Negli ultimi anni il rapporto tra banche e imprese è cambiato. Per ottenere un prestito non si guarda più solo al bilancio dell’ultimo esercizio, ma viene richiesto sempre di più di dimostrare come andrà l’azienda nei prossimi anni. Alla base di questo cambiamento ci sono le linee guida EBA (European Banking Authority) su concessione e monitoraggio dei prestiti, emanate da una specifica normativa comunitaria e recepite dalle banche italiane. Queste regole chiedono agli istituti di credito di valutare non solo la situazione attuale del cliente, ma anche la capacità futura di rimborsare i debiti, con un approccio “forward-looking”, cioè orientato al futuro.
Per le imprese, questo significa che la banca chiede business plan, budget e dati previsionali prima di concedere o rinnovare affidamenti. Un onere che dal 2025 è diventato un (quasi) obbligo e pone le imprese italiane di fronte a nuovi costi e nuove sfide.
Indice
Prestiti per le imprese: cosa chiedono le linee guida EBA
Le linee guida EBA impongono alle banche di valutare sostanzialmente la capacità, non solo attuale ma futura, di rimborso del prestito concesso al cliente. Per fare questo, gli istituti di credito devono fare un’analisi molto più approfondita per imprese e professionisti – quanto più è approfondita, tanto più è complessa l’organizzazione che richiede il credito – e monitorare nel tempo i prestiti concessi. Alle PMI viene sempre più spesso richiesto di produrre bilanci infrannuali, budget e business plan, come strumenti stabili di dialogo con il sistema finanziario.
Il business plan per le PMI
Fino a pochi anni fa il business plan era considerato uno strumento da startup o da finanza agevolata. Per le aziende già avviate era un semplice accessorio, mai richiesto nelle pratiche ricorrenti con le banche. Oggi la situazione è cambiata e questo documento è diventato quasi indispensabile, da tenere nel fascicolo delle banche, a loro volta oggetto di ispezioni frequenti da parte della Banca d’Italia.
Le richieste di informativa prospettica, inoltre, non sono più un argomento solo per società per azioni o organizzazioni strutturate, ma anche per PMI di qualsiasi settore, ditte individuali e professionisti che accedono a finanziamenti o leasing con sempre maggiore frequenza.
Come deve essere un business plan “bancabile”
Un business plan efficace deve valorizzare i dati che la banca deve analizzare. Deve contenere almeno la carta di identità dell’impresa e il modello di business, i dati storici e i numeri previsionali, i rischi e gli scenari futuri probabili. E poi, due elementi di particolare attenzione per la banca: gli eventuali investimenti corredati da relative fonti di finanziamento e i flussi di cassa, attraverso i quali l’azienda prospetta al suo creditore istituzionale come intende restituire l’eventuale debito richiesto.
Come costruire il business plan
La costruzione del business plan può avvenire in diversi modi e rispondere alle esigenze che dipendono principalmente dalla dimensione dell’azienda e dalla sua organizzazione.
In alcune imprese il business plan viene redatto periodicamente e internamente. Rientrano in questa casistica le startup, le aziende con un’area finance ben strutturata e la presenza di un CFO, le aziende che svolgono attività di consulenza e finanziarie, che hanno le competenze adeguate per lo scopo.
In organizzazioni meno strutturate, come le PMI familiari con conti correnti attivi, senza linee di credito bancario ed essenziali nel rapporto con la banca, il business plan viene redatto all’occorrenza e, molto spesso, con l’intervento di intermediari finanziari o commercialisti.
Infine ci sono organizzazioni molto piccole o che, per scelta, non hanno strutturato internamente un’area finance. Se le richieste di anticipazioni e credito bancario sono molto frequenti, possono anche decidere di acquistare un software specifico per la compilazione e provvedere internamente per non sostenere delle spese continue. In questo caso è necessario, quantomeno, avere un minimo di competenza per evitare errori. E poi ci sono gli artisti del copia/incolla, che utilizzano sempre lo stesso business plan modificato, a rischio di vedersi bocciate le richieste da parte degli istituti di credito che non ricevono un documento completo delle informazioni necessarie.
Quanto costa un business plan fatto bene
I costi di un business plan sono molto variabili:
- se lo si costruisce internamente, può essere utilizzata una base Word-Excel che viene replicata da parte di un addetto aziendale. In questo caso, il costo da calcolare è quello del tempo di chi materialmente elabora il progetto. Un’alternativa è quella di utilizzare un software per la redazione di business plan, per le organizzazioni più grandi e per quelle che hanno necessità di averne più d’uno nel corso dell’anno, magari per la dimensione e il numero elevato di banche o affidamenti;
- se lo si costruisce esternamente, con l’intervento di un commercialista, si dilatano tempi e costi, anche in funzione del progetto da realizzare e dell’importo del finanziamento. Per dare un ordine di grandezza, per una microimpresa con un progetto semplice, si può andare da qualche centinaio a circa 800 euro per un piano essenziale. Per una PMI con investimenti più importanti e proiezioni triennali dettagliate, si può salire facilmente nell’ordine dei 1.200–2.500 euro o più, a seconda della complessità. Per business plan destinati a investitori o utilizzati per la finanza agevolata si può arrivare a 5-6.000 euro e oltre.
Per acquistare un software per assistenza alla compilazione si parte da qualche centinaio di euro, fino a quasi 100 euro al mese. Pure questo caso sono molte le soluzioni, anche gratuite, ma vige il fai-da-te.
Business plan con l’intelligenza artificiale
Con l’avvento dell’intelligenza artificiale la redazione del business plan è diventata più veloce, ma più rischiosa: con l’AI c’è la necessità di skills superiori per il controllo e la revisione dell’output. Ma se ci sono, il risultato può essere davvero eccellente. Il tool da utilizzare? Non certo ChatGPT o Gemini, ma agenti che lavorano senza guida continua, solo dopo aver ricevuto le istruzioni iniziali. Così diventa più semplice pure aggiornare le informazioni di anno in anno, accorciando il tempo di domanda e di risposta. In questi casi, il costo è quello della licenza.















Giovanni Emmi
Dottore Commercialista