Chiudere una ditta individuale: come procedere nel caso di debiti

È possibile chiudere una ditta individuale oberata dai debiti? Scopriamo cosa prevede la legge e come comportarsi correttamente.

revisione a cura di Giovanni EmmiDottore CommercialistaSu PartitaIva.it ci impegniamo al massimo per garantire informazioni accurate. Gli articoli vengono costantemente revisionati da professionisti del settore.
Chiudere una ditta individuale: come procedere nel caso di debiti
  • In Italia è possibile chiudere una ditta individuale anche se sono stati contratti debiti.
  • In caso di ditta individuale, bisogna seguire una procedura per evitare il pignoramento dei beni personali.
  • Risulta possibile comunque tutelarsi dal rischio di fallimento personale.

Può capitare anche all’imprenditore più accorto di dover chiudere la propria ditta individuale. Nonostante siano stati portati avanti progetti piccoli o grandi, può accadere di trovarsi nella situazione spiacevole di non riuscire più a far quadrare i conti.

Esercitare la propria attività in forma individuale non protegge dai debiti con le banche o con i fornitori. E nemmeno dal fisco: le cartelle esattoriali devono essere pagate, poco importa che contengano pagamenti Iva, contributi Inps o altre spese tributarie.

Purtroppo l’aver esercitato la propria attività come ditta individuale non tutela dai rischi di carattere penale. Anche se, molto spesso, l’idea di arrendersi e chiudere la propria azienda per colpa di una crisi o delle tasse non piace a nessuno. Nel momento in cui le passività superano l’attivo è necessario fermarsi. Più che altro per evitare una dichiarazione di fallimento.

È a questo punto che sorgono le domande più difficili: è possibile chiudere una ditta individuale piena di debiti? Quali sono le conseguenze di questa scelta? Ma soprattutto su chi ricadono queste obbligazioni? E su chi si potranno rivalere i debitori insoddisfatti per far valere i propri diritti?

Ditta individuale: chi paga i debiti

Prima di analizzare se si possa chiudere o meno una ditta individuale, è necessario capire quali siano le ripercussioni sul patrimonio personale degli eventuali debiti. Partiamo con il ricordare che una ditta individuale, a differenza delle società di capitali come sono le S.p.A. e le S.r.l., non possiede un’autonomia giuridica rispetto all’imprenditore.

Questo significa, sostanzialmente, che degli eventuali debiti contratti nello svolgimento della propria attività risponde sia il patrimonio della ditta sia quello personale dell’imprenditore.

Cosa comporta tutto questo? La risposta è molto semplice: l’imprenditore non è un soggetto distinto dalla propria ditta. Gli eventuali creditori potranno rivalersi direttamente su di lui.

Proviamo a fare un esempio pratico. Un imprenditore ha un’azienda attraverso la quale vende dei prodotti per la casa. L’attività è esercitata sotto forma di ditta individuale. L’imprenditore è proprietario della casa dove vive con la famiglia, in comunione dei beni con la moglie. In questo caso i creditori dell’imprenditore avranno la possibilità di pignorargli il 50% dell’immobile dove vive con la famiglia.


Il rischio fallimento

Una ditta individuale può fallire? Purtroppo la risposta è affermativa. Sì, può fallire e fallisce anche la persona fisica: l’imprenditore. Nel caso in cui si dovesse arrivare a questa situazione, le conseguenze potrebbero essere gravi, perché sarebbe pregiudicata la possibilità per il fallito di proseguire la propria attività lavorativa.

Dovrà cedere tutti i propri beni, compresi quelli personali, al tribunale, che dovrà procedere con la vendita degli stessi e soddisfare i creditori. A salvarsi dal fallimento sono solo i piccoli imprenditori. Sono considerati come tali:

  • i coltivatori diretti del fondo;
  • gli artigiani;
  • i piccoli commercianti;
  • gli imprenditori che esercitano un’attività professionale organizzata, avvalendosi del lavoro della propria famiglia.

Comunque vada, perché arrivi a tutti gli effetti una dichiarazione di fallimento devono essere rispettati alcuni parametri legati al fatturato e all’esposizione debitoria.

