Turismo di montagna, giro d’affari da 12 miliardi: conviene investire negli impianti sciistici?

Nonostante il cambiamento climatico ponga qualche difficoltà, tra diversificazione dell'offerta e incentivi statali, è ancora possibile investire efficacemente in piste da sci.

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Gli impianti sciistici sono una delle mete preferite di turisti e appassionati di sport, non solo d’inverno. Il cambiamento climatico lascia spesso dei dubbi sulla convenienza dell’investimento. Tuttavia, gli aspiranti imprenditori del settore, possono contare su numerosi incentivi regionali e statali che supportano l’impresa. E poi, accanto agli sci, c’è una serie di attività a corredo possono migliorare e diversificare l’offerta: le lezioni private, le escursioni con guida turistica, le gite in moutain bike, il trekking, i bar e i ristoranti, gli hotel, le competizioni sportive. Partitaiva.it ha rintracciato il fatturato del comparto, individuando le destinazioni più gettonate in cui conviene investire nel turismo di montagna.

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Turismo di montagna, la destagionalizzazione fa crescere il volume d’affari

Albergatori, ristoratori, imprese edili, aziende di noleggio ma anche istruttori, animatori e organizzatori di eventi: è una filiera lunghissima del turismo in montagna che macina un fatturato da record. Esempio lampante di come passione per sport e natura siano diventati una leva di sviluppo economico formidabile in grado di produrre un giro d’affari da capogiro. Secondo l’Anef (Associazione nazionale esercenti funiviari che rappresenta il 90% degli impiantisti italiani) la cifra si aggira intorno ai 12 miliardi tra ricavi diretti, indiretti e indotto.

Numeri impressionanti che non sono frutto del caso ma il risultato di una strategia, quasi una rivoluzione culturale, che ha puntato alla riscoperta della montagna, intesa non più come una risorsa da cui trarre benefici solo nel periodo invernale, ma piuttosto un luogo attrattivo 12 mesi l’anno e non solo per gli appassionati di sci e sport invernali. Come è stato possibile tutto ciò? Puntando su accessibilità, sostenibilità e innovazione, che sono poi le parole chiave dell’azione che ha guidato l’organizzazione di Milano Cortina 2026

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Impianti sciistici, Italia terzo Paese europeo per fatturato

Un impianto deve sostenere costi rilevanti per l’energia elettrica (necessaria per funivie, innevamento, riscaldamento), per la manutenzione delle piste e del personale. Solo nel 2024, inoltre, in Italia il comparto ha speso oltre 310 milioni in investimenti per funivie, neve programmata e battipista. Cifre importanti a cui fanno da contraltare incassi altrettanto cospicui che possono raggiungere diverse centinaia di migliaia di euro.

Secondo i dati presentati da Cristian Celoria, Partner PwC Italy e riportati anche dal Sole24Ore, un milione di ricavi dei gestori degli impianti produce un effetto moltiplicatore sul territorio pari a 8,3 milioni. In Italia ci sono circa 2.500 i comuni montani, pari a poco più del 35% del territorio nazionale: qui vivono oltre 7 milioni di persone e sono presenti 552 mila imprese di cui circa 171 mila artigiane. È su queste comunità, in particolare, che il turismo in montagna ha un impatto rilevante, perché l’Italia è il terzo Paese in Europa per fatturato e giornate di sci, dopo Francia e Austria, e il quinto al mondo dopo Stati Uniti e Giappone.

Quanto guadagna un maestro di sci

Accanto ai lauti guadagni degli impianti sciistici, ci sono anche i compensi per i professionisti che lavorano ad alta quota. Dai 25 ai 60 euro lordi l’ora: ecco quanto guadagna un maestro di sci. Lezioni private o corsi di gruppo, la differenza non è sottile. Le lezioni private offrono un’esperienza personalizzata e dunque il costo sale, oscillando tra i 50 e i 100 euro l’ora. A fare la differenza è anche la località e l’esperienza dell’istruttore. Tuttavia, i corsi di gruppo sono sicuramente più accessibili e possono attrarre un numero maggiore di partecipanti. Questi corsi possono variare da 20 a 50 euro per sessione.

La destagionalizzazione del turismo in montagna è il vero asso nella manica degli addetti ai lavori perché punta a valorizzare ulteriormente un patrimonio naturalistico unico. Trekking, ciclismo: la montagna può accogliere e stimolare le più svariate attività outdoor offrendo opportunità di svago ai turisti ma anche interessanti opportunità in chiave occupazionale per chi decide di “vivere di montagna”. Lavorare in alta quota significa anche avere la possibilità di avviare business redditizi in ambiti come la cultura, la gastronomia e il benessere che da sempre esercitano un certo fascino sui turisti, soprattutto se stranieri.

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Investimenti sia pubblici che privati, così l’industria degli sci “vola”: i bandi

Quello del turismo in montagna è forse uno dei pochissimi settori economici italiani a non recriminare l’assenza dello Stato. Valeria Ghezzi, presidente di ANEF, di recente ha sottolineato come la vicinanza delle istituzioni si sia declinata in una serie di investimenti che sono stati fondamentali per il settore e che hanno permesso all’Italia di competere con Francia, Austria e Svizzera che vantano località sciistiche estremamente apprezzate. Tutto ciò a dispetto dell’atavica dipendenza dell’Italia dalla neve artificiale che, secondo il report Nevediversa 2023 copre il 90 % delle piste del Belpaese.

La Regione Lombardia, tanto per fare un esempio, ha appena potenziato con 1,8 milioni di euro aggiuntivi il bando Innevamento 2025 per rafforzare il sostegno alle località montane e al sistema della neve e contribuire alle spese sostenute dai gestori dei comprensori sciistici lombardi nella stagione invernale 2024/2025. 

