Agenzia delle Entrate a caccia dei contribuenti sospetti: quando scatta il controllo dei conti correnti e chi rischia

Se da un lato l'introduzione delle nuove tecnologie promette una maggiore precisione e una riduzione dei tempi della burocrazia, dall'altro l'intensificarsi dei controlli sui conti correnti accende un delicato dibattito sulla legalità e sulla privacy, spingendosi fino ai tavoli dei giudici europei.

Adv

agenzia entrate

Con una convenzione triennale tra il ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e l’Agenzia delle Entrate, è stata delineata una nuova strategia di contrasto all’evasione fiscale che – tra le tante verifiche – prevede il controllo diretto dei conti correnti dei contribuenti. Oltre al monitoraggio delle situazioni anomale e sospette, il nuovo sistema si basa sull’utilizzo di tecnologie avanzate, in grado di analizzare e incrociare un enorme numero di dati. Tuttavia, le modalità operative sollevano non poche perplessità.

wallester business

Quando scatta il controllo dei conti correnti da parte dell’Agenzia delle Entrate

Le linee guida dell’Agenzia specificano che la centralità dei controlli rimarrà sempre in mano ai funzionari umani. Pur usando strumenti di intelligenza artificiale, algoritmi e software avanzati per individuare i contribuenti sospetti, l’accertamento non sarà mai delegato in modo esclusivo a una macchina.

I controlli del Fisco scatteranno però tutte le volte che i sistemi individuano e segnalano fenomeni come le partite IVA “apri e chiudi”, ovvero le attività fittizie utilizzate per scopi fraudolenti. Per arginare questa pratica, il piano di verifiche mira a colpire 9.000 posizioni nel 2026, per poi salire a 9.500 nel 2027 e raggiungere le 10.000 nel 2028.

Un secondo filone d’intervento riguarderà le irregolarità sugli immobili, con la previsione di inviare 190.000 comunicazioni nell’arco del triennio. In questo caso, le verifiche si concentreranno sulle proprietà non aggiornate al catasto o sui casi in cui sia stato omesso l’adeguamento del valore dell’immobile a seguito di interventi edilizi agevolati, come il superbonus, le ristrutturazioni e le opere legate al risparmio energetico.

Il piano di riscossione

Sul fronte del recupero dei crediti, le somme da pagare saranno passate dall’Agenzia delle Entrate all’agente della riscossione entro 120 giorni da quando l’atto di accertamento diventa definitivo. Nel corso del 2026, si prevede l’avvio di circa 1,6 milioni di procedure per il recupero delle somme non pagate. Poco più della metà di questi interventi (il 53%) riguarderà misure precauzionali, come il blocco dell’auto o l’ipoteca sulla casa, mentre il restante 47% sarà costituito da azioni più dirette, come il pignoramento di somme presso terzi (ad esempio sullo stipendio o sul conto corrente).

Tra cartelle di pagamento, solleciti e intimazioni, si stima l’invio di un volume compreso tra i 24 e i 31 milioni di atti. A questo massiccio piano di notifiche si affiancherà, nell’arco di un triennio, la spedizione di 7,2 milioni di lettere di compliance, inviate per segnalare potenziali anomalie e per spingere i contribuenti a regolarizzare la propria posizione in modo spontaneo prima che scattino i veri e propri controlli.

wallester business

Come funzionano le verifiche bancarie

Al centro di questi controlli ci sono soprattutto i movimenti bancari. Le banche, le poste e gli altri operatori finanziari inviano costantemente all’Anagrafe tributaria i saldi di fine anno, le giacenze medie e tutte le movimentazioni dei clienti. Anche se questi vengono protetti e mascherati (pseudonimizzati da SOGEI) nelle prime fasi di elaborazione informatica, l’Agenzia delle Entrate utilizzerà algoritmi e analisi su vasta scala per incrociare le informazioni bancarie con i redditi dichiarati, alla ricerca di discrepanze ingiustificate.

