Logistica e trasporti in Italia, un mercato da 117 miliardi di euro sotto pressione: quanto si guadagna e profili richiesti

Un comparto in crescita ma tra aumento dei costi e carenza di personale le imprese affrontano nuove sfide.

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quanto si guadagna nella logistica e trasporti in Italia

Il mercato della logistica conto terzi ha raggiunto i 117,8 miliardi di euro, con una crescita costante sostenuta da intelligenza artificiale e digitalizzazione, secondo l’ultimo report dell’Osservatorio contract logistics Gino Marchet del Politecnico di Milano. Tuttavia, le recenti tensioni geopolitiche legate allo scoppio della guerra in Iran stanno introducendo nuovi elementi di instabilità, in particolare sul fronte energetico, con ripercussioni dirette sul prezzo del petrolio e, di conseguenza, sui costi del carburante.

Il settore offre opportunità per 160.000 nuovi ingressi nel trimestre febbraio-aprile 2026 (dati Excelsior Unioncamere) ma la vera sfida riguarda la capacità di coprire le professioni operative core-come autisti, magazzinieri e addetti alla movimentazione merci- per la tenuta del sistema. Questa espansione, però, si scontra con una realtà operativa complessa: l’aumento dei costi dei fattori produttivi (manodopera a +4,4% e affitti a +3,5%) sta comprimendo i margini soprattutto per piccole imprese e lavoratori autonomi.

A questi si aggiunge ora la componente energetica, con il diesel che rappresenta una delle principali voci di costo per il settore e che ora è soggetto a forti oscillazioni. L’incremento dei prezzi del carburante rischia di accelerare ulteriormente l’erosione dei margini, rendendo più difficile la pianificazione economica soprattutto per le PMI del trasporto.

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Che lavoro si fa con trasporti e logistica: figure più richieste

La carenza di personale è strutturale e riguarda principalmente figure che da sole rappresentano il motore della filiera e che oggi godono di una forza contrattuale senza precedenti, dovuta a una carenza di offerta ora cronica.

La quota più rilevante è destinata ai profili operativi: la richiesta programmata di autisti di mezzi pesanti sfiora le 12.000 unità mensili, seguita da circa 10.000 addetti allo spostamento e smistamento merci. Si tratta di volumi massicci che si scontrano con un tasso di difficoltà di reperimento che Unioncamere fissa sopra il 50%, segnalando una prassi di mercato dove la domanda supera ampiamente l’offerta disponibile.

Oltre alla guida professionale, che richiede certificazioni CQC e una conoscenza approfondita delle norme sui tempi di guida (regolamento CE 561/06), le figure più ricercate sono gli esperti di intermodalità e i gestori di magazzini automatizzati. 

La figura dell’autista di mezzi pesanti rimane in assoluto la più ricercata e paradossalmente la più difficile da reperire. Secondo i dati di febbraio 2026 del Sistema informativo Excelsior (Unioncamere e ministero del Lavoro), le imprese segnalano una difficoltà di reperimento che tocca il 58% per i conduttori di veicoli industriali. Il problema è alimentato da un’età media elevata (oltre il 50% ha più di 50 anni) e dall’assenza di ricambio generazionale, rendendo questa figura una merce rara con un forte potere contrattuale.

Figure tecniche e gestionali: l’era della logistica 4.0

Oltre al personale su strada, il 2026 vede l’ascesa di profili specializzati nella gestione dei magazzini automatizzati e nell’analisi dei dati. La Hays Salary Guide 2026 evidenzia come le aziende stiano investendo massicciamente in:

  1. responsabile di magazzini automatizzati, esperti in grado di gestire impianti robotizzati e sistemi WMS (Warehouse Management System) avanzati. La RAL per questi profili può oscillare tra i 60.000 e i 90.000 euro;
  2. supply chain data analyst, una figura rara ma fondamentale che utilizza l’intelligenza artificiale per prevedere la domanda e ottimizzare i flussi, con stipendi che partono dai 50.000 euro per profili di medio livello;
  3. fleet manager evoluto, professionista che si occupa di telematica, transizione energetica (carburanti HVO, elettrico) e compliance normativa.

In un contesto di crescente volatilità dei prezzi energetici, queste figure diventano sempre più strategiche per ottimizzare i consumi e ridurre l’impatto dei costi operativi.

Green & digital: le nuove professioni emergenti

La sostenibilità è diventata un driver economico. Secondo la classifica LinkedIn Professioni emergenti 2026, tra i ruoli più richiesti figurano gli specialisti HSE (Health, Safety & Environment) e i sustainability supply chain manager. Questi professionisti hanno il compito di integrare i criteri ESG (Environmental, Social and Governance) nella catena del valore, riducendo l’impronta di carbonio della logistica.

Anche il green mobility manager è una figura in forte ascesa soprattutto per consulenti liberi professonisti, incaricata di ridisegnare la mobilità aziendale in ottica di riduzione delle emissioni e dei costi energetici.

