Commercio al dettaglio, in 12 anni ha chiuso il 20% dei negozi: i dati Confcommercio

Dal 2012 al 2024 in Italia hanno chiuso 111.000 negozi di commercio al dettaglio e attività ambulanti, 8.000 dei quali nell'ultimo anno. Crescono alberghi e ristorazione.

di Laura Pellegrini

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  • Dal 2012 ad oggi, secondo i dati di Confcommercio, salgono a 111.000 i negozi e le attività ambulanti che hanno chiuso le serrande in Italia.
  • Calano le attività tradizionali e aumentano quelle che offrono servizi; al contempo aumentano le attività gestite da cittadini stranieri.
  • La chiusura delle attività è più concentrata nei centri storici rispetto alla periferia e soprattutto in alcune zone del Centro-Nord.

Negli ultimi 12 anni in Italia sono “spariti” 111.000 negozi dai centri storici. È il dato che emerge dall’ultimo studio di Confcommercio “Città e demografia d’impresa: come è cambiato il volto delle città, dai centri storici alle periferie, negli ultimi dieci anni1“, insieme al Centro studi Tagliacarne.

Dal 2012 ad oggi, un commerciante su cinque è stato costretto a chiudere la propria attività principalmente a causa della crisi economica, della crescita dell’e-commerce e di altri fattori (aumento dei costi, inflazione, ricambio generazionale, ecc).

Confcommercio parla di desertificazione commerciale, ovvero di scomparsa delle attività tradizionali (le botteghe di “vicinato”) in favori dei servizi, soprattutto nei centri storici Si stima un calo della densità commerciale da 12,9 a 10,9 negozi per mille abitanti (-15,3%).

Nonostante il numero di negozi e attività commerciali sia in calo, il commercio resta vitale e reattivo, come ha sottolineato il direttore  dell’Ufficio Studi Confcommercio, Mariano Bella. Scopriamo quali sono le cause che spingono i negozi a chiudere e come possiamo combattere questo fenomeno.

Chiudono 111.000 negozi in Italia: i dati di Confcommercio

Confcommercio ha analizzato l’andamento delle attività economiche in Italia dal 2012 al 2024 descrivendo la chiusura di oltre 111mila negozi, 8mila dei quali solo nell’ultimo anno.

Questa tendenza ha coinvolto anche le attività ambulanti che, nello medesimo periodo considerato, hanno perso oltre 24mila unità.

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Ad esempio, nel 2012 le attività di commercio al dettaglio in sede fissa (come librerie, ferramenta, negozi di abbigliamento e tutte le cosiddette “botteghe di vicinato”) erano 551.317 in totale, mentre ad oggi sono scese a 439.805 (-20,2%).

In altre parole, una bottega su cinque si è vista costretta a chiudere i battenti.

Le attività e i settori più colpiti comprendono:

  • abbigliamento, -20% di negozi;
  • alimentari, -12% di negozi;
  • calzature, -10% di negozi.

Non va meglio nemmeno per le attività di commercio ambulante che, nel medesimo periodo, sono scese da 93.810 a 69.757, registrando una perdita del 25,6%.

In controtendenza, negli ultimi 12 anni crescono le attività di alloggio e quelle di ristorazione (+9.801 unità), passando da 318.133 del 2012 a 327.934 nel 2023.

I dati per area geografica

La ricerca ha coinvolto 110 comuni di medie dimensioni e 10 comuni non capoluogo più popolosi con la distinzione centri storici e non centri storici.

In questo senso, Confcommercio ha sottolineato come le chiusure si concentrino principalmente nei centro storici rispetto alle periferie e in particolare nelle zone del Centro-Nord, piuttosto che quelle del Sud Italia.

Come descritto nella tabella, nei centri storici (CS) del Centro-Nord si registra un calo del -24% per le attività di commercio al dettaglio in sede fissa, mentre al di fuori dei centri storici (NCS) il calo è del -22,5%. Non va meglio nemmeno per il commercio ambulante che segna -28,3% nei centri storici del Centro-Nord, e -29,2% nelle periferie.

