Concessioni balneari: la bocciatura UE alla proroga

L'UE si è recentemente espressa in modo contrario alla proroga delle concessioni balneari al 2024: ecco quali sono le motivazioni.

revisione a cura di Giovanni EmmiDottore CommercialistaSu PartitaIva.it ci impegniamo al massimo per garantire informazioni accurate. Gli articoli vengono costantemente revisionati da professionisti del settore.

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Concessioni balneari
  • Il decreto Milleproroghe ha istituito una nuova proroga, fino alla fine del 2024, alle concessioni balneari attuali.
  • L’Unione Europea è contraria a questo intervento, che andrebbe a limitare trasparenza e libera concorrenza.
  • La decisione di prorogare ulteriormente le concessioni balneari è stata notificata dall’UE come incompatibile con il diritto europeo.

Il recente decreto Milleproroghe ha istituito una nuova proroga alle concessioni balneari, fino alla fine del 2024. Si tratta di una decisione che ha dato da discutere, anche a livello europeo. Tale decisione comporta un nuovo stop alla liberalizzazione di questo settore, per cui l’UE si dice contraria.

Questo settore è centrale in paesi come l’Italia, la Spagna o il Portogallo, e l’Europa ha avviato diversi provvedimenti per garantirne la piena liberalizzazione. Il governo italiano tuttavia ha deciso di portare ancora avanti nel tempo le attuali concessioni, rinviandone la scadenza di un anno.

Oltre a questo, è stato anche di fatto vietato di procedere con nuovi bandi nel settore, per cui i Comuni non possono indire gare specifiche per riassegnare le concessioni balneari. L’Europa si è mossa nettamente contro queste decisioni, vediamo perché.

Concessioni balneari e decreto Milleproroghe

Con il decreto Milleproroghe il governo ha istituito diverse proroghe a misure già esistenti, o portato avanti i termini di scadenza di altri interventi. Tra questi provvedimenti, è rientrato anche quello che riguarda le concessioni balneari.

Di fatto i territori balneari sono di proprietà dello stato, che li assegna tramite gare a diversi soggetti che poi se ne occupano nella gestione del turismo. Per un certo periodo quindi un soggetto può accedere ad una concessione per l’utilizzo di questo suolo, che di fatto rimane dello stato.

Per poter ad esempio aprire uno stabilimento balneare, è necessario ricevere dal Comune di riferimento una speciale autorizzazione, la concessione balneare appunto, che ha una certa durata di tempo. Per poter accedere a questa porzione di territorio e avviare un’attività in ambito turistico è quindi generalmente necessario partecipare ad appositi bandi o gare.

Nella maggior parte dei casi tuttavia queste gare non vengono applicate, per cui le stesse concessioni si rinnovano senza alcuna riassegnazione. La necessità di reintrodurre appositi bandi periodici è stata presa in considerazione dal precedente governo, ed è in linea con le iniziative UE di rinnovamento del settore.

Tuttavia con il decreto Milleproroghe questi bandi vengono di fatto bloccati, per cui le concessioni attuali vengono rinviate nella naturale scadenza di un altro anno. Dalla misura voluta dal decreto Milleproroghe quindi scaturiscono due conseguenze:

  • le concessioni balneari rimangono agli stessi soggetti, per un altro anno;
  • i Comuni non possono indire nuovi bandi per distribuire le concessioni.

Di conseguenza su queste concessioni, almeno fino alla fine del 2024, non ci sarà alcuna liberalizzazione. I Comuni non potranno indire alcuna gara almeno fino al prossimo 27 luglio, data da cui lo Stato avrà terminato la mappatura di tutte le zone libere o occupate adibite alle concessioni balneari.

Il provvedimento del decreto milleproroghe tuttavia ha incontrato il parere contrario della Commissione Europea.

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Concessioni balneari: il parere UE

Recentemente l’Unione Europea è intervenuta contro alla decisione del governo italiano, ma anche di altri paesi, di frenare nuovamente la liberalizzazione di questo settore, così importante per l’Italia.

Secondo l’UE una proroga alla scadenza delle attuali concessioni non garantirebbe la libera concorrenza nel settore, e porterebbe quindi avanti un provvedimento contrario al diritto europeo. L’UE ha sottolineato l’importanza di favorire la concorrenza leale e la trasparenza anche in questo settore.

La questione è ampiamente dibattuta al governo, fin dalle prime bozze del decreto Milleproroghe, poiché impedirebbe un uguale trattamento per gli operatori del settore, favorendone una parte, ovvero coloro che attualmente detengono queste concessioni.

Il rischio è quindi quello che si crei un monopolio in questo settore su beni che di fatto appartengono allo Stato, quindi costituiscono una risorsa pubblica. Secondo l’Unione Europea per il settore è necessario un intervento di modernizzazione, che renda accessibile a più operatori la possibilità di usufruire dei terreni dello Stato per lo sviluppo di attività nel turismo.

