Autotrasporti, le aziende italiane chiudono per mancanza di lavoratori

Le aziende italiane di autotrasporto chiudono per carenza di autisti e professionisti specializzati: ecco i numeri del fenomeno.

di Francesca Di Feo

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  • Il settore degli autotrasporti affronta da diversi anni una cronica carenza di autisti qualificati, sia in Italia che in Europa.
  • In sei anni, il settore ha perso oltre 400.000 autisti, anche se il numero di giovani sotto i 25 anni che si avvicinano alla professione è cresciuto oltre il 69%.
  • Per risolvere la situazione servono formazione, migliori condizioni lavorative e retribuzioni adeguate.

La crisi degli autisti è ormai diventata una sfida endemica che affligge il settore degli autotrasporti non solo in Italia, ma in tutta Europa. Nonostante una costante richiesta di personale, vi è infatti una marcata e persistente carenza di forza lavoro qualificata.

Un deficit che ha contribuito, negli anni, alla chiusura di molte aziende, causando una contrazione generale dell’industria, benché di recente si stiano manifestando incoraggianti segnali di ripresa e un’attitudine trasformativa che giova al settore che riguarda le giovani generazioni.

Autotrasporti, scompaiono le piccole ditte

In Italia, come nel resto d’Europa, il settore degli autotrasporti sta attraversando un periodo di profonda trasformazione, caratterizzato non solo da difficoltà, ma anche da un dinamico adattamento alle sfide imposte dal mercato.

Il rapporto “100 numeri per comprendere l’autotrasporto – Analisi completa della sostenibilità”, pubblicato da Federservice (Gruppo Federtrasporti) e curato dalla redazione di Uomini e Trasporti, interpreta infatti il fenomeno da diverse angolazioni.

Il panorama delle imprese italiane operanti in questo settore ha subito negli ultimi 10 anni una notevole contrazione, con un calo complessivo del 20,8% dal 2013 al 2023. Una riduzione in larga parte dovuta alla chiusura di numerose imprese individuali, che hanno registrato un decremento del 40%, equivalente alla cessazione di oltre 21 mila aziende.

Nonostante questi dati possano sembrare preoccupanti, è però essenziale interpretarli all’interno di un contesto più ampio che rivela anche segnali positivi.

Le società di capitali, infatti, hanno mostrato una sorprendente crescita del 46,3%, mostrando una tendenza verso strutture più solide e meglio equipaggiate per affrontare le sfide del mercato attraverso strategie di fusioni e acquisizioni. Questa evoluzione è sintomo di una capacità di adattamento che potrebbe rivelarsi cruciale per la stabilità futura del settore.

Nonostante i segni di consolidamento, persiste però una problematica di rilievo che non può essere trascurata: la crescente crisi degli autisti, una sfida che necessita di risposte immediate e strategie efficaci per garantire la continuità e l’efficienza degli autotrasporti in Italia.

400.000 autisti in meno in 6 anni: le dimensioni della crisi

Quando la domanda di personale qualificato all’interno di un settore cresce in maniera esponenziale senza trovare una risposta adeguata, si verifica una crisi strutturale. Nel settore degli autotrasporti, il fenomeno è così marcato da avere un nome: la crisi degli autisti.

Si tratta di un problema sistemico, caratterizzato da una notevole carenza di personale qualificato necessario per guidare veicoli pesanti, che ha contribuito alla chiusura di molte aziende perché impossibilitate a portare avanti le proprie operazioni.

Tra il 2019 e il 2024, si stima che più di 400.000 autisti italiani non abbiano rinnovato la loro carta di qualificazione del conducente, essenziale per operare nel settore. Fenomeno che si inserisce in un contesto più ampio di carenza di circa 600.000 autisti a livello europeo, secondo l’IRU (International Road Transport Union).

lavoratori autotrasporto

Numerosi conducenti, specialmente nella fascia d’età 30-50, hanno abbandonato il settore dopo la pandemia, attratti da altre opportunità di lavoro, come le consegne urbane, che hanno visto un’impennata con la crescita dell’e-commerce.

Nonostante lo scenario indubbiamente preoccupante, emergono però timidi segnali di un potenziale cambiamento.

Dal 2019 ad oggi, si è infatti registrato un aumento del 65,9% di autisti sotto i 25 anni che hanno acquisito la carta di qualificazione. Sebbene rappresenti ancora meno del 10% del totale degli autisti, l’incremento suggerisce un possibile futuro rinnovamento generazionale, che potrebbe infondere nuova energia vitale nel settore.

Come affrontare la crisi del settore degli autotrasporti

Durante le recenti manifestazioni Transpotec Logitec e NME presso Fiera Milano, è stata introdotta un’innovativa iniziativa di Anita, Associazione del trasporto e della logistica di Confindustria, dedicata proprio al rinnovamento del settore autotrasporti e logistica.

Il nuovo Osservatorio Giovani Autotrasporto e Logistica intende realizzare vari obiettivi strategici, tra cui facilitare l’accesso ai giovani alla professione, comprendere le aspettative delle nuove generazioni nei confronti del lavoro, promuovere l’equità di genere e fornire orientamenti mirati ai futuri lavoratori.

Inoltre, si prefigge di aumentare la consapevolezza delle istituzioni nazionali sulla crescente necessità di autisti qualificati e di promuovere l’importanza di un’azione coordinata tra mondo imprenditoriale e sistema educativo per colmare questa lacuna.

Anche nel resto d’Europa, la situazione è simile: più del 70% delle aziende ha intrapreso azioni concrete per migliorare la ritenzione e l’attrattiva della professione di autista. Tra le misure più comuni figurano la concessione di bonus legati alla performance e incrementi salariali.

Altri interventi includono investimenti in flotte di veicoli più efficienti e moderni (lo fa il 44% delle aziende europee), il sostegno finanziario per i nuovi ingressi nel settore e programmi di sviluppo professionale per ampliare le competenze degli autisti.

Autore
Classe 1994, immediatamente dopo gli studi ho scelto di intraprendere una carriera nel Project Management in ambito di progetti Erasmus+ per EPS. Questo mi ha portato ad approfondire in particolare le tematiche inerenti alla fiscalità delle PMI, anche se la mia area di expertise risulta oggi molto più ampia in questo ambito. Oggi sono copywriter freelance appassionata di scrittura e di innovazione per le piccole e medie imprese.

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