Debiti Partita Iva

Ditta individuale: si può chiudere se ha dei debiti

La normativa italiana permette di chiudere una ditta individuale, anche se questa ha ancora dei debiti non saldati. Chiudere l’azienda e la Partita Iva, però, non comporta l’estinzione in maniera automatica di tutti i debiti.

L’imprenditore sarà ancora responsabile delle proprie obbligazioni. Ma come? Dovrà onorare i propri debiti utilizzando il patrimonio personale. Nel caso in cui dovesse avere dei beni intestati, i creditori avranno la possibilità di rivalersi su essi con un pignoramento, in modo da tutelare i propri crediti.

La presenza di immobili, nel patrimonio personale dell’imprenditore, permetterà di avviare il pignoramento immobiliare. Quando vi sia una situazione di contitolarità, questo può succedere tra moglie e marito, il pignoramento potrà toccare solo e soltanto il 50% dell’immobile del soggetto fallito.

L’imprenditore potrà, inoltre, chiudere il conto corrente, anche si ci sono delle passività. Questa scelta può evitare che vengano addebitati ulteriori costi di gestione. Questa decisione, comunque, non cancellerà il debito con la banca.


Il caso dell’imprenditore nullatenente

Cosa succede nel caso in cui l’imprenditore sia nullatenente? Quando il soggetto, che ha chiuso la ditta individuale, risulta non essere titolare di beni intestati, i creditori non avranno alcuna arma nei suoi confronti.

Non potranno agire civilmente, penalmente ed amministrativamente nei suoi confronti. In questo caso, non possono nemmeno essere erogate delle sanzioni contro chi non paga i propri debiti.

Discorso a parte vale per eventuali debiti con le banche. In questo caso c’è sempre la segnalazione nella Centrale Rischi interbancaria: questo comporterà l’impossibilità di richiedere ulteriori finanziamenti. Ma non solo: non sarà possibile aprire un nuovo conto corrente o emettere degli assegni.

I debiti dell’imprenditore nullatenente saranno trasferiti agli eredi, nel momento in cui dovesse morire, purché decidano di accettare l’eredità.

Ditta individuale: come chiuderla con i debiti

La strada migliore per chiudere una ditta individuale ed evitare il fallimento è quella di presentare un concordato preventivo con i creditori. Questa soluzione permette, dopo aver ottenuto il via libera del tribunale, di ottenere un saldo e stralcio dei debiti che non si riuscirebbero a pagare.

Questo è a tutti gli effetti un accordo con i creditori, che permette di pagare quelli chirografari e quelli privilegiati. Nel caso in cui l’imprenditore non dovesse rientrare nei parametri previsti dalla legge fallimentare, invece del concordato preventivo potrà presentare la procedura di sovraindebitamento. Si tratta di un’istanza al tribunale, sulla quale dovranno esprimere la propria opinione i creditori.

Ditta individuale – Domande frequenti

Chiudere una ditta individuale piena di debiti: cosa si rischia?

Nel caso in cui i debiti non siano stati saldati prima della chiusura della Partita Iva, questi ricadono direttamente sul patrimonio personale dell’imprenditore.

Come si possono muovere i creditori per ottenere il pagamento dei debiti?

Posso pignorare i beni dell’imprenditore, nel caso di ditta individuale, compresa la casa nella quale vive con la famiglia. Ciò avviene anche se questo immobile è in comproprietà con il coniuge.

Quali sono le operazioni da effettuare per evitare problemi dopo la chiusura dell’attività?

Nel caso in cui ci siano dei debiti, la strada migliore è quella di un concordato preventivo con i debitori. In questo modo si concorda un piano di rientro, uno stralcio di parte dei debiti e si evita il fallimento personale.

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dottore commercialista giovanni emmi
Giovanni Emmi
Dottore Commercialista
Revisione al 4 Ottobre 2022
Dottore commercialista specializzato in organizzazione e gestione dello studio professionale, consulenza direzionale e digitalizzazione dei processi. Nonostante sia un pianificatore nato, ha delle intuizioni geniali.
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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Ho una laurea in materie letterarie. Ho iniziato ad occuparmi di Economia fin dal 2002, concentrandomi dapprima sul mercato immobiliare, sul fisco e i mutui, per poi allargare i miei interessi ai mercati emergenti ed ai rapporti Usa-Russia. Scrivo di attualità, tasse, diritto, economia e finanza.

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