Ripartono le domande per accedere agli accordi per l’innovazione nel 2026. Le imprese possono quindi presentare al MIMIT il proprio progetto industriale e farsi finanziare attività di ricerca e sviluppo di nuove tecnologie. L’ammissione non è automatica e il finanziamento richiede il rispetto di precise condizioni e requisiti.
Indice
Accordi per l’innovazione 2026, come funzionano
Gli accordi per l’innovazione sono uno strumento agevolativo gestito dal ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) destinato a finanziare progetti di ricerca e sviluppo di grandi dimensioni. A differenza dei bandi tradizionali, l’accesso non riconosce l’erogazione di sussidi diretti, ma avvia un patto negoziale tra lo Stato e le imprese per sostenere l’adozione di nuove tecnologie.
Non basta quindi inviare una domanda per ottenere il fondo, ma bisogna presentare il proprio progetto, che deve ottenere l’ok e superare la fase istruttoria. Dopo di che, si definiscono i termini dell’accordo tra il MIMIT e l’impresa e si riconosce una parte di aiuti a fondo perduto (come contributo diretto alla spesa) e, su richiesta, un ulteriore finanziamento agevolato. L’intensità del sostegno varia in base al tipo di progetto.
Chi può presentare domanda
I beneficiari della misura nel 2026 sono le imprese attive nell’industria, nell’agroindustria e nei servizi con almeno due bilancio approvati. L’accesso è consentito a singole società di qualsiasi dimensione (grandi realtà , micro imprese e PMI) e ai partenariati composti da un massimo di cinque soggetti, tra cui possono figurare anche organismi di ricerca e atenei. In ogni caso, il valore del progetto deve essere compreso tra 5 milioni e 40 milioni di euro.
A quanto ammonta il contributo
Alle piccole imprese ammessi agli accordi di innovazione spetta un contributo a fondo perduto fino al 45% delle spese ammissibili. Per le imprese di medie dimensioni lo stesso può arrivare fino al 35%. Mentre alle grandi imprese spetta un contributo a fondo perduto massimo del 25%. Sono previste maggiorazioni del 15% in caso di collaborazione transnazionale o tra imprese e organismi di ricerca.
Insieme alla parte di fondi non restituibili, l’accordo può prevedere anche la concessione all’impresa di un finanziamento a tasso agevolato (che può variare dallo 0,2% allo 0,5%) che copre un’ulteriore parte dei costi e va restituito in circa 8 anni.
Quali spese sono ammissibili
Il MIMIT ammette in agevolazione solo le spese strettamente connessi alle attività di ricerca e sviluppo. Sono considerate ammissibili quelle per il personale (ricercatori, tecnici e personale ausiliario impiegato nel progetto), per la strumentazione (macchinari e attrezzature scientifiche) e anche quelle per le consulenze. I costi generali indiretti – gestione, amministrazione logistica – sono invece calcolati in maniera forfettaria e ammessi per un importo pari al 25% del totale.
Come presentare l’istanza online
Per accedere agli accordi per l’innovazione le imprese devono collegarsi al portale dedicato di “Mediocredito centrale” utilizzando le credenziali SPID o CIE del legale rappresentante. La procedura richiede il caricamento della scheda tecnica del progetto, del piano di costi dettagliato e della dichiarazione attestante la capacità finanziaria per la quota di investimento non coperta. Dal 2026, inoltre, c’è l’obbligo di inserire nella domanda la certificazione relativa alla sostenibilità ambientale del progetto (DNSH), requisito ormai indispensabile per l’accesso ai fondi pubblici e ai finanziamenti agevolati.














Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it