Dichiarazione IVA omessa o in ritardo, scattano i nuovi controlli: le sanzioni e come rimediare

Cosa cambia e come funzionano i controlli con la nuova procedura introdotta dalla legge di bilancio

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Dimenticare la scadenza della dichiarazione IVA è un errore che, da quest’anno, viene gestito dal Fisco in modo diverso rispetto al passato. Con le novità introdotte nel 2026, infatti, l’Agenzia delle Entrate ha attivato un sistema di controllo intelligente, che permette di individuare subito chi non ha presentato il documento, offrendo però una strada agevolata per mettersi in regola.

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Dichiarazione IVA omessa, al via i nuovi controlli automatici

In passato, se qualcuno dimenticava di presentare la dichiarazione, l’Agenzia delle Entrate impiegava mesi o anni per accorgersene tramite controlli incrociati. Oggi, grazie alla fatturazione elettronica e alla trasmissione telematica dei corrispettivi, lo Stato possiede già tutti i dati relativi a quanto un’impresa o un professionista ha incassato e speso. Se pertanto l’invio non avviene entro i termini (il 30 aprile), il sistema se ne accorge quasi subito. A questo punto, l’Agenzia può inviare una comunicazione automatica calcolando direttamente l’imposta dovuta, i relativi interessi e le eventuali sanzioni.

Il contribuente, dal canto suo, ha due possibilità: può segnalare all’Agenzia se ci sono stati errori (ad esempio mostrando di aver già fatto dei versamenti o di avere dei crediti IVA che il sistema non ha considerato automaticamente), oppure procedere a regolarizzare, pagando le somme richieste tramite il modello F24.

Quali sono le sanzioni in caso di omissione

La sanzione ordinaria per la dichiarazione omessa è pari al 120% dell’imposta dovuta, e parte da un importo minimo di 250 euro. Questa scatta automaticamente se non si presenta il modulo entro 90 giorni dalla scadenza. Chi riceve la comunicazione di liquidazione automatica da parte del Fisco e decide di pagare entro 60 giorni, invece, paga una sanzione ridotta a un terzo, ovvero pari al 40% dell’imposta dovuta.

Se dai controlli non emergono debiti (dichiarazione a zero), la sanzione scatta per la mancata presentazione, è fissa e va da 250 a 1.000 euro.

Interessi e accessori

Oltre alle sanzioni sopra descritte, vanno sempre calcolati gli interessi di mora, applicati giorno per giorno sulla cifra non versata, a partire dalla scadenza originale. Inoltre, vige il divieto di compensazione. Infatti, per pagare i debiti derivanti dalle procedure di liquidazione automatica, non è possibile utilizzare crediti di altre imposte (compensazione orizzontale).

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Come funziona il ravvedimento operoso

Prima che l’Agenzia invii la comunicazione, il contribuente può regolarizzare spontaneamente la propria posizione. In questo caso, anche se la dichiarazione è presentata con oltre 90 giorni di ritardo (e quindi considerata omessa), il ravvedimento operoso permette di ridurre la sanzione del 120% a frazioni molto vantaggiose (come 1/10 o 1/8). Questo porta la multa effettiva a circa il 12-15% dell’imposta.

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Quando scatta il reato penale

Un punto spesso fonte di confusione riguarda le conseguenze penali. Recentemente, la Corte di Cassazione ha chiarito che non versare l’IVA è un reato solo se è stata presentata una dichiarazione ma non si è provveduto al saldo del debito.

Se invece questa manca del tutto, il reato di omesso versamento non può tecnicamente esistere, a meno che non si superino determinate soglie di gravità. In particolare, in caso di omessa dichiarazione (non inviata), il reato scatta se l’IVA dovuta supera i 50.000 euro. Per omesso versamento (modulo inviato ma importo non pagato), scatta solo se l’importo supera i 250.000 euro.

In ogni caso, non c’è reato se la dichiarazione viene presentata entro il termine per la presentazione di quella relativa al periodo d’imposta successivo (purché prima dell’inizio di accertamenti amministrativi).

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