Secondo l’ultimo weekly oil bulletin della Commissione europea, l’Italia sta dimostrando una resilienza maggiore rispetto alle altre grandi economie continentali nel contenere l’impennata dei prezzi dei carburanti. Infatti, mentre l’instabilità nell’area del Golfo e le tensioni in Iran hanno spinto i listini verso l’alto in tutto il continente, la dinamica italiana appare meno accelerata se paragonata ad altri Paesi UE.
Andamento prezzi carburanti: il confronto tra Italia e gli altri Paesi UE
Analizzando i dati pubblicati il 26 marzo 2026, nell’ultimo mese il prezzo della benzina in Italia è aumentato del 7,5%. Nello stesso periodo la Francia ha segnato un +15,4%, la Germania un +13,8% e la Spagna è arrivata addirittura al +17,8%.

Anche sul fronte del diesel, fondamentale per il comparto logistico e industriale, l’Italia mostra una tenuta superiore. L’incremento italiano del 18,9% risulta inferiore rispetto al +32,3% della Spagna, al +27,8% della Francia e al +22,9% della Germania. Questo scostamento indica che, nonostante la crisi sia globale, i meccanismi di trasmissione dei costi sul mercato interno italiano sono stati meno aggressivi.

I prezzi di benzina e diesel in Italia, più economici di Francia e Germania
Un dato che emerge dal monitoraggio della Commissione europea riguarda i valori assoluti. Non solo l’aumento è stato più lento, ma i prezzi medi finali in Italia sono oggi più bassi rispetto a quelli di altri Paesi industriali in UE. Nella settimana del 23 marzo, secondo i rilevamenti, la benzina in Italia ha raggiunto il prezzo di 1,779 euro/l, contro i 1,973 euro/l della Francia e i 2,075 euro/l della Germania.

Nello stesso periodo il diesel in Italia si è attestato sui 2,023 euro/l, contro i 2,109 euro/l francesi e i 2,130 euro/l tedeschi.

Fino a quando reggeranno i prezzi?
Secondo il ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), questo risultato non è casuale, ma si è ottenuto grazie al sistema di monitoraggio e alle misure introdotte dal decreto carburanti dopo lo scoppio delle tensioni in Iran. L’azione combinata dei controlli nei distributori per contrastare le speculazioni, il riconoscimento del credito di imposta per gli autotrasportatori e la rimodulazione delle accise hanno permesso all’Italia di mantenere un posizionamento favorevole nel confronto europeo. Tuttavia, nonostante l’attuale resilienza dei listini, le prospettive per le prossime settimane restano vincolate a un equilibrio geopolitico molto precario.
Intanto, infatti, le quotazioni del petrolio brent sono tornate a salire superando i 100 dollari al barile a causa delle tensioni tra Iran, USA e Israele. Solo un’eventuale de-escalation o una riapertura sicura delle rotte commerciali nel Golfo potrebbe riportare il greggio verso i 70-80 dollari nella seconda metà dell’anno. Per questo motivo, gli analisti (tra cui l’EIA e Goldman Sachs) prevedono che i prezzi rimarranno su questi livelli elevati almeno per tutto il prossimo bimestre (aprile-maggio 2026). Mentre la riduzione di circa 30 centesimi al litro per benzina e gasolio (e 12 centesimi per il GPL) approvata dal governo italiano ha una durata prevista di soli 20 giorni dalla sua entrata in vigore. Poiché il costo dell’operazione (stimato in circa 417 milioni di euro per il solo taglio delle accise) è stato coperto con riduzioni di spesa ministeriali, una proroga strutturale – senza nuovi scostamenti di bilancio – è quindi ad oggi difficile che ci sia.










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it