ETF su Bitcoin, deflussi record a giugno, usciti 4,5 miliardi: i dati e l’analisi

Il mese peggiore dal debutto dei fondi spot nel 2024. A pesare soprattutto i riscatti dal fondo IBIT di BlackRock, mentre Bitcoin perde oltre il 20% in trenta giorni.

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Gli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti hanno chiuso il mese di giugno 2026 con deflussi netti per 4,5 miliardi di dollari, il dato mensile peggiore dal loro debutto, avvenuto a gennaio 2024. I riscatti si sono concentrati soprattutto sull’iShares Bitcoin Trust (IBIT) di BlackRock e sono arrivati in un mese in cui il prezzo di Bitcoin è sceso del 20,48%, la flessione mensile più marcata dal giugno 2022. A fotografare l’andamento sono i dati di SoSoValue, ripresi da Yahoo Finanza.

Ricordiamo come il precedente record negativo risalisse a febbraio 2025, quando i deflussi si erano fermati a 3,56 miliardi di dollari: il dato di giugno lo supera dunque del 29%, sancendo una fase di debolezza che arriva dopo mesi in cui gli ETF su Bitcoin avevano invece raccolto afflussi consistenti, sostenuti dall’ingresso di investitori istituzionali nel mercato delle criptovalute.

Quanto e perché hanno perso gli ETF su Bitcoin

In seguito ai deflussi del mese, il patrimonio complessivo dei fondi spot su Bitcoin è sceso da circa 83 miliardi di dollari a inizio giugno a circa 71 miliardi a fine mese. Alcuni numeri di sintesi ci permettono di comprendere quale sia stata la portata dell’evoluzione:

  • deflussi netti complessivi di 4,5 miliardi di dollari, mese peggiore di sempre; 
  • precedente record negativo di 3,56 miliardi di dollari a febbraio 2025; 
  • solo IBIT di BlackRock, 3,55 miliardi di dollari di riscatti, pari a circa il 79% del totale della categoria; 
  • ultimo giorno del mese, il 30 giugno: 212 milioni di dollari di deflussi per IBIT, nona seduta consecutiva in rosso per il fondo. 

In questo scenario, IBIT – il più grande ETF spot su Bitcoin per masse gestite – rimane il primo indicatore osservato dagli analisti per capire l’orientamento degli investitori istituzionali. Il fatto che il fondo abbia assorbito da solo quasi l’80% dei deflussi complessivi segnala una concentrazione delle vendite più che una fuga diffusa e omogenea da tutti i prodotti della categoria.

Nicolò Chizzini

“La concentrazione dei riscatti su IBIT ci suggerisce molto di più di quanto dicano i numeri aggregati – commenta Nicolò Chizzini, analista ETF e titolare del canale Youtube My Investing Lab -. Quando un singolo fondo assorbe l’80% dei deflussi di un’intera categoria, significa che a muoversi sono pochi grandi investitori istituzionali, non una massa diffusa di piccoli risparmiatori. Questi soggetti gestiscono posizioni enormi e reagiscono rapidamente ai segnali macroeconomici, spesso prima che il mercato retail se ne accorga”.

“Il rischio – aggiunge – è che il resto del mercato interpreti questi movimenti come un segnale di sfiducia strutturale verso Bitcoin, quando in realtà potrebbe trattarsi soltanto di un riposizionamento tattico da parte di pochi grandi player in vista di un contesto di tassi meno favorevole”.

Come si è mosso il prezzo di Bitcoin a giugno 2026

Il calo dei prezzi ha accompagnato, e in parte alimentato, i riscatti dagli ETF. Bitcoin ha chiuso in negativo quattro dei primi sei mesi del 2026 e a giugno ha perso il 20,48% del proprio valore, il ribasso mensile più forte dal giugno 2022, quando la criptovaluta era arrivata a cedere il 37,28% durante il crollo di quel ciclo di mercato.

Il sentiment degli investitori si è deteriorato in modo repentino: l’indice Fear & Greed, che misura il livello di ottimismo o pessimismo sul mercato crypto, è precipitato a quota 12 il 30 giugno, un valore che rientra nella fascia di “paura estrema”. Nelle ultime 24 ore del mese il volume di scambio di Bitcoin ha comunque superato i 30 miliardi di dollari, in aumento del 46,7% rispetto al giorno precedente: un segnale che parte della pressione di vendita è stata assorbita da nuovi compratori, evitando un ulteriore aggravamento del calo.

