Rating di legalità, regole più severe da marzo: cosa cambia per le imprese tra compliance e reputazione

L'Agcm inasprisce i criteri per ottenere il riconoscimento del rating di legalità. Cambiano i soggetti rilevanti, crescono i reati ostativi e si consolida il legame tra certificazione e affidabilità d'impresa.

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L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha approvato lo scorso 27 gennaio un nuovo regolamento sul rating di legalità, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale e destinato a entrare in vigore il 16 marzo 2026.  La revisione non passerà inosservata: introduce infatti criteri più stringenti, allarga la platea dei soggetti sottoposti a verifica e aggiorna l’elenco dei reati che precludono il riconoscimento. L’obiettivo, ben dichiarato, è quello di impedire che il rating possa essere ottenuto attraverso semplici aggiustamenti formali nell’organigramma aziendale.

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Rating di legalità: chi viene valutato e in che modo

Fino ad oggi il perimetro dei soggetti rilevanti includeva essenzialmente il titolare e gli amministratori della società. Con il nuovo regolamento, invece, entra in gioco una platea ben più ampia, che finisce con il ricomprendere consiglieri, direttore generale, direttore tecnico, institori e procuratori con poteri decisionali equiparabili a quelli degli organi apicali. E non solo chi è in carica al momento della domanda, bensì anche chi ha lasciato il ruolo nell’anno precedente alla presentazione.

La scelta ha una logica ben precisa: rendere il rating immune da operazioni di facciata, come quelle della sostituzione di alcune figure che altre di maggiore gradimento. E rispecchia, secondo gli esperti, anche un profondo cambio di approccio nel modo in cui viene misurata la credibilità delle imprese.

“Il rafforzamento dei criteri conferma che il rating di legalità non è un solo adempimento formale, come qualcuno erroneamente ritiene, ma un indicatore che incide concretamente sulla percezione di affidabilità dell’impresa – spiega a Partitaiva.it Marco Aurelio Cutrufo, e-reputation manager, docente universitario in personal e brand reputation e fondatore di Workengo.it -. In un’economia sempre più data-driven, la credibilità viene tradotta in parametri verificabili che entrano nei sistemi di valutazione del rischio utilizzati da banche, enti di controllo, assicurazioni e partner industriali”.

Marco Aurelio Cutrufo
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Calcolo del rating di legalità: i reati ostativi e il fronte antimafia

Sul fronte penale, il nuovo regolamento tipizza un elenco esteso di reati ostativi: dai reati previsti dal decreto 231 del 2001 a quelli tributari, dalla salute e sicurezza dei lavoratori al caporalato, dall’estorsione all’usura, fino alla bancarotta fraudolenta. Rilevante è anche l’estensione dell’ostatività a condanne non passate in giudicato, come patteggiamenti e decreti penali irrevocabili, e — per alcune fattispecie — all’esercizio stesso dell’azione penale ai sensi dell’art. 407-bis c.p.p.

Le durate dell’ostatività sono inoltre adesso definite con precisione: cinque anni dopo il passaggio in giudicato di una condanna, tre anni dopo un patteggiamento, due dopo l’irrevocabilità del decreto penale.

Sul fronte antimafia si aggiungono nuovi strumenti ostativi, tra cui le misure previste dall’art. 32 del decreto 90/2014, il controllo giudiziario e l’amministrazione giudiziaria. Il nuovo regolamento rafforza anche la dimensione antitrust: nel biennio precedente alla domanda, diventano preclusivi i provvedimenti dell’Agcm relativi a illeciti concorrenziali, abuso di dipendenza economica e pratiche commerciali scorrette.

“Oggi la reputazione non si gioca soltanto sulla comunicazione o sull’immagine pubblica, ma nei processi di screening, nelle due diligence e nei database reputazionali che contribuiscono a costruire il profilo di rischio di un soggetto – osserva Cutrufo -. Il rating di legalità è una forma strutturata di reputazione legale: certifica il rispetto di determinati standard e può rafforzare la reputazione finanziaria dell’impresa nei confronti del mercato.»

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Come si costruisce il punteggio del rating di legalità

Il sistema di attribuzione del punteggio rimane impostato sulla stessa logica a stelle, ma con alcune novità importanti.  Il punto di partenza — una stella — spetta a chi integra tutti i requisiti obbligatori. Da lì in poi, ogni requisito premiale documentato vale un “+”: protocolli di legalità, sistemi di tracciabilità dei pagamenti, modelli organizzativi ex decreto 231, funzioni di compliance anche in outsourcing, certificazioni di responsabilità sociale d’impresa, iscrizione in white list o nell’Anagrafe antimafia degli esecutori, codici etici, strumenti di risoluzione alternativa delle controversie, modelli anticorruzione, denuncia di reati subiti. Ogni tre “+” si scala di una stella, fino al massimo di tre.

Due le novità di sistema: la possibile riduzione di un “+” in caso di annotazioni nel casellario dei contratti pubblici per grave negligenza o gravi inadempienze, e un “+” premiale per chi, al momento del rinnovo, abbia già rinnovato il rating in modo continuativo almeno tre volte, un riconoscimento esplicito alla coerenza nel tempo.

Obblighi, trasparenza e disposizioni transitorie

Le imprese dovranno comunicare all’Agcm, entro trenta giorni, qualsiasi evento che incida sui requisiti obbligatori. L’omissione espone al rischio di diniego o revoca del rating, con un blocco alla presentazione di nuove domande per diciotto mesi dalla cessazione del motivo ostativo. La cooperazione con Anac viene formalizzata, mentre la Guardia di Finanza effettuerà verifiche annuali su un campione del 10% delle imprese titolari.

Sul piano comunicativo, è vietato usare il logo Agcm o riprodurre il provvedimento di attribuzione al di fuori delle finalità previste dalla legge: l’impresa potrà dichiarare di aver conseguito il rating con il relativo punteggio, ma niente di più. La violazione comporta la sospensione temporanea.

Per le domande già pendenti al 16 marzo 2026, il regime transitorio prevede che si intendano ritirate se non rinnovate entro trenta giorni. Chi è già titolare del rating avrà sessanta giorni per segnalare eventuali eventi preesistenti che, con le nuove norme, diventano ostativi — con la possibilità di mantenere la validità fino al 16 novembre 2026 o fino alla scadenza naturale, se anteriore. L’attestato sarà disponibile anche in lingua inglese, per ampliarne la spendibilità sui mercati internazionali, pur restando il documento italiano quello facente fede.

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Reputazione come criterio di selezione

Al di là degli aspetti tecnici, il nuovo regolamento inviti le imprese a un cambio di prospettiva: il rating di legalità diventa da strumento di compliance a indicatore misurabile di affidabilità sistemica. “Questo rafforzamento si inserisce in un trend più ampio: la reputazione è sempre meno un concetto astratto e sempre più un criterio di selezione – conclude Cutrufo -. In questo scenario diventa centrale la capacità di costruire resilienza reputazionale, ossia di mantenere nel tempo credibilità, coerenza e affidabilità nei sistemi che determinano fiducia, accesso alle opportunità economiche e, più in generale, la piena capacità di operare nel contesto sociale ed economico”.

Per le imprese che vogliono competere su mercati esigenti — pubblici o privati — la legalità certificata non è più un optional reputazionale, ma è già un consolidato requisito strutturale.

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Roberto Rais

Giornalista e autore

Giornalista e autore, consulente e coordinatore editoriale, collabora con agenzie di stampe e società editoriali italiane ed estere specializzate in economia e finanza, gestione di impresa e organizzazione aziendale.

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