BCE aumenta i tassi di interesse: di quanto salgono rate e costi dei mutui

Il conflitto tra USA e Iran e le sue immediate ripercussioni sulle catene di fornitura globali stanno ridefinendo le traiettorie della politica monetaria

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BCE conferma aumento tassi interesse a giugno 2026
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Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea, guidato da Christine Lagarde, ha deliberato all’unanimità un innalzamento dei tassi di interesse, il primo da settembre 2023. Si tratta di una mossa restrittiva, presa per far fronte a un’inflazione ancora elevata e a un progressivo indebolimento dell’economia generale, che ovviamente inciderà direttamente sul costo del denaro in tutta la zona euro, con conseguenze su mutui e prestiti.

Aumento tassi di interesse BCE: i nuovi valori

L’aumento stabilito dalla BCE è dello 0,25% (pari a 25 punti base) per tutti e tre i suoi tassi di riferimento dal 17 giugno. Nel dettaglio, i tassi salgono:

  • per i depositi (il rendimento per le banche che custodiscono fondi presso la BCE), dal 2,00% al 2,25%;
  • per le operazioni di rifinanziamento principali (quando le banche prendono in prestito denaro dalla BCE), dal 2,15% al 2,40%;
  • per i prestiti marginali (i finanziamenti d’emergenza alle banche), dal 2,40% al 2,65%.
Tasso di riferimento BCEPrecedente valoreNuovo valore (dal 17 giugno 2026)
Tasso sui depositi2,00%2,25%
Operazioni di rifinanziamento principali2,15%2,40%
Prestiti marginali2,40%2,65%

I motivi della decisione

Christine Lagarde ha commentato la misura spiegando che questa scelta permette di affrontare meglio l’attuale clima di incertezza economica. Ha inoltre precisato che non si tratta di una mossa precauzionale, ma di una risposta diretta e necessaria a fronteggiare le difficoltà legate alla disponibilità e all’offerta di beni sul mercato.

La spinta all’aumento dei tassi deriva dal conflitto in Medio Oriente. La chiusura dello Stretto di Hormuz e i falliti tentativi di cessate il fuoco hanno generato un pesante shock sui prezzi energetici e questo ha costretto gli esperti dell’Eurosistema a rivedere le stime macroeconomiche, dipingendo un quadro dai tratti stagflazionistici per l’Europa: prezzi alti e attività in rallentamento.

Le previsioni sull’inflazione

La decisione è stata necessaria anche perché, secondo i dati diffusi dalla Banca, l’aumento del costo della vita rimarrà sopra i livelli desiderati ancora per qualche anno. In particolare, nel 2026 le stime sull’inflazione in Europa salgono al 3,0% (rispetto al 2,6% ipotizzato nelle previsioni di marzo), mentre nel 2027 si prevede una discesa al 2,3% e nel 2028 è atteso il ritorno all’obiettivo ideale del 2,0%. L’inflazione core (quella calcolata escludendo i prezzi più instabili di energia e alimentari) dovrebbe invece attestarsi al 2,5% sia nel 2026 che nel 2027.

La tendenza al rialzo è già visibile in Italia. Secondo i dati provvisori diffusi dall’Istat, a maggio l’inflazione su base annua è balzata al 3,2% (rispetto al 2,7% registrato ad aprile), spinta proprio dai costi dell’energia non regolamentata, come i carburanti.

La crescita economica rallenta

Le difficoltà internazionali pesano anche sulla crescita complessiva. Le stime sul PIL della zona euro hanno subito un rallentamento, secondo i dati del bilancio BCE. Nel 2026, la crescita prevista per l’anno in corso è stata tagliata allo 0,8% (rispetto allo 0,9% stimato a marzo). Nel 2027, si ipotizza inoltre una risalita all’1,2%, con un’ulteriore crescita che nel 2028 dovrebbe toccare l’1,5%.

Nonostante il rallentamento, la presidente della BCE Christine Lagarde ha rassicurato i mercati finanziari, precisando che non ci si trova in una situazione di totale assenza di crescita o di grave pericolo per l’economia.

Gli effetti sul mercato dei mutui

L’impatto della decisione di Francoforte si riflette immediatamente sulle famiglie e sui professionisti che hanno sottoscritto o stanno per accendere un finanziamento immobiliare. L’Euribor a 3 mesi, l’indice di riferimento per i mutui a tasso variabile, aveva già iniziato la sua corsa verso l’alto anticipando la decisione della BCE, passando dal 2,01% di fine febbraio al 2,31% registrato il 5 giugno.

Per capire meglio come cambiano le cifre, il portale Facile.it ha calcolato l’andamento delle rate per un mutuo a tasso variabile da 126.000 euro con una durata di 25 anni.

L’andamento della spesa, in questo caso, mostra una crescita costante negli ultimi mesi. A marzo di quest’anno, la rata mensile era pari a 579 euro. All’inizio di giugno, poco prima che entrasse in vigore l’ultimo provvedimento, l’importo era già salito a 590 euro. Adesso, con il nuovo rialzo deciso a Francoforte, l’aumento scatta subito e ogni mese si pagheranno circa 16 euro in più, portando la rata mensile a quota 606 euro.

Guardando all’andamento dei contratti futures sull’Euribor, gli esperti stimano che la rata del medesimo mutuo variabile possa raggiungere i 626 euro entro fine anno o inizio 2027. Rispetto ai 578 euro di gennaio, l’aggravio totale annuo sfiorerà i 50 euro al mese.

Conviene più il tasso fisso?

Questo scenario riduce la convenienza storica del tasso variabile. Attualmente, le migliori offerte sul tasso fisso si attestano attorno a un TAN del 3,20%, traducendosi in una rata iniziale di circa 611 euro per lo stesso profilo di finanziamento. Se il variabile supererà la soglia dei 611 euro per puntare ai 626 euro, il tasso fisso tornerà a essere non solo più sicuro, ma finanziariamente più conveniente, garantendo la certezza del costo della rata.

Credito aziendale e prospettive future per le pmi

Nonostante il quadro complesso, i tassi sui prestiti alle imprese sono rimasti fermi al 3,6%, mentre il costo del debito di mercato è salito al 4% ad aprile (dal 3,9% di marzo). Il credito alle imprese registra comunque un’accelerazione, segnando un +3,4% (rispetto al 3,2% precedente), affiancato da una crescita delle emissioni obbligazionarie del 4,6%.

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