Accertamenti fiscali, per la Cassazione alcuni sono illegittimi: quali possono essere annullati con un ricorso

Una recente ordinanza della Cassazione apre la strada all'inutilizzabilità delle prove raccolte dal Fisco in violazione del domicilio aziendale

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Due recenti ordinanze della Corte di Cassazione mettono in discussione la validità di molti accertamenti fiscali, non solo per il futuro, ma anche per verifiche effettuate dieci o quindici anni fa dall’Agenzia delle Entrate. Se un’impresa o un professionista ha attualmente una causa in corso contro il Fisco, la validità della stessa potrebbe quindi venire meno se non rispetta i criteri ridefiniti dai giudici.

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Controlli fiscali nelle imprese: perché i vecchi accertamenti sono a rischio

La questione riguarda la tutela del domicilio aziendale, che la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha equiparato a quello dell’abitazione privata, etichettando di conseguenza le prassi ispettive italiane troppo sbilanciate a favore dello Stato. L’amministrazione finanziaria, in molti casi, autorizzava se stessa all’accesso senza un controllo terzo e indipendente, violando quel livello di protezione che spetterebbe a ogni sede.

Ora, in base all’articolo 7-quinquies dello Statuto del contribuente (previsto dalla riforma del processo tributario ed entrato in vigore nel 2024) i dati, documenti ed elementi acquisiti in violazione di legge non possono essere utilizzati come base per un accertamento tributario. Per questo motivo i giudici hanno rimesso alle sezioni unite della Cassazione di stabilire se questa norma sia da considerare una regola del tutto nuova – applicabile solo dal 2024 in poi – oppure la formalizzazione di un principio già esistente nell’ordinamento, fondato sull’articolo 14 della Costituzione. Se le Sezioni Unite dovessero confermare la seconda ipotesi, gli avvisi di accertamento costruiti su accessi autorizzati senza un controllo terzo rischierebbero di crollare anche se risalgono a oltre un decennio fa.

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Quali accertamenti possono essere annullati e perché?

In caso di conferma, l’annullamento non sarà automatico ma andrà valutato per ogni verifica. La Cassazione ha infatti già dettato i criteri pratici (con un’ordinanza del 20 aprile 2026) per stabilire quando un accesso è regolare e quando è abusivo.

In particolare, un accertamento può venire meno se non rispetta i criteri di motivazione dell’autorizzazione (deve cioè essere giustificato da ragioni concrete e documentate) e se non riguarda un oggetto circoscritto, poiché non sono ammesse indagini generiche alla ricerca di qualsiasi irregolarità.

Inoltre la verifica deve svolgersi in tempi ragionevoli e pertinenti all’indagine (ad esempio, tre giornate per verificare un solo anno d’imposta). Mentre i documenti acquisiti devono essere strettamente legati all’oggetto della verifica.

Cause in corso e pendenti: cosa succede ora

La parola passa ora alle Sezioni Unite: se verrà riconosciuta la retroattività della tutela, il bacino degli accertamenti a rischio sarà significativo, colpendo in modo mirato tutte quelle ispezioni che oggi mostrano le caratteristiche dell’abuso di potere. Questo vuol dire che se un’impresa o un professionista ha attualmente una causa in corso contro il Fisco, la validità della pretesa tributaria potrebbe essere contestata qualora le prove siano state raccolte tramite un accesso arbitrario.

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