di un’impresa di autotrasporto; per un mezzo pesante, un pieno da 500 litri costa oggi 1.067, ovvero 250 euro in più rispetto alla fine del 2025. Un trasportatore dovrà preventivare mediamente una spesa di circa 76.860 euro per il 2026, con un aggravio di 17.500 euro rispetto ai dodici mesi precedenti.

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Logistica e distribuzione, il rischio di un blackout delle merci

Il fermo di sei giorni minaccia di causare un vero e proprio blackout della logistica in un Paese dove la maggioranza delle merci viaggia su gomma. Le conseguenze immediate per le PMI e i consumatori includono la possibilità della mancata consegna di frutta, verdure e alimentari deperibili in negozio, la difficoltà nelle scorte e i ritardi nelle consegne.

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L’effetto sui prezzi: la stangata arriva alla tavola

Mentre i camion si fermano, i prezzi al dettaglio hanno già iniziato a correre. Assoutenti segnala rincari significativi nel comparto alimentare, spinti proprio dall’escalation dei costi di trasporto: le melanzane segnano un +21,5%, i piselli aumentano del 19,6%, i frutti a bacche del 16,3% e le zucchine dell’11,1%.

Oltre al cibo, si registrano aumenti per i voli nazionali (+12,6%), i gioielli (+33,5% dovuto alle quotazioni dell’oro) e servizi di corriere.

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Le richieste della categoria al governo

Parallelamente allo sciopero di Trasportounito, anche Unatras ha proclamato assemblee permanenti e presidi in circa 100 città italiane e oggi comunicherà al Garante la data del prossimo sciopero. Le associazioni di categoria, tra cui Anita, chiedono al governo interventi urgenti e strutturali:

  • il credito d’imposta per recuperare i mancati rimborsi sulle accise nel periodo tra il 19 marzo e il 1° maggio 2026;
  • la proroga del taglio delle accise per calmierare i prezzi alla pompa;
  • l’attivazione di misure specifiche a sostegno del settore, come proposto dalla Commissione europea.

Il clima resta teso; se non arriveranno risposte concrete, il rischio è che molte aziende, già in sofferenza da un decennio (il settore ha perso 20.000 imprese dal 2015), siano costrette a fermarsi definitivamente, lasciando l’Italia senza la sua spina dorsale distributiva.

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