“Un indice Fear & Greed a 12 punti non si vedeva da tempo, ed è il tipo di lettura che storicamente ha anticipato fasi di accumulo da parte degli investitori più pazienti – osserva Chizzini -. Non è detto che accada di nuovo, ma vale la pena notare che l’aumento del volume di scambio nelle ultime ore del mese racconta una dinamica interessante: qualcuno ha comprato proprio mentre altri vendevano in massa”.

“Questo non significa che il minimo sia già stato raggiunto – prosegue l’analista -. Significa però che il mercato non è in una fase di panico generalizzato e indiscriminato, ma in una fase di ridistribuzione tra chi esce e chi, con un orizzonte temporale più lungo, decide di entrare o di aumentare l’esposizione approfittando dei prezzi più bassi”.

Cosa succede agli altri ETF sulle criptovalute

La debolezza non ha riguardato soltanto Bitcoin, ma con intensità diverse anche altri asset. A giugno 2026:

  • gli ETF su Ethereum hanno registrato deflussi per 528,99 milioni di dollari; 
  • gli ETF su Solana hanno segnato deflussi netti per circa 786.580 dollari, il primo mese in rosso dalla loro quotazione; 
  • gli ETF su XRP hanno invece raccolto afflussi netti per 59,46 milioni di dollari, restando in territorio positivo; 
  • gli ETF su Hyperliquid hanno chiuso il mese con afflussi per 161,05 milioni di dollari, la migliore performance tra tutte le categorie. 

Il quadro che emerge dai dati di SoSoValue non è dunque quello di un abbandono generalizzato del comparto. Mentre Bitcoin, Ethereum e Solana hanno registrato uscite nette, XRP e Hyperliquid hanno continuato ad attrarre capitali. Questa divergenza suggerisce una rotazione verso prodotti legati ad altcoin più recenti, piuttosto che un deflusso complessivo dal settore degli ETF sulle criptovalute.

“Parlare di fuga dalle criptovalute in generale è impreciso, e i dati di giugno lo dimostrano bene – spiega Chizzini -. Se il capitale stesse davvero abbandonando il settore, vedremmo deflussi omogenei su tutte le categorie di prodotto, dai fondi su Bitcoin fino a quelli sulle altcoin più recenti. Invece osserviamo il contrario: XRP e Hyperliquid continuano ad attrarre risorse fresche proprio mentre Bitcoin ed Ethereum ne perdono. Quello che sta succedendo somiglia più a una rotazione tattica di portafoglio che a una perdita di fiducia nell’asset class. Gli investitori istituzionali stanno probabilmente cercando prodotti con dinamiche di prezzo diverse da quelle di Bitcoin, che negli ultimi mesi ha mostrato una volatilità particolarmente elevata rispetto ad alcune delle nuove proposte del mercato”.

Cosa incide sui deflussi degli ETF Bitcoin

Il calo di giugno si inserisce in un contesto macroeconomico più ampio, segnato da un clima di maggiore cautela verso gli asset considerati a rischio. Gli osservatori del mercato collegano la fase di debolezza a un mix di fattori: l’incertezza sui tassi d’interesse Usa e la ricerca, da parte degli investitori istituzionali, di rendimenti più prevedibili rispetto a quelli offerti dalle criptovalute negli ultimi mesi.

Se questa rotazione di capitali proseguirà anche nelle prossime settimane dipenderà in larga parte dall’andamento del prezzo di Bitcoin nel mese di luglio: un eventuale recupero delle quotazioni potrebbe riportare flussi positivi verso i prodotti leader del mercato, mentre un’ulteriore fase di ribasso rischia di accentuare i riscatti già registrati nella prima metà dell’anno.

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Roberto Rais

Giornalista e autore

Giornalista e autore, consulente e coordinatore editoriale, collabora con agenzie di stampe e società editoriali italiane ed estere specializzate in economia e finanza, gestione di impresa e organizzazione aziendale.

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