A un mese e mezzo dall’appello della presidente del Consiglio Giorgia Meloni – che aveva chiesto a Bruxelles la sospensione del Patto di stabilità UE per proteggere l’economia nazionale – è arrivata la risposta della Banca centrale europea. Intervistata da Fabio Fazio a Che tempo che fa, la presidente della BCE Christine Lagarde ha infatti gelato le aspettative del governo italiano.
Deroga al Patto di stabilità UE: cosa cambia dopo il “no” di Francoforte
“Abbiamo delle regole di deficit, di debito, di bilancio e dobbiamo operare all’interno di queste regole. Se lo facciamo – ha dichiarato Lagarde in TV – i mercati capiranno. È importante agire tutti insieme come europei anziché cercare percorsi diversi, perché i nostri nemici sarebbero entusiasti di una frammentazione”.
Il governo quindi non potrà scostare il bilancio liberamente. I crediti d’imposta per le imprese energivore (acciaio, chimica, ceramica) e i tagli delle accise sui carburanti dovranno essere coperti da tagli alla spesa pubblica o da altre tasse, rendendoli più contenuti e temporanei.
Perché Meloni aveva chiesto la sospensione
La richiesta di flessibilità da parte di Palazzo Chigi non era casuale, ma figlia di una situazione emergenziale esplosa nelle scorse settimane. Le forti tensioni geopolitiche in Medio Oriente (tra lo Stretto di Hormuz e il Libano) hanno infatti innescato un aumento dei costi energetici che ha colpito la logistica e le imprese italiane. Il disagio è diventato palpabile per i cittadini presso le stazioni di rifornimento, dove i prezzi dei carburanti hanno raggiunto soglie critiche.
Le conseguenze per l’Italia
Secondo le stime di Confindustria, lo shock geopolitico in Medio Oriente rischia di gonfiare la bolletta energetica delle imprese italiane tra i 7 e i 21 miliardi di euro e, senza la possibilità di sforare il deficit, al governo Meloni resta poco margine per un nuovo piano di aiuti dopo il decreto carburanti quater.
Inoltre, con l’inflazione in salita (attorno al 3% nell’Eurozona), Lagarde ha persino avvertito che aiuti di Stato troppo generosi costringerebbero la BCE ad alzare ulteriormente i tassi di interesse. Quindi, per chi deve chiedere un prestito, finanziare il capitale circolante o rinegoziare i debiti in scadenza costerà molto caro. Per chi vuole innovare, invece, gli investimenti a lungo termine (digitalizzazione, transizione ecologica) rischiano di essere congelati o rimandati a causa dell’alto costo del denaro, rallentando la modernizzazione del sistema Paese.
Gli Stati membri con più spazio di manovra fiscale (come la Germania, nonostante le sue difficoltà, o i Paesi del Nord) avranno comunque più risorse legittime per sostenere indirettamente le proprie aziende. Le imprese italiane, invece, dovranno competere nel mercato unico contando quasi esclusivamente sulla propria efficienza interna.
La strategia energetica del futuro: addio al gas e sì al nucleare
Questo scenario di ristrettezza finanziaria non rappresenta però solo un limite congiunturale, ma si inserisce nella più ampia rotta strutturale della BCE per l’economia continentale. Come ha spiegato Lagarde durante l’intervista, se nel breve termine il costo del denaro frena gli investimenti, nel lungo periodo la stabilità del mercato dipenderà dalla capacità di scindere lo sviluppo economico dalla volatilità dei combustibili fossili. La transizione per garantire l’indipendenza energetica europea e proteggere le imprese da futuri shock geopolitici dovrà basarsi obbligatoriamente su due pilastri: investimenti massicci sul nucleare e accelerazione sulle energie rinnovabili.










Redazione
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