Fisco, oltre 11 milioni di cittadini non versano l’IRPEF: ecco chi paga di più tra autonomi, pensionati e dipendenti

Cresce il reddito dichiarato dagli italiani, ma il peso del Fisco resta sulle spalle di pochi

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I dati delle dichiarazioni dei redditi degli italiani 2025, pubblicati ieri dal Ministero delle Finanze, raccontano che il nostro Paese produce più ricchezza, ma fatica a ripartire equamente il carico fiscale. Infatti nonostante il reddito complessivo dichiarato sia salito a 1.076,3 miliardi (+4,7%), sono ancora pochi i contribuenti che versano l’IRPEF in Italia. A sostenere la maggior parte della spesa è infatti il ceto medio, mentre le differenze tra dipendenti, pensionati e partite IVA si fanno sempre più marcate.

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Quanti sono gli italiani che non pagano l’IRPEF

Su un totale di 42,8 milioni di contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi nel 2025 (relativa all’anno d’imposta 2024), sono ben 11,3 milioni quelli che non hanno versato l’IRPEF. All’interno di questo gruppo, circa 8,7 milioni di soggetti presentano un’imposta netta pari a zero a causa di redditi che rientrano nelle soglie di esonero o per l’applicazione di detrazioni che annullano l’imposta lorda. La restante parte (2,6 milioni) è invece composta da contribuenti la cui imposta è interamente compensata dai trattamenti integrativi. Per cui, pur avendo un reddito tale da dover pagare le tasse, alla fine non versano nulla perché ricevono dallo Stato dei bonus che annullano il debito.

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Il carico fiscale e il ruolo del ceto medio

Un altro aspetto critico emerso dall’analisi è poi quello relativo alla concentrazione del prelievo. Nel dettaglio, chi dichiara più di 35.000 euro annui rappresenta appena il 23,4% della platea totale, eppure sostiene da solo il 65,1% dell’intero gettito IRPEF. Tra questi, gli appartenenti al cosiddetto ceto medio – ovvero i contribuenti con redditi compresi tra i 35.000 e i 70.000 euro – sono responsabili di quasi un terzo della raccolta complessiva, contribuendo per il 32,1% al gettito totale.

Per quanto riguarda invece i redditi più elevati, definiti convenzionalmente come super-ricchi (quelli oltre i 300.000 euro), il loro apporto è pari al 6,6% dell’imposta netta totale, a fronte di una presenza numerica estremamente contenuta. Rappresentano infatti solo lo 0,2% dei contribuenti.

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Chi versa di più tra dipendenti, pensionati e autonomi

Analizzando invece la tipologia di reddito, quello che emerge è che lavoratori dipendenti e pensionati costituiscono da soli l’84,6% del reddito complessivo dichiarato. In particolare, i lavoratori dipendenti sono i principali contribuenti del Paese. Generano da soli il 54,4% del reddito totale nazionale e, con un reddito medio di 24.250 euro (cresciuto del 4,1%), garantiscono un gettito costante grazie al prelievo diretto in busta paga.

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Il divario territoriale e le tasse locali

Per quanto riguarda infine la distribuzione della ricchezza, la Lombardia si attesta come la regione con il reddito medio più elevato, pari a 30.200 euro, mentre all’estremo opposto si posiziona la Calabria, dove la media dichiarata si ferma a 19.020 euro.

A questo divario nei guadagni si aggiunge l’impatto delle tasse locali, che integrano il prelievo nazionale e pesano in modo crescente sui bilanci di famiglie e imprese. Nel 2024, le addizionali regionali hanno generato un gettito complessivo di 16,2 miliardi di euro, con un aumento del 6,2% rispetto all’anno precedente.

Tuttavia, il peso di questa imposta non è uguale per tutti, poiché varia sensibilmente in base alla regione di residenza. Nel Lazio, per esempio, si registra il valore medio più alto, con un esborso di 790 euro per contribuente. In Sardegna, al contrario, la media scende a 300 euro.

A livello cittadino si osserva un trend simile. Le addizionali comunali sono cresciute del 6,4%, raggiungendo un valore totale di circa 6,6 miliardi di euro. Anche in questo caso, la pressione fiscale locale mostra differenze marcate, riflettendo le diverse politiche tributarie adottate dai singoli territori.

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