Retribuzione in contanti, sanzioni moltiplicate per ogni pagamento: la sentenza della Cassazione

Pagare la retribuzione in contanti non espone il datore di lavoro a un'unica sanzione, ma a tante multe quante sono le dazioni effettuate. La Cassazione (ordinanza n. 6663/2026) esclude il cumulo giuridico: ecco i rischi per le PMI.

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Limite contanti

Per le piccole e medie imprese e per i professionisti che gestiscono personale, il rispetto delle modalità di pagamento della retribuzione non è solo un obbligo formale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (la n. 6663 del 20 marzo 2026) ha chiarito un punto che rischia di pesare enormemente sulle casse aziendali in caso di irregolarità: la sanzione per l’uso dei contanti si applica per ciascun pagamento effettuato, senza possibilità di ricorrere al cosiddetto “cumulo giuridico”.

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Il caso: retribuzioni settimanali in contanti

La vicenda trae origine dall’opposizione di un’azienda a un’ordinanza ingiunzione dell’Ispettorato del lavoro. L’impresa era stata sanzionata per aver corrisposto la retribuzione a una dipendente in contanti con cadenza settimanale, violando i commi 910 e 911 della legge n. 205 del 2017 (legge di Bilancio 2018).

Il nodo del contendere riguardava il calcolo della sanzione: l’azienda sosteneva che la violazione dovesse essere considerata unitaria (riferita alla “retribuzione” nel suo complesso), mentre l’Ispettorato aveva applicato una sanzione per ogni singola dazione di denaro.

Perché non si applica il cumulo giuridico?

La Suprema Corte ha dato ragione all’Ispettorato, confermando che in questo ambito non opera il cumulo giuridico previsto dall’art. 8 della legge n. 689/1981. Solitamente, il cumulo permette a chi commette più violazioni con un’unica azione di soggiacere alla sanzione prevista per la violazione più grave aumentata fino al triplo. Tuttavia, la Cassazione ha stabilito che:

  • il pagamento periodico dello stipendio in contanti non è un’unica azione, ma una serie di condotte distinte e autonome;
  • ogni erogazione di denaro contante costituisce un illecito a sé stante;
  • l’intenzione del legislatore è rendere tracciabile ogni singola dazione economica per contrastare il lavoro irregolare.
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Il principio di diritto: sanzioni proporzionate alla frequenza

Secondo i giudici di legittimità, l’art. 1, comma 913 della legge n. 205/2017 va interpretato nel senso che la sanzione pecuniaria deve essere applicata per ogni dazione che non rispetti gli obblighi di tracciabilità. Il legislatore, prevedendo un minimo e un massimo edittale per la sanzione, ha già fornito all’autorità lo strumento per rendere la pena “proporzionata e ragionevole” in base alla periodicità scelta dal datore di lavoro (mensile, quindicinale o settimanale). Di conseguenza, più è frequente il pagamento irregolare, maggiore sarà l’importo totale delle sanzioni accumulate.

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Come pagare correttamente lo stipendio: la guida per le PMI

Per evitare pesanti ripercussioni economiche, i datori di lavoro devono assicurarsi che la retribuzione (qualunque sia la tipologia di rapporto di lavoro) avvenga esclusivamente tramite:

  1. bonifico sul conto identificato dall’IBAN indicato dal lavoratore;
  2. strumenti di pagamento elettronico;
  3. pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale (dove il datore abbia un conto di tesoreria con mandato di pagamento);
  4. assegno consegnato direttamente al lavoratore o a un suo delegato in caso di impedimento.
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