Governo a lavoro sul decreto Transizione 5.0, in arrivo nuovi aiuti per le imprese: cosa prevede

La commissione Attività produttive della Camera inizia l’esame del testo.

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Riprende l’attività parlamentare a Montecitorio. In calendario, dal 5 al 16 gennaio, è stata fissata la discussione dl decreto Transizione 5.0. Il provvedimento introduce, per il biennio 2026-2027, un nuovo regime di incentivi per le imprese, basato una maxi-deduzione fiscale riconosciuta per gli investimenti in digitalizzazione e risparmio energetico.

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Cosa prevede il decreto Transizione 5.0 e cosa cambia per le imprese

Con il nuovo decreto, il credito d’imposta previsto dal Piano transizione 4.0, cedibile o compensabile in F24, scompare. Al suo posto arriva il cosiddetto “iperammortamento“, che permette alle imprese di recuperare – tramite deduzione fiscale in sede di dichiarazione dei redditi – una quota maggiorata delle spese per l’ acquisto di beni strumentali. Il bonus non è diretto ma spetta, di fatto, come sconto sulle imposte, attraverso una riduzione dell’imponibile IRES o IRPEF.

L’aliquota base prevista dal testo in discussione è pari al 180%. In questo modo, chi compra un macchinario (tra quelli ammessi) che costa 100.000 euro, può portare in deduzione 180.000 euro, abbattendo l’imponibile su cui si pagano le tasse. La percentuale sale al 220% per gli investimenti in beni materiali e immateriali non inquinanti.

Nel dettaglio, per ottenere l’aliquota massima, devono rispettare gli standard di efficienza energetica individuati dalla normativa UE. Tuttavia, per le spese che superano i 2,5 milioni, scatta lo scaglione per i grandi investimenti. Ovvero, per superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro, l’aliquota per la quota eccedente è pari al 150%.

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Quali sono gli investimenti ammessi

Gli investimenti ammessi nel nuovo regime sono i beni materiali e immateriali acquistati dall’impresa. Rientrano nella categoria dei beni materiali: macchine utensili, robot, magazzini automatizzati, sistemi di pesatura e sollevamento, macchine intelligenti. Mentre sono immateriali: software di gestione produzione (MES), sistemi ERP, piattaforme per il monitoraggio dei consumi energetici, software di progettazione 3D e intelligenza artificiale applicata ai processi industriali.

A questi si aggiungono gli impianti per l’energia rinnovabile (fotovoltaici, sistemi di accumulo e a biomassa o eolici). Infine, anche le spese per aggiornare le competenze dei lavoratori sono ammesse, ma nel limite del 10% dell’investimento totale e fino a un massimo di 300.000 euro.

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Quando arrivano gli aiuti: attesa la conversione in legge

Il calendario dei lavori alla Camera prevede l’avvio dei lavori dal 5 gennaio fino al 16 gennaio. Dopo di che, la conversione in legge del decreto Transione 5.0 deve concludersi entro fine mese per permettere l’emanazione dei decreti attuativi del MIMIT. Questi definiranno le procedure di riconoscimento dei nuovi aiuti, ma anche modalità e scadenze da rispettare per l’invio delle domande di accesso.

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Dibattito aperto sulla Transizione 5.0

Secondo il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, il decreto rischia di rimanere distante dalle reali necessità delle micro e piccole imprese, a causa di parametri di accesso e meccanismi fiscali (come la maxi-deduzione) che favoriscono maggiormente le realtà industriali più strutturate.

Anche l’Ordine degli ingegneri di Brescia ha espresso preoccupazione per la complessità burocratica delle procedure di accesso agli incentivi previsti. Dello stesso parere l’Alleanza per il fotovoltaico, che ha richiesto di semplificare i requisiti tecnici richiesti per gli impianti di energia rinnovabile, considerati troppo stringenti.

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