Freelance e partite IVA, la riforma del CNEL vuole intervenire su un welfare ancora fragile: cosa prevede

Dalla legge 81/2017 alla Gestione Separata INPS, tutele ancora frammentate che lasciano scoperti reddito, continuità lavorativa e protezione sociale. Le nuove proposte 2025-2026.

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I lavoratori autonomi rappresentano una risorsa sempre più importante per l’economia italiana, contribuendo in misura crescente al PIL nazionale e segnando un aumento di 123.000 unità in un anno, secondo l’Istat. Tuttavia, al netto di una maggiore indipendenza nell’organizzazione del lavoro, godono di un livello di protezione sociale inferiore rispetto a quello garantito ai dipendenti. Ciò vale soprattutto per quanto riguarda malattia, maternità, continuità reddituale e previdenza.

Proprio questa asimmetria, dopo aver portato nel 2017 all’approvazione dello statuto del lavoro autonomo, torna oggi al centro del dibattito: il CNEL ha presentato una nuova proposta di riforma, mentre l’INPS ha recentemente esteso l’accesso alle indennità, riaprendo il confronto su cosa potrebbe cambiare concretamente per milioni di freelance nei prossimi anni.

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Circa il 23% dell’occupazione in Italia: il peso economico dei freelance

Tra liberi professionisti, consulenti, collaboratori e partite IVA individuali, il numero complessivo dei lavoratori indipendenti supera i 5 milioni, con una presenza particolarmente significativa nei settori dei servizi avanzati, della consulenza professionale, della comunicazione e dell’economia digitale. 

I dati INPS e ISTAT su disoccupazione e occupazione 2026 in Italia, confermano che il lavoro autonomo incide per circa il 21-23% degli occupati totali (in pratica, oltre 5 milioni su 24-27 milioni), con l’incremento di 147 mila autonomi a gennaio 2026 -stando al monitoraggio Istat- ma registrando un calo degli artigiani, secondo l’INPS del 5% nel 2024. Sempre l’Osservatorio INPS segnala inoltre una crescita costante dei professionisti iscritti alla gestione separata, che hanno superato quota 544 mila nel 2024, con una crescita del 68% rispetto al 2015, trainata in particolare dalle donne (+91%).

Milioni di professionisti che sostengono il sistema produttivo dunque, continuando però a confrontarsi con un welfare più fragile rispetto ai lavoratori subordinati. Il paradosso è evidente: pur contribuendo in modo significativo all’economia nazionale, molti freelance restano soffocati in un sistema contributivo che può assorbire fino a circa un terzo dei redditi medi annui. In assenza di tutele continuative, una parte rilevante dei lavoratori autonomi è così costretta a ricorrere a redditi integrativi o al sostegno familiare per affrontare periodi di inattività legati a maternità, malattia o flessioni del lavoro.

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Dallo statuto del 2017 alle nuove proposte 2025-2026: come cambia il welfare dei freelance

Per rispondere a questa trasformazione del mercato, nel 2017 il parlamento italiano ha approvato la legge n. 81, con il voto definitivo del Senato della Repubblica, nota come statuto del lavoro autonomo o Jobs Act degli autonomi. Il primo intervento normativo organico rivolto in modo specifico ai lavoratori autonomi non imprenditori.

Una norma che ha rappresentato un passaggio decisivo, innanzitutto perché va a sdoganare l’idea che il libero professionista coincida necessariamente con una figura economicamente forte (ergo che fattura migliaia di euro solo perché in teoria ne avrebbe la possibilità), e poi perché riconosce formalmente che il freelance moderno può invece trovarsi esposto a vulnerabilità simili a quelle di altri lavoratori, pur senza disporre delle medesime garanzie. 

Pur trattandosi di un intervento innovativo, la legge ha costruito tuttavia una cornice giuridica, senza riuscire a completare integralmente il sistema di welfare strutturale per il lavoro autonomo.

Cosa stabilisce la legge 81/2017 per freelance e partite IVA

Lo statuto ha affrontato soprattutto il riequilibrio contrattuale, introducendo una serie di misure che mirano a rafforzare la posizione economica e professionale dei freelance. La norma infatti tutela i lavoratori autonomi contro clausole abusive, termini di pagamento eccessivamente lunghi e modifiche unilaterali dei contratti cercando di riequilibrare rapporti spesso sbilanciati a favore dei committenti.

Parallelamente ha ampliato le possibilità di deduzione fiscale per spese di formazione, aggiornamento e certificazione delle competenze, riconoscendo l’investimento professionale come elemento essenziale di competitività. Sul piano sociale, la legge ha introdotto misure più flessibili per la maternità – consentendo alle professioniste ad esempio di accedere alle indennità senza obbligo di interrompere completamente l’attività lavorativa – e i congedi parentali, oltre alla possibilità di sospendere alcuni obblighi contributivi in caso di malattia o infortunio di lunga durata. Ma non basta, perché resta operativo solo a metà.

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Nuove proposte 2025-2026: le novità dopo la proposta del CNEL

Cnel, Confprofessioni e diverse rappresentanze del settore hanno avanzato proposte per ampliare il sistema di protezione, con particolare attenzione al rafforzamento dell’ISCRO, all’estensione dei sostegni per maternità e genitorialità e alla creazione di strumenti previdenziali più sostenibili.