wallester business

I rischi per la privacy

Quando scatta l’allarme dell’algoritmo, il contribuente riceve un questionario. Tuttavia, la difesa non è così semplice, poiché per evitare contestazioni basate su mere presunzioni matematiche, i contribuenti sono tenuti a produrre gli estratti conto completi. Il problema principale di questo sistema risiede nel fatto che le anomalie rilevate in modo automatico per grandi masse di contribuenti spesso derivano da operazioni del tutto lecite e non soggette a tassazione (come vendite di immobili esenti da imposta, trasferimento di fondi tra conti correnti diversi etc.). Di conseguenza – a prescindere dal tipo di contestazione – questo meccanismo spinge il cittadino a svelare spontaneamente ogni dettaglio della propria vita finanziaria, permettendo all’Amministrazione di ottenere dati che per legge richiederebbero passaggi formali, motivazioni specifiche e autorizzazioni preventive.

Lo Scontro con l’Europa

La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), con la sentenza dell’8 gennaio 2026 (Ferrieri e Bonassisa contro Italia), ha dichiarato il modello italiano di indagine finanziaria incompatibile con l’articolo 8 della Convenzione (tutela della vita privata).

I dati bancari toccano infatti la sfera privata delle persone e lo Stato non può accedervi indiscriminatamente senza rispettare rigorosi criteri di necessità e proporzionalità (attualmente l’autorizzazione all’accesso viene spesso rilasciata dallo stesso organo che promuove l’indagine, eliminando la presenza di un filtro indipendente). Inoltre, a complicare la difesa dei contribuenti vi è anche la sentenza 129/2026 della Cassazione, secondo cui la mancanza di un’autorizzazione formale non rende automaticamente illegittimo l’accertamento, a meno che il contribuente non dimostri di aver subito un concreto pregiudizio. Un orientamento, questo, che indebolisce le tutele del cittadino di fronte alle richieste del Fisco.

wallester business

Il piano del Fisco: quanto intende recuperare nel prossimo triennio

Nonostante i dubbi e le perplessità sollevate, il piano del Fisco per il prossimo triennio fissa obiettivi economici decisamente ambiziosi. Per quanto riguarda i controlli diretti, la quota che si punta a recuperare è destinata a crescere anno dopo anno. L’asticella è fissata a 14,5 miliardi di euro per il 2026, per poi salire a 14,7 miliardi nel 2027 e raggiungere i 14,9 miliardi nel 2028. A queste somme si aggiungeranno gli incassi previsti dall’attività di riscossione vera e propria guidata da Ader, che stima di recuperare 14,3 miliardi di euro nel 2026 e di sfiorare i 15 miliardi nel 2027, prima di assestarsi su una previsione di 12,5 miliardi nel 2028. Nel complesso, solo per il 2026, lo Stato punta a un incasso complessivo vicino ai 29 miliardi di euro.

Voce di RecuperoObiettivo 2026Obiettivo 2027Obiettivo 2028
Prevenzione e Controllo14,5 miliardi €14,7 miliardi €14,9 miliardi €
Riscossione (Ader)14,3 miliardi €quasi 15 miliardi €12,5 miliardi €
Totale Stimato (2026)Vicino a 29 miliardi €

Entro la fine del 2026, l’Agenzia delle Entrate mira a superare quota 1,2 milioni di controlli totali (dai formali ai sostanziali, fino agli accessi brevi e alle analisi congiunte con la Guardia di Finanza), con un tasso di positività atteso del 90% per i controlli formali e del 93% per i controlli ordinari (imposte dirette, IVA e IRAP).

Autore
Foto dell'autore

Redazione

Il team editoriale di Partitaiva.it

Siamo un team di giornalisti, consulenti, commercialisti e altri professionisti che ogni giorni si occupano di temi legati al lavoro, fisco, economia, previdenza e finanza.

Lascia un commento

Continua a leggere

Iscriviti alla Newsletter

Il meglio delle notizie di Partitaiva.it, per ricevere sempre le novità e i consigli su fisco, tasse, lavoro, economia, fintech e molto altro.

Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.