Tassa minima sulle multinazionali: come funzionano le nuove direttive UE

La tassa minima sulle multinazionali verrà applicata da tutti gli stati europei entro il 2024. Ecco come funziona e cosa comporta.

Tassa UE multinazionali
  • Recentemente l’Unione Europea ha istituito le direttive per introdurre la tassa minima sulle multinazionali nel continente.
  • La tassa minima sulle multinazionali prevede una tassazione almeno del 15% per le multinazionali che producono reddito in UE.
  • La nuova tassa fa riferimento soprattutto alle grandi imprese digitali, ed è anche uno strumento per limitare l’evasione fiscale in Europa.

La questione delle imprese multinazionali che cumulano reddito in Unione Europea è tornata alla ribalta: recentemente infatti è stata comunicata la nuova direttiva europea che riguarda la tassazione di queste grandi imprese, che dovrà essere almeno del 15%.

Si tratta della Direttiva 2022/2523, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, che introduce una vera e propria tassa minima sulle multinazionali. Da questo momento in poi, sarà compito dei singoli stati adeguare le proprie normative a questa direttiva, nei riguardi delle multinazionali.

La nuova tassa, comune in tutti gli stati europei, verrà introdotta effettivamente a partire dal 2024, e questo vuol dire che gli stati hanno tempo un anno per adeguarsi alla decisione. Si tratta di una misura volta a limitare l’evasione fiscale nel continente e contrastare i paradisi fiscali. Ma vediamo nello specifico cosa comporta.

Cos’è la tassa minima sulle multinazionali

La tassa minima istituita dall’Europa sulle multinazionali altro non è che una soglia minima di imposizione fiscale a cui tutte le grandi imprese che operano sul territorio europeo, e che quindi producono reddito in quest’area.

Già lo scorso ottobre, tramite un incontro del G20, era stato proposto un intervento di questo tipo, per cui l’Ocse aveva pubblicato un rapporto dettagliato sulla proposta, dopo mesi di discussioni su questo importante tema.

La tassa minima che i singoli stati adotteranno verso le grandi imprese e multinazionali sarà del 15%, secondo le decisioni europee. Questa misura ha come base anche l’accordo internazionale tra 137 paesi, portato avanti dall’Ocse, che rappresentano la maggior parte del PIL globale. Tra questi paesi sono presenti anche Stati Uniti, Cina e Russia.

L’Ocse, ovvero l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha portato avanti le iniziative in due direzioni principali:

  • ricollocazione degli utili imponibili;
  • imposizione di una tassa minima del 15% sulle multinazionali.

Nel primo caso si parla di un intervento volto a distribuire qualcosa come 220 miliardi di dollari di profitti derivati dallo spostamento di una quota dei diritti di tassazione del paese in cui ha sede la multinazionale, al paese in cui vengono effettivamente cumulati questi profitti.

Tassa multinazionali

Quali sono le imprese coinvolte nella tassa minima

Secondo gli obiettivi europei, le nuove iniziative andranno a coinvolgere prettamente le multinazionali, ovvero quelle imprese radicate sul territorio che hanno un fatturato complessivo superiore a 750 milioni di euro in almeno due anni precedenti su quattro, all’introduzione della misura.

Questo significa che verranno applicate le nuove forme di tassazione, rispettivamente da ogni stato, su tutte quelle imprese di grandi dimensioni, mentre ne rimarranno esclusi i piccoli mercati, o dove a livello locale l’impresa non raggiunge una di queste soglie:

  • 10 milioni di fatturato;
  • 1 milione di reddito.

Ad essere coinvolte da questa nuova soglia di tassazione minima saranno soprattutto le così dette big tech, ovvero le grandi aziende digitali che ricavano reddito da cittadini europei. Sono invece escluse tutte le startup, per almeno 5 anni, poiché sono collocate nella propria fase iniziale di espansione.

Vi è poi un’altra esclusione particolare: nei paesi in cui sono presenti poche multinazionali, è possibile scegliere di non applicare queste direttive, solamente per un breve periodo di tempo, e attraverso una comunicazione apposita alla Commissione Europea, da effettuare entro il 2023.

Sono invece escluse del tutto le aziende che lavorano nel settore del trasporto marittimo, e con cicli economici piuttosto lunghi, a causa della volatilità di questo genere di business. Sono poi esclusi tutti gli enti statali, le organizzazioni internazionali, senza scopo di lucro, e tutti i fondi di investimento o fondi pensione.

Quando arriverà la tassa minima sulle multinazionali

La tassa minima sulle multinazionali verrà effettivamente applicata solamente da gennaio 2024, per cui gli stati membri dell’Unione Europea hanno tempo un anno per adeguarsi alla nuova misura. In alcuni paesi una tassazione di questo tipo è già arrivata, e tra questi vi è anche l’Italia.

Si tratta in questo caso di una web tax valida a livello nazionale, per cui l’Italia si trova in anticipo rispetto ad altri paesi. Questa tassa minima tuttavia, va ricordato, ha due obiettivi principali:

  • ridurre l’evasione fiscale intorno alle multinazionali: in questo caso è frequente il fenomeno per cui le grandi aziende stabiliscono la propria sede in un così detto paradiso fiscale. Si tratta di paesi in cui la tassazione è particolarmente bassa, per cui le grandi aziende, nonostante ricavano un fatturato derivante da altri paesi, pagano solamente le tasse nel luogo in cui vi è stabilita la sede. In questo modo, secondo l’UE, le grosse imprese versano un importo minimo di tasse nonostante gli elevati guadagni;
  • stabilire delle regole chiare per le multinazionali, soprattutto dopo l’avvento delle grandi aziende digitali, che percepiscono guadagni da diversi paesi anche in Europa, e ridistribuire le quote dei diritti di tassazione dal paese in cui è posta la sede, a quello da cui derivano effettivamente i guadagni.

Facendo un esempio pratico, è possibile che un’azienda con sede in Irlanda guadagni i propri ricavi prevalentemente da altri stati, come Francia o Italia. Si parla in particolare di Google o multinazionali similari, che spesso hanno avuto origine in America.

Ricordiamo che alcuni paesi europei, come Ungheria e Irlanda, prevedono una tassazione sulle imprese molto più bassa rispetto alla media europea, e per questo motivo sono appetibili soprattutto dalle grandi aziende e multinazionali.

L’Unione Europea valuterà l’andamento della proposta nuovamente a giugno 2023, per cui si conosceranno eventuali novità sulla tassa.

Tassa minima sulle multinazionali – Domande frequenti

Cos’è la tassa minima sulle multinazionali?

Si tratta di una tassa che verrà applicata, con un minimo del 15%, sui profitti delle multinazionali in Unione Europea. Ecco come funziona e quali sono le prospettive.

Chi sarà esonerato dal pagamento della tassa minima sulle multinazionali?

Saranno escluse le startup e le imprese che operano in mercati minori, il trasporto marittimo, gli enti statali e quelli senza scopo di lucro, i fondi di investimento e i fondi pensione.

Quando arriverà la tassa minima sulle multinazionali?

La tassa minima sulle multinazionali verrà applicata da tutti i paesi europei dal 2024, per cui i diversi stati hanno un anno di tempo per adeguarsi.

Autore
Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle Partite Iva. La curiosità mi ha portato a collaborare con agenzie web e testate e a conoscere realtà anche diversissime tra loro, lavorando come copywriter e editor freelancer.

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