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L’analisi dell’esperta HR: il peso delle figure white collar e la crescita dell’occupazione femminile nel settore

Secondo la presidente dell’HR Advisory Body di Fedespedi, Donatella Gallina, uno degli elementi più interessanti emersi dall’analisi del settore riguarda il peso delle figure white collar e la significativa presenza femminile nelle imprese di spedizioni, un dato che distingue questo comparto rispetto ad altre aree della logistica e dei trasporti.

“Il settore è estremamente variegato e presenta al proprio interno diverse anime – spiega la presidente a Partitaiva.it -. Alcuni comparti sono maggiormente caratterizzati dalla presenza di operai, mentre altri – come quello che Fedespedi rappresenta – vedono la prevalenza di profili white collar. L’associazione (Federazione nazionale delle imprese di spedizioni internazionali) rileva periodicamente l’andamento del mercato del lavoro e delle retribuzioni delle figure più rappresentative. Nel 2023 il numero totale di dipendenti nel settore dei trasporti risulta pari a circa 390.000 persone”.

In particolare, Gallina sottolinea come, a fronte di una media del 22% di donne occupate nel settore trasporti nel suo complesso, nelle aziende di spedizioni la quota salga al 43,7%,  dato pienamente in linea con le dinamiche del mercato del lavoro nazionale.

Le retribuzioni fisse

“La logistica – sottolinea la presidente – non è più solo un’attività operativa, ma un asset strategico che incide su competitività e soddisfazione del cliente. Il settore è in forte crescita e sono richiesti sempre più profili specializzati: diventano essenziali anche solide competenze tecniche in ambito legale, doganale e di compliance, insieme alla conoscenza delle lingue, imprescindibile per muoversi efficacemente in un contesto globale”.

E analizzando gli inquadramenti, l’esperta HR conclude: “Nel comparto logistica e trasporti gli stipendi si collocano oggi su livelli in crescita: le retribuzioni fisse del settore trasporti sono sostanzialmente in linea con quelle nazionali. Per i dirigenti si parla di circa 118.000 euro di retribuzione fissa media, per i quadri 60.000 euro; per gli impiegati 33.000 e per gli operai 26.000″.

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Competenze logistica 2026: digitalizzazione e skill strategiche secondo Confetra

“Il settore della logistica, del trasporto e della spedizione è un settore notoriamente labour intensive, con oltre 80mila imprese e circa un milione di addetti e un fatturato che rappresenta il 9% del PIL nazionale”. A descrivere il panorama attuale è il direttore generale di Confetra Andrea Cappa, che spiega che la differenza tra un profilo generico e un lavoratore ad alto valore risiede nella capacità di governare la transizione tecnologica. 

Andrea Cappa

Sebbene il settore necessiti di una gamma eterogenea di figure – dagli ingegneri e informatici agli esperti in commercio internazionale, fino agli autisti e operatori di magazzino – il vero driver dell’assunzione è oggi proprio la riconversione professionale verso il digitale.

“Riteniamo che per aumentare la produttività occorre sollecitare le imprese a investire in digitalizzazione e formazione, con il supporto delle Istituzioni – specifica il direttore della Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica -. Recenti dati Istat mostrano che le imprese di trasporto e magazzinaggio restano sotto la media in quattro ambiti chiave: specialisti ICT, cybersecurity, formazione e uso dell’intelligenza artificiale”. 

Il ruolo della digitalizzazione

La digitalizzazione non è solo uno strumento di produttività ma una forza che sta riscrivendo le caratteristiche del mestiere inclusa la capacità di operare in una catena logistica interconnessa, superando l’immagine obsoleta del settore. 

“La rivoluzione digitale in corso sta investendo anche il nostro settore ma si tratta di un processo complesso e ancora lontano dall’essere completato, ma certamente strategico per la competitività delle imprese – aggiunge Andrea Cappa -. Se da un lato la digitalizzazione contribuisce all’incremento della produttività, dall’altro implica una profonda trasformazione del mercato del lavoro, che richiederà nuove competenze e processi di riconversione professionale”.

Le aziende hanno “fame di digitalizzazione”, come dimostrato dal successo del bando LogIN Business (157 milioni di euro di fondi PNRR esauriti). “Negli ultimi vent’anni grazie ai fondi interprofessionali e all’impegno delle parti sociali, il settore ha fatto passi avanti significativi nella formazione continua, ma resta ancora molto da fare-conclude il direttore generale-.Se alcuni mestieri stanno scomparendo, altri stanno nascendo: è quindi fondamentale gestire questa fase di transizione garantendo ai lavoratori adeguate politiche attive, percorsi di formazione e strumenti di aggiornamento professionale”.

