Poiché sembra ormai difficile ottenere dall’Europa una maggiore libertà di spesa, Palazzo Chigi ha virato su un piano alternativo per riconoscere nuovi bonus e aiuti a famiglie e imprese contro il caro energia. L’obiettivo è recuperare circa 5 miliardi di euro entro un mese ma, con grande probabilità, il governo Meloni non potrà usare le risorse per confermare il taglio delle accise.
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Dai Fondi di coesione i soldi per i nuovi bonus contro il caro energia per famiglie e imprese
Fino a pochi giorni fa, il governo puntava a una sospensione del Patto di stabilità con l’UE, che impone il rispetto di precisi vincoli di bilancio. In particolare, quello che Meloni aveva chiesto era di poter sforare il tetto del deficit programmato (il disavanzo tra quanto uno Stato incassa e quanto spende) per finanziare nuove misure di sostegno contro il caro energia, senza che tale spesa venisse conteggiata. Tuttavia, il rapido mutamento dello scenario politico e il rifiuto da parte di Bruxelles (ormai quasi certo) hanno spinto a dover valutare il ricorso ad altre risorse, già esistenti ma non ancora spese.
Il nuovo piano prevede la rimodulazione dei fondi europei insieme a una contestuale revisione del PNRR, due interventi che permetterebbero di recuperare circa 5 miliardi di euro. Infatti, nei prossimi giorni partirà un esame approfondito di tre canali finanziari, indicati dal vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, ovvero: i Fondi di coesione, il Fondo per lo sviluppo regionale e il just transition Fund. Dopo di che è prevista la revisione del PNRR, che sarà esaminata dalla cabina di regia la prossima settimana e che, anche se i margini di manovra rimangono stretti, dovrebbe garantire un miliardo dei cinque preventivati.
Che fine fa il taglio delle accise?
Se l’operazione di recupero delle risorse dovesse andare a buon fine, questi soldi non andranno a finanziare nuovi sconti sulle accise per benzina e diesel. L’Europa, infatti, non permette l’uso dei fondi di coesione per questo tipo di interventi, giudicati incompatibili con gli obiettivi green UE. Quindi il via libera di Bruxelles è impossibile in questo senso.
Il sostegno alle aziende cambierà forma. Gli aiuti non saranno più sui consumi, ma si trasformeranno in incentivi per migliorare l’efficienza energetica e investimenti in tecnologie pulite e meno inquinanti.
Nuovi bonus energia e tariffe agevolate per le famiglie
Oltre agli incentivi per il sistema produttivo, il piano prevede ristori immediati e misure di contrasto alla povertà energetica per nuclei familiari, con particolare riguardo nei confronti dei meno abbienti. Nello specifico, le risorse stanziate finanzieranno:
- buoni energia e ristori diretti per i nuclei con redditi bassi;
- tariffe sociali agevolate per chi è in condizione di povertà energetica;
- incentivi destinati alla sostituzione delle caldaie alimentate a combustibili fossili destinati alle famiglie vulnerabili.
Quali progetti saltano per recuperare le risorse
Per recuperare i 5 miliardi di euro necessari, il governo ha pianificato un’operazione molto veloce, puntando a chiudere un accordo diretto con la Commissione europea in meno di un mese, così da rendere i fondi subito disponibili. Le risorse verranno attinte principalmente dall’utilizzo dei fondi non ancora assegnati, ovvero attingendo a somme che non sono state ancora vincolate a progetti specifici e al recupero dai progetti in ritardo. In questo caso si andranno a prelevare i fondi destinati a opere e investimenti che avrebbero dovuto fare passi avanti già nel 2022, ma che sono rimasti fermi sulla carta o non sono stati spesi nei tempi previsti.














Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it