Un segnale forte di attenzione verso un settore, quello dell’industria dello sci, che rappresenta un motore economico e sociale essenziale. Ma soprattutto la consapevolezza che ulteriori margini di miglioramento sono possibili, come confermato da Federica Picchi, sottosegretario alla presidenza di Regione Lombardia con delega a Sport e Giovani: “Con questo intervento – ha dichiarato – la Regione Lombardia riconosce il valore strategico del turismo in montagna per l’economia e la vitalità dei nostri territori. Gli impianti di risalita e le piste da sci non sono solo infrastrutture sportive ma presidi sociali e culturali che garantiscono lavoro, accoglienza e promozione del territorio”.

Da segnalare anche il bando Impianti di risalita con il quale il governo Meloni ha previsto lo stanziamento a fondo perduto di 230 milioni per l’ammodernamento, la sicurezza e la dismissione degli impianti di risalita a fune e di innevamento artificiale.  

Il business delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026

Anche le Olimpiadi Milano Cortina 2026, ormai alle porte, rientrano proprio in questa strategia che punta al potenziamento di un settore in buona salute e alla creazione di un circolo virtuoso di investimenti con ricadute importanti sul territorio, non solo lombardo, e i cui effetti si sentiranno anche dopo che l’evento sarà concluso. “È emerso – ha detto a Partitaiva.it Marco Barbieri, segretario generale Confcommercio e Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza – come le imprese prevedano ricadute più che positive dai Giochi in termini di indotto economico, ma soprattutto di legacy. L’eredità più importante che lasceranno i Giochi riguarderà le nuove infrastrutture (55%), ma anche la promozione dello sport e dello stile di vita (44%) e il rafforzamento dell’attrattività del Paese (39%)”. 

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Turismo in montagna, le località sciistiche più esclusive e quelle con i costi più accessibili

Chi investe nel turismo di montagna in Italia, oltre che sugli incentivi statali, può contare su una folta presenza di stranieri che sembrano apprezzare servizi qualitativamente sempre migliori. Anche se, ovviamente, si guadagna di più nelle destinazioni più gettonate. Le 10 migliori località sciistiche in Italia sono: Cortina d’Ampezzo, Courmayeur, Madonna di Campiglio, Sestriere e Breuil-Cervinia. Altre eccellenti opzioni sono Livigno, Val Gardena e Alta Badia nelle Dolomiti, e comprensori come Plan de Corones e Val di Fassa

Il turismo in montagna, tuttavia, non è un’esclusiva del Nord Italia. Dall’Appennino abruzzese, scendendo fino alla Sila calabrese è possibile trovare piste ben attrezzate, paesaggi unici e meno affollati ma soprattutto costi più accessibili. Roccaraso, ad esempio, nel Comprensorio dell’Alto Sangro, è finita al centro dell’attenzione dei media perché letteralmente presa d’assalto dai turisti dopo alcuni post di una nota influencer campana che invitava i suoi follower a sciare proprio in quella che è considerata una delle migliori stazioni sciistiche dell’Abruzzo. 

Poi c’è Lorica, considerata la “Perla della Sila” con i suoi 13 km di piste e un’altitudine compresa tra i 1.405 e i 1.877 metri. Anche il Monte Sirino, in Basilicata, sull’Appennino Lucano, a 2005 metri di altitudine, è una meta che secondo gli esperti è ideale sia per gli sciatori esperti che per i principianti.

Quanto costa uno skipass?

Seppure lo skipass non rappresenti l’unico introito di chi gestisce gli impianti sciistici di montagna, il suo costo giornaliero rende l’idea dei possibili guadagni. Davide Zanon, segretario di Codici Lombardia, ha fornito a Partitaiva.it uno schema riassuntivo dei prezzi in alta stagione, che confermano un costante aumento dei prezzi dal 2023 a oggi, seppur con modalità differenti. A Livigno, per esempio, si è passati dai 62 euro del 2023 ai 72 euro del 2025. Gli aumenti hanno coinvolto pure Bormio, che è passato dai 56 euro del 2024 ai 63 del 2025. A Piani di Bobbio-Valtorta, l’incremento è stato minimo, dai 44 euro ai 47. Tuttavia, il prezzo varia sensibilmente in funzione della giornata – feriale, festiva o del weekend -, redendo difficile la previsione da parte delle famiglie.

Codici Lombardia: “Pricing poco trasparenti”

Secondo il segretario di Codici Lombardia quella che emerge è la tendenza del settore a spostarsi verso modelli di pricing sempre meno trasparenti, con forti differenze tra prezzi di listino, prezzi online e prezzi dinamici. “Per i consumatori questo significa dover investire più tempo ed energie per comprendere quanto si spenderà davvero e rischiare di trovarsi di fronte a costi molto superiori rispetto a quelli pubblicizzati nelle campagne promozionali -spiega Zanon -. Come associazione di consumatori, riteniamo necessario che i gestori dei comprensori sciistici garantiscano maggiore chiarezza sulle politiche tariffarie, pubblichino in modo trasparente il range reale dei prezzi applicati e assicurino strumenti di confronto accessibili, così da evitare che la crescente complessità dei sistemi di vendita penalizzi soprattutto le famiglie meno organizzate o i consumatori occasionali che rappresentano una parte importante della domanda turistica invernale lombarda”.

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Patrizia Penna

Giornalista professionista

Sono nata a Catania, mi sono laureata con lode in Lingue e Culture europee all'Università di Catania. Ho lavorato per quasi vent'anni come redattore al Quotidiano di Sicilia, ho curato contenuti ma anche grafica e impaginazione. Oggi sono una libera professionista. Mi occupo di informazione, uffici stampa e curo sui social media la comunicazione di aziende, anche straniere.

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