Su OnlyFans guadagni da capogiro, scattano i controlli fiscali dell’Agenzia delle Entrate: chi rischia

Ecco quanto guadagnano i creator su OnlyFans in Italia e come funzionano i nuovi accertamenti dell'AdE.

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Sarebbero circa 85 mila i creator italiani che guadagnano grazie ai contenuti per adulti su OnlyFans, con un giro d’affari che sfiora i 110 milioni di dollari. Secondo i dati di OnlyGuider, il nostro Paese si posiziona al decimo posto del mercato globale. Tanto che alcuni creator italiani hanno dovuto lasciare il regime forfettario trasformandosi in vere e proprie realtà societarie.

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OnlyFans, quanto guadagnano i creator in Italia

Un’analisi condotta dalla tech-company Fiscozen su un campione di creator italiani mostra un progressivo calo dei guadagni. Nel dettaglio, mentre negli anni passati le entrate erano più alte, oggi il fatturato medio si è assestato sui 24.567 euro annui. La discesa rispetto ai picchi del biennio precedente probabilmente è il segnale di un mercato che sta diventando più affollato e competitivo. Infatti, la maggioranza dei creator (il 62%) incassa meno di 25 mila euro l’anno. Per queste persone, OnlyFans non è la via per la ricchezza istantanea, ma un modo per integrare il reddito principale, una sorta di secondo lavoro digitale.

Esiste però una ristrettissima cerchia di top creator che supera la soglia degli 85 mila euro. In questo caso, l’attività impone l’uscita dal regime fiscale agevolato per le piccole partite IVA e il passaggio al regime ordinario, spingendo i profili più alti a strutturarsi come vere e proprie società.

L’identikit del creator italiano

In Italia, il 75% dei creator su OnlyFans è donna. Nonostante la crescita di profili maschili (spesso legati al fitness o al lifestyle) e di coppie, la piattaforma rimane un ecosistema dove il genere femminile detiene il comando e la maggior capacità di spesa degli utenti.

La fascia d’età più rappresentata è quella che va dai 26 ai 35 anni (circa il 59% del totale), mentre il 26% ha meno di 25 anni.

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Il nodo fiscale: regime forfettario e “tassa etica”

Per chi decide di trasformare la propria presenza su OnlyFans in un’attività professionale, muoversi in Italia – tra codici ATECO, contributi e tasse addizionali – richiede un’attenzione che va ben oltre la semplice gestione di un profilo social. La stragrande maggioranza dei creator italiani opera attraverso il regime forfettario, che permette di pagare un’imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni di attività, che sale al 15% successivamente. Finché i ricavi restano sotto la soglia degli 85.000 euro, questo sistema è vantaggioso perché semplifica la contabilità e riduce il carico fiscale. Tuttavia, a questi costi bisogna aggiungere i contributi previdenziali (l’INPS), che servono per la futura pensione e che rappresentano una voce di spesa fissa e non trascurabile per chiunque lavori in proprio.

Infine, in Italia esiste una norma, nata originariamente per i canali televisivi tematici e i DVD, che oggi viene applicata anche al mondo digitale: la cosiddetta “tassa etica”. Si tratta di un’addizionale del 25% che si applica ai redditi derivanti dalla produzione e vendita di materiale per adulti. Tuttavia, poiché la normativa non distingue in modo chiaro l’intrattenimento dal materiale esplicito, il problema più sentito dai piccoli e medi creator in questo caso è l’incertezza. Senza una definizione chiarissima, molti vivono nel timore di un controllo della Guardia di Finanza che potrebbe reinterpretare i loro contenuti a distanza di anni.

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Al via nuovi controlli fiscali sui creator: chi rischia

Proprio recentemente, OnlyFans ha fornito all’Agenzia delle Entrate i flussi analitici di tutti i compensi erogati ai creator italiani tra il 2020 e il 2022. Questi sono stati messi ora a disposizione della Guardia di Finanza, che non dovrà più procedere con verifiche a campione o sulla base di segnalazioni e anomalie di reddito evidenti. Al contrario, sono stati già avviati controlli mirati sui profili con i maggiori volumi d’affari, per poi procedere con gli altri.

Infatti, le recenti operazioni condotte nel Nord Italia, come quella di Saluzzo che ha fatto emergere 140 mila euro non dichiarati da una singola utente, dimostrano come la metodologia sia ormai consolidata. Attraverso l’incrocio tra le banche dati dei bonifici in uscita dalla piattaforma e le dichiarazioni dei redditi presentate dai residenti in Italia, le incongruenze saltano agli occhi immediatamente.

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Un modello di business di successo

In ogni caso, se guardiamo ai numeri di Fenix international LTD – società madre di OnlyFans – il dato che salta all’occhio non è solo il miliardo e 400 milioni di dollari di ricavi, ma la sproporzione tra fatturato e forza lavoro. L’azienda, infatti, impiega solo 46 dipendenti. Questo si traduce in una redditività per lavoratore che supera di gran lunga quella di colossi come Nvidia o Apple. L’industria del desiderio digitale non è più un fenomeno di costume, ma un comparto economico con metriche di efficienza che farebbero impallidire i giganti della Silicon Valley. Inoltre, è l’esempio perfetto di come funzioni l’economia delle piattaforme digitali: una struttura agilissima, capace di gestire una massa enorme di utenti e profitti mondiali senza il bisogno di migliaia di uffici o grandi apparati di personale.

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