Performance leggermente migliori al Sud, dove però le attività registrano comunque un calo rispetto agli anni precedenti: -20,6% per le attività di commercio al dettaglio dei centri storici, e -27,2% per gli ambulanti.

Un dato interessante riguarda la crescita del settore alberghi e altre forme di alloggio: a trainare tale crescita sono soprattutto i B&B, in aumento nei centri storici rispettivamente del +168,2% al Sud e del +86,7 nel Centro-Nord.

Considerando tra alberghi e alloggi anche le attività relative a bar e ristoranti, si scopre che le imprese di proprietà di cittadini italiani si sono ridotte dell’8,4%, mentre le attività gestite da esercenti stranieri sono aumentate del +30,1 per cento tra il 2012 e il 2023.

Nel complesso, i comuni che perdono meno commercio e guadagnano più turismo sono localizzati prevalentemente al Sud (eccetto alcune città più attrattive per i turisti, per esempio Bologna, Milano o Venezia).

Perché i negozi chiudono in Italia: le cause

Sono numerose le cause che hanno spinto le attività commerciali e ambulanti a chiudere in battenti negli ultimi anni: tra queste c’è anche la crescita delle piattaforme di e-commerce: le vendite online, nel 2023, hanno rappresentato il 17% degli acquisti di abbigliamento e il 12% del beauty.

Inoltre, negli ultimi cinque anni le vendite nel mercato online sono quasi raddoppiate, passando da 17,9 miliardi nel 2019 a 35 miliardi nel 2023 (+95,5% i beni e +42,2% i servizi), in controtendenza rispetto ai dati che riguardano la chiusura dei piccoli e medi negozi cittadini.

Ma tra i motivi che hanno spinto alla chiusura di numerose attività ci sono anche:

  • la crisi economica, che ha ridotto la capacità di spesa dei consumatori, penalizzando i piccoli negozi di “vicinato”;
  • l’aumento dei costi di gestione, per esempio l’affitto, le tasse e le utenze;
  • la mancanza di ricambio generazionale.

Come contrastare la chiusura dei negozi

Confcommercio ha posto l’accento su alcune direzioni da seguire per contrastare la desertificazione commerciale, ovvero la scomparsa delle piccole attività commerciali o ambulanti dai centri cittadini.

In questo senso, è importante concentrare la propria attenzione su alcuni fattori:

  • puntare su efficienza e produttività, anche attraverso una maggiore innovazione e una ridefinizione dell’offerta;
  • sfruttare l’omnicanalità, ovvero la capacità di seguire il comportamento dei clienti utilizzando anche il canale delle vendite online;
  • avviare progetti di riqualificazione urbana per mantenere e migliorare servizi, vivibilità, sicurezza e attrattività delle nostre città.

Confcommercio, chiudono 111.000 negozi in Italia – Domanda frequenti

Quanti negozi hanno chiuso negli ultimi 12 anni?

Tra il 2012 e oggi, in Italia, sono stati oltre 111.000 i negozi al dettaglio che hanno chiuso i battenti, con una delle cinque imprese attive che non sono state rimpiazzate. Anche il commercio ambulante ha subìto una perdita di 24.000 unità.

Cos’è la desertificazione commerciale?

La desertificazione commerciale è il fenomeno che descrive la chiusura di negozi e attività commerciali nei centri cittadini, oltre alla riduzione del commercio ambulante nei centri storici.

Perché sono importanti le vendite online?

Negli ultimi cinque anni, dal 2019 al 2024, le vendite online hanno quasi raddoppiato i risultati: i siti di e-commerce, quindi, costituiscono una valida opportunità di crescita anche per le piccole attività economiche cittadine. Si parla in questo caso di omnicanalità.

  1. Città e demografia d’impresa, Confcommercio, confcommercio.it ↩︎
Autore
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Laura Pellegrini

Giornalista e content editor

Dopo la Laurea in Comunicazione e Società, ho iniziato la carriera da freelance collaborando con diverse realtà editoriali. Ho scritto alcuni e-book sui bonus e ad oggi mi occupo della redazione di articoli di economia, risparmio e lavoro.

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