Un emendamento inserito nel decreto PNRR ha rivisto in aumento i costi di vigilanza a carico delle forme pensionistiche integrative. Il provvedimento si muove in contraddizione rispetto ai piani annunciati dal governo. Infatti, se da un lato l’esecutivo continua a incentivare l’adesione alla previdenza complementare, dall’altro introduce un incremento dei costi che andrà a erodere le risorse accumulate dai risparmiatori ai fondi pensione. Per questo molti analisti hanno definito tale intervento come una vera e propria mini patrimoniale.
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Fondi pensione, nuove regole di calcolo del contributo COVIP
Per comprendere la portata della riforma, occorre analizzare la modifica tecnica della base imponibile del contributo annuale di vigilanza dovuto alla COVIP (la Commissione di vigilanza sui fondi pensione). Fino al 2025, questo contributo era pari allo 0,5 per mille calcolato esclusivamente sui flussi raccolti nell’anno, vale a dire sulla somma dei versamenti integrativi effettuati dai lavoratori, dalle aziende e dalle quote di trattamento di fine rapporto (TFR). Dal 2026, il parametro di calcolo cambia. Il prelievo non si applicherà più a quanto viene versato anno per anno, bensì all’intero patrimonio complessivo gestito dalle forme pensionistiche.
Con la delibera ufficiale del 18 marzo 2026, la COVIP – valutando il proprio fabbisogno finanziario e le evoluzioni del settore – ha fissato per l’anno in corso un’aliquota dello 0,06 per mille del totale delle risorse destinate alle prestazioni risultanti al 31 dicembre 2025. Gli operatori dovranno effettuare il versamento entro la scadenza del 30 giugno 2026.
A prima vista, la discesa dell’aliquota dallo 0,5 allo 0,06 per mille (quasi un decimo della precedente) potrebbe sembrare un alleggerimento. La realtà economica è però diametralmente opposta, poiché la percentuale viene applicata a una base imponibile molto più vasta.
Cosa cambia
L’impatto economico della riforma emerge chiaramente dal confronto dei dati relativi al 2025. Secondo i dati MEF/COVIP, infatti:
- il vecchio sistema si applicava su 17,4 miliardi di euro (i flussi in entrata nell’anno);
- il nuovo sistema si applica su 261,2 miliardi di euro (il patrimonio totale accumulato).
Calcolare lo 0,06 per mille su oltre 261 miliardi genera un gettito superiore rispetto al sistema precedente. Di conseguenza, lo sforzo economico maggiore ricadrà sui fondi pensione più grandi e consolidati, che gestiscono i patrimoni più consistenti.
Esempio di calcolo, quanto rischiano di perdere i risparmiatori
Per calare questi numeri nella realtà quotidiana, si può analizzare la posizione di un lavoratore che ha costruito negli anni una posizione solida. Ipotizziamo un iscritto con un patrimonio di 50.000 euro che continua a versare 3.000 euro all’anno (tra contributi propri, aziendali e TFR).
| Periodo | Base di calcolo | Aliquota | Costo per il risparmiatore |
| Fino al 2025 | Solo i 3.000 euro versati nell’anno | 0,5 per mille | 1,50 euro |
| Dal 2026 | L’intero patrimonio di 50.000 euro | 0,06 per mille | 3,00 euro |
Come si può notare, nonostante l’aliquota COVIP sia stata ridotta di oltre otto volte (dallo 0,5 allo 0,06 per mille), la spesa reale per questo risparmiatore finisce per raddoppiare (+100%).
Chi viene colpito di più
Se l’imposta grava in prima battuta sulle casse dei fondi, l’effetto finale ricadrà inevitabilmente sui rendimenti netti e sulle commissioni applicate ai singoli aderenti. Professionisti, manager e risparmiatori storici – ovvero coloro che contribuiscono da decenni e hanno accumulato capitali significativi – saranno i soggetti più penalizzati. Per un professionista o un quadro aziendale con una posizione previdenziale solida, la distanza tra quanto versato annualmente e il patrimonio complessivo è elevata: maggiore è questo divario, più pesante diventerà l’incidenza del nuovo prelievo.
L’impatto non sarà identico per tutti, ma dipenderà in modo proporzionale dal capitale accumulato nel tempo. Per questo motivo, chi ha iniziato a versare da pochi anni o ha posizioni contributive ancora contenute risentirà in modo marginale della novità .
Riforma COVIP: perché il nuovo contributo agisce come una patrimoniale
Secondo l’analisi del MEFOP (la società per lo sviluppo del mercato dei fondi pensione), questa misura introduce un pericoloso rischio reputazionale per il settore. In un Paese come l’Italia, in cui l’adesione ai fondi integrativi sconta ancora barriere di natura culturale, il rischio è che passi un principio penalizzante: più il risparmiatore è virtuoso e accumula risorse per la propria vecchiaia, maggiore diventa il contributo richiesto dallo Stato per la vigilanza.
Per le PMI, che utilizzano la previdenza integrativa e il conferimento del TFR come strumenti di fidelizzazione e di welfare aziendale, e per i professionisti, attenti all’ottimizzazione fiscale della propria pianificazione finanziaria, il monitoraggio dei costi di gestione dei fondi diventerà , da quest’anno, una variabile da valutare con attenzione. Soprattutto perché, anche se un lavoratore smettesse di versare contributi al proprio fondo pensione, la tassa continuerebbe a essere applicata sul capitale già presente.
Proprio come una patrimoniale, la tassa non colpisce più un’azione (il versamento di nuovo denaro), ma l’esistenza stessa di una ricchezza accumulata.










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it