Secondo un documento interno del Parlamento europeo, con il prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034, l’UE ha in previsione un drastico taglio dei fondi destinati agli Stati membri. L’Italia, in particolare, è tra i Paesi più penalizzati. Ma a preoccupare non è solo il dato aggregato, quanto la direzione politica. Infatti, questa rimodulazione del budget riguarda soprattutto le risorse destinate alla coesione territoriale e alla spesa sociale, mettendo a rischio i sostegni destinati alle piccole e medie imprese (PMI) e al welfare aziendale.
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Taglio fondi UE, quanto perde l’Italia? Il confronto con gli altri Paesi UE
Secondo le ultime analisi dell’Europarlamento, il nostro Paese dovrebbe affrontare una riduzione del 12% dei fondi complessivi rispetto al ciclo attuale. Questa percentuale si traduce in una disponibilità inferiore di oltre 10 miliardi di euro. La dotazione passerebbe infatti dagli attuali 82,45 miliardi a 72,39 miliardi.
Considerando che la media europea dei tagli si attesta sull’8%, l’Italia – insieme a Spagna e Francia – subisce una delle contrazioni più pesanti. In confronto, la Polonia è quella che riesce a contenere le perdite al 5%, restando il primo beneficiario sopra i 100 miliardi.
Fondi di coesione regionale: perché i bandi per le PMI sono a rischio
Le prospettive appaiono meno favorevoli per quanto riguarda le politiche regionali, dove il futuro dei finanziamenti dipenderà molto dalle scelte dei singoli Stati. Nello scenario migliore, ovvero se il Paese decidesse di destinare tutta la propria quota di fondi flessibili alle regioni, le risorse totali rimarrebbero sostanzialmente invariate rispetto al passato. Nella peggiore delle ipotesi, invece, se queste somme flessibili venissero indirizzate altrove, il budget complessivo per la coesione a livello europeo rischierebbe quasi di dimezzarsi, passando da 364 a 194 miliardi di euro.
Rispetto ai 42,1 miliardi di euro stanziati nel ciclo attuale, la nuova dotazione per la coesione regionale per l’Italia potrebbe oscillare tra un minimo di 20,2 e un massimo di 37,8 miliardi. Anche ipotizzando lo scenario più favorevole, si registrerebbe comunque una flessione di circa 5 miliardi di euro, che andrebbe a incidere direttamente sulla disponibilità di fondi per i bandi regionali.
Il settore più colpito in assoluto appare però quello della spesa sociale. Nella programmazione attuale (21-27), il Fondo sociale europeo plus (FSE+) gode di una dote di 96 miliardi a livello europeo. Nel nuovo bilancio, il fondo specifico scompare per essere riassorbito un obiettivo di spesa orizzontale. Quindi, le risorse convergeranno in un’unica voce di spesa, insieme ad altri settori – come le infrastrutture o l’ambiente – trovandosi a dover condividere lo spazio con altre priorità.
Le stime attuali indicano che i fondi per il sociale, anche nell’ipotesi più ottimistica, verrebbero ridotti del 42%. Per l’Italia la dote finanziaria passerebbe dai 15 miliardi di euro garantiti dall’attuale FSE+ a un massimo di 5,7 miliardi. Questo significa meno risorse per formazione professionale e riqualificazione dei lavoratori, incentivi per l’occupazione giovanile e femminile e progetti di inclusione sociale e sostegno alle startup a impatto sociale.










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it