Tra le proposte 2025-2026 spicca il disegno di legge CNEL (approvato come proposta e attualmente all’esame della Camera dei deputati), che mira a potenziare il welfare freelance nella gestione separata Inps:

  • indennità per la maternità a 808 euro al mese per 5 mesi (per redditi inferiori a 12.000 euro annui);
  • congedo parentale all’80% (dal 30%);
  • malattia estesa a 90 giorni;
  • fondo dedicato da 5 milioni di euro iniziali per finanziare prestazioni integrative e a rafforzare gli strumenti di tutela esistenti.

Misure che mirano a colmare i vuoti dello statuto, in primis sostenendo le mamme autonome -che rappresentano il 50% delle beneficiarie- e quindi la crescita del Paese. Infatti, considerando la forte espansione del lavoro autonomo in settori chiave come consulenza e digitalizzazione, rafforzare il welfare dei freelance diventa una leva strategica per la competitività italiana (oltre a riconoscere il welfare come diritto pienamente consolidato per milioni di partite IVA), laddove invece lasciarli privi di tutele significherebbe continuare ad accrescere la precarietà e a frenare il Pil.

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Welfare freelance, tra criticità attuali e realtà quotidiana: l’analisi del commercialista Claudio Tarantino

È il reddito il vero punto debole e il tema dell’equo compenso resta centrale. In molti settori, in particolare nella comunicazione, nei servizi creativi e nelle professioni digitali, persistono fenomeni di compressione tariffaria, ritardi nei pagamenti e forte asimmetria contrattuale. L’assenza di redditi prevedibili rende più difficile pianificare contributi, investimenti formativi, coperture assicurative e continuità professionale. Un circolo vizioso a tutti gli effetti.

Claudio Tarantino

Sui freelance pesa poi l’assenza di un sistema organico: “Il principale limite del welfare per freelance e partite IVA è la sua natura ancora frammentaria e poco strutturata – spiega a Partitaiva.it Claudio Tarantino, commercialista specializzato in freelance e partite IVA in gestione separata -. A differenza del lavoro dipendente, dove le tutele sono automatiche e integrate, nel mondo autonomo gli strumenti esistono ma sono spesso discontinui, parziali e non sempre adeguati a garantire una reale sicurezza economica nei momenti di difficoltà. In sostanza, più che un vero sistema di welfare, abbiamo una serie di interventi puntuali che non riescono a coprire in modo organico i rischi tipici dell’attività autonoma, come la discontinuità del reddito.”

Secondo Tarantino, l’errore più frequente è la mancanza di pianificazione. “Molti freelance tendono a concentrarsi sul breve periodo, trascurando l’impatto delle scelte fiscali e contributive nel medio-lungo termine. Ad esempio, si presta poca attenzione all’accantonamento per imposte e contributi, ma soprattutto si sottovaluta il tema previdenziale: versare il minimo possibile oggi significa spesso costruire una tutela molto debole per il futuro.”

Anche sul fronte degli strumenti esistenti, come ISCRO, maternità e malattia, il limite riguarda la reale efficacia delle misure ma anche l’informazione. “Gli strumenti esistono e negli ultimi anni sono stati anche ampliati -conferma l’esperto- ma il problema è duplice: da un lato la scarsa conoscenza, dall’altro la loro limitata efficacia. Molti freelance non sono pienamente informati su misure come ISCRO, indennità di maternità o tutele per la malattia. Tuttavia, anche quando c’è consapevolezza, i requisiti di accesso sono piuttosto stringenti, gli importi contenuti e le durate limitate.”

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Cosa possono ottenere oggi i freelance: tutele realmente disponibili

L’introduzione dell’ISCRO ha segnato il primo passo verso una tutela del reddito per i lavoratori autonomi della gestione separata Inps, che accoglie la maggior parte dei professionisti senza cassa autonoma (1,7 mln iscritti nel 2024, +3% annuo), inclusi i principali freelance digitali. Tuttavia, l’indennità resta vincolata a rigidi criteri selettivi: per l’anno 2026, la soglia di reddito per l’accesso è fissata a 12.749,18 euro (valore rivalutato annualmente dall’Istat). Quindi, nonostante tutti i lavoratori autonomi contribuiscano direttamente al finanziamento della misura con un’aliquota specifica dello 0,35%, l’accesso effettivo rimane marginale.

Secondo il X Rapporto sulle libere professioni in Italia, curato dall’Osservatorio di Confprofessioni, oltre il 30% dei freelance iscritti alla gestione separata sperimenta “carriere discontinue“. Per l’ISCRO, questo rappresenta un paradosso: possono richiedere l’indennità solo se il reddito dell’anno precedente è inferiore al 70% della media del biennio anteriore, escludendo chi vive una crisi cronica ma stabile. Le associazioni di categoria (come ACTA e Confprofessioni) segnalano inoltre l’assenza di contributi figurativi. A differenza della NASpI per i dipendenti, durante il periodo di percezione dell’ISCRO non si accreditano contributi ai fini pensionistici.

I freelance possono inoltre accedere a strumenti come indennità di maternità e paternità, congedi parentali e coperture economiche per malattia o degenza ospedaliera, purché in regola con i requisiti contributivi previsti.

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Natalia Piemontese

Giornalista

Giornalista pubblicista con una specializzazione verticale nell'analisi del mercato del lavoro e delle dinamiche HR. Mi occupo di trasformare scenari socio-economici complessi in asset editoriali, basati sul rigore giornalistico e sulla decodifica dei dati.

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