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Quanto si guadagna nella logistica e trasporti in Italia: l’impatto dei nuovi minimi 2026

La struttura dei guadagni è gerarchica e definita con precisione dal CCNL. Al vertice troviamo i quadri con un minimo tabellare di 2.574,98 euro, seguiti dal 1° livello a 2.411,46 euro. Il cuore pulsante del settore, rappresentato dal livello 3° Super (spesso utilizzato per autisti di mezzi pesanti e responsabili di reparto), vede un minimo di 2.000,37 euro lordi.

Grazie ai recenti rinnovi contrattuali e alle tabelle retributive aggiornate al 1° gennaio 2026, un addetto alla logistica inquadrato al 5° livello (personale operativo di magazzino) percepisce oggi un minimo tabellare di 1.761,64 euro lordi, che si traduce in un netto mensile di circa 1.350 – 1.450 euro, escluse eventuali indennità.

Salendo nelle responsabilità, un logistics specialist senior può raggiungere una RAL di 45.000-55.000 euro, con punte di 80.000 euro per ruoli di coordinamento import-export, come evidenziato dalla Hays Salary Guide 2026. Per questi profili, lo stipendio netto mensile supera agevolmente i 2.500 euro, spesso integrato da pacchetti di welfare aziendale che sono diventati il vero terreno di scontro nel recruiting moderno.

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Lavorare nel settore logistico: quanto guadagna un corriere in Italia al mese

Un autista dipendente (solitamente inquadrato al livello G1 o H1) guadagna tra i 1.450 e i 1.700 euro netti. Tuttavia, la maggior parte delle rotte è gestita da “padroncini” o piccole ditte in subvezione.

Il “personale viaggiante” gode di indennità specifiche che possono cambiare radicalmente il peso della busta paga: le trasferte in Italia variano dai 23,80 euro (per assenze da 6 a 12 ore) fino a oltre 43 euro per le 24 ore, con cifre che possono raggiungere anche 600-800 euro netti al mese, per chi le effettua abitualmente.

Un titolare di partita IVA che collabora con brand noti può fatturare tra i 4.500 e i 5.500 euro al mese per singolo furgone. Tuttavia, i costi di esercizio pubblicati dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) a giugno 2025 rivelano condizioni reali differenti: per un veicolo leggero (Classe A, sotto le 3,5 ton), il solo costo del gasolio e della manutenzione incide mediamente per 0,15 – 0,18 euro/km. Considerando una percorrenza media di 30.000 km annui e sottraendo leasing, assicurazione merci e contributi INPS, il guadagno netto reale del titolare si attesta spesso tra i 1.900 e i 2.200 euro mensili ma ora con margini sempre più esposti alla volatilità dei costi energetici e al rischio di lavorare in perdita su tratte meno remunerative.

L’inefficienza dei viaggi a vuoto: la voragine nei profitti

L’analisi dei guadagni non può ignorare il dato più critico del sistema ovvero l’inefficienza operativa. Dati incrociati tra ISTAT e MIT confermano che il 37% dei viaggi su gomma avviene senza carico. Su un totale di 85 milioni di viaggi annui, ben 29,7 milioni sono “viaggi a vuoto”. Con una distanza media di 127 km per tratta, questa inefficienza pesa per il 25% sui costi operativi totali di un’azienda di trasporti. Tradizionalmente, la ricerca dei carichi avviene via telefono o email, un processo lento e imprevedibile che genera mezzi fermi e chilometri sprecati.

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Caro carburanti e aiuti alle imprese: le misure allo studio

Nelle ultime settimane il prezzo del diesel in Italia si trova in una forbice compresa tra 1,85 e oltre 2 euro al litro, con aumenti stimati tra il 5% e il 10% in seguito alle tensioni geopolitiche che stanno incidendo sulle quotazioni del petrolio. Considerando che il carburante rappresenta fino al 30% dei costi operativi di un’azienda di autotrasporto, un aumento del 10% del diesel può tradursi in un incremento complessivo dei costi tra il 2,5% e il 3,5%, con effetti ancora più marcati per i lavoratori autonomi. In un settore caratterizzato da margini già ridotti, spesso compresi tra il 3% e il 7%, anche piccoli aumenti dei costi energetici possono erodere fino a due punti percentuali di redditività.

In questo scenario, il tema degli aiuti al settore torna centrale. Le associazioni di categoria chiedono da tempo interventi strutturali per compensare l’aumento dei costi energetici, in particolare attraverso il rafforzamento dei crediti d’imposta sul carburante e misure di contenimento delle accise, strumenti già utilizzati dal Governo in diverse fasi emergenziali e considerati fondamentali per la sostenibilità economica dell’autotrasporto.

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Natalia Piemontese

Giornalista

Giornalista pubblicista, sono laureata con Master in selezione e gestione delle Risorse Umane e specializzata in ricerca attiva del lavoro. Fondatrice dell'Academy di Mamma Che Brand, per l'empowerment femminile e la valorizzazione delle soft skill -in particolare dopo la maternità- insegno le competenze digitali che servono per lavorare online.

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