Così riporta un portavoce UE a proposito della questione:

“La trasparenza e la concorrenza leale darebbero certezza del diritto e stimolerebbero gli investimenti e l’innovazione sia per i concessionari esistenti che per i nuovi operatori nel settore chiave del turismo balneare.”

Anche il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, si è espresso sulla questione delicata delle concessioni balneari, evidenziando come i provvedimenti intorno a questo settore coinvolgerebbero anche i fondi del PNNR, per cui è necessario garantire una maggiore applicazione delle regole per la concorrenza.

Le motivazioni della proroga alle concessioni balneari

Quali sono le motivazioni per cui è stata decisa una proroga alle concessioni balneari fino alla fine del 2024? Il governo è intervenuto con questa decisione principalmente per concludere la mappatura di tutte le zone territoriali per cui possono essere concesse le autorizzazioni.

L’obiettivo di tale verifica è quello di valutare quali sono le risorse naturali ancora disponibili, e procedere poi in un momento successivo ad una riforma strutturale delle concessioni balneari.

La priorità del governo quindi è stata quella di prendere tempo per poi riformare il sistema in un momento successivo, in linea con quanto è stato iniziato dal governo precedente.

Tuttavia un tempo così esteso viene visto in modo negativo dall’Europa, soprattutto per i rischi di monopolio che possono sorgere intorno alle concessioni attuali.

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Concessioni balneari in altri paesi UE

L’Italia non è l’unico paese attualmente al centro per la questione delle concessioni balneari. L’Europa infatti si è mossa anche contro Spagna e Portogallo a causa delle concessioni che si rinnovano da anni senza alcuna gara per la riassegnazione.

L’UE ha preso provvedimenti quindi contro questi stati per garantire un rinnovamento del settore, con la liberalizzazione dell’accesso alle concessioni balneari. In ogni paese per il momento ci sono regole precise, e differenti, per la tutela della zona naturale e per il rinnovo di tali concessioni.

Contro il Portogallo ad esempio l’UE ha avviato ad aprile dello scorso anno una procedura di infrazione, che anche in Italia è già arrivata parecchi anni addietro. Già nel 2016 infatti l’Italia veniva invitata a rispettare le regole presenti nel continente, per cui al momento attuale si attende di conoscere quali saranno i provvedimenti ulteriori per il nostro paese.

Il caso della concessione balneare di di Ginosa

Recentemente le questioni portate avanti dall’Unione Europea hanno avuto un riscontro in un caso specifico, che ha riguardato il Comune di Ginosa in provincia di Taranto. Si tratta della sentenza sulla causa C-348/22, che ha coinvolto il Comune e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Il Comune aveva pianificato la proroga alla concessione balneare fino al 2033, secondo le regole previste dalla Legge di Bilancio 2019. Il Consiglio di Stato tramite sentenza 18/2021 aveva annullato la proroga, chiedendo l’assegnazione tramite gara entro due anni, ovvero alla fine del 2023.

Il Comune tuttavia non ha seguito questa strada, e l’Autorità è intervenuta nuovamente con un ricorso al Tar Puglia. Il giudizio è stato sospeso e passato poi alla Corte di Giustizia. Per questo caso quindi la Corte ha infine dichiarato la necessità di applicare le regole europee, e che:

“i giudici nazionali e le autorità amministrative, comprese quelle comunali, sono tenuti ad applicarle e a disapplicare le norme di diritto nazionale non conformi.”

Di fatto quindi sarebbe lecito non applicare le direttive previste con il Decreto Milleproroghe. Si tratta di una questione comunque ancora aperta e che potrebbe segnare un precedente in merito alla questione delle concessioni balneari. Viene messa quindi in rilievo l’esigenza per il governo di rivedere le disposizioni del decreto.

Concessioni balneari – Domande frequenti

Cosa sono le concessioni balneari?

Per poter avviare un’attività imprenditoriale su una porzione di territorio definita come balneare, i soggetti interessati devono chiedere al Comune di competenza una concessione balneare, assegnata tramite bando.

Cosa ha stabilito il decreto Milleproroghe sulle concessioni balneari?

Il decreto Milleproroghe ha prorogato di un altro anno, fino alla fine del 2024, la liberalizzazione delle concessioni balneari. Ecco quali sono le motivazioni.

Qual è il parere UE sulla proroga alle concessioni balneari?

L’UE è contraria alla proroga alle concessioni balneari istituita con il decreto Milleproroghe, perché impedirebbe la libera concorrenza nel settore.

Autore
Giornalista pubblicista, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle Partite Iva. La curiosità mi ha portato a collaborare con agenzie web e testate e a conoscere realtà anche diversissime tra loro, lavorando come copywriter e editor freelancer.
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Giovanni Emmi
Dottore Commercialista
Revisione al 26 Aprile 2023
Commercialista dal 🧗🏾‍♀️secondo millennio, innovatore professionale nel terzo millennio🏃🏾‍♂️. Il futuro della professione del commercialista nel mio ultimo libro "dalla società alla rete tra professionisti".

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