Entro il 16 marzo 2026 i titolari di partita IVA che hanno aderito al concordato preventivo biennale devono procedere al versamento delle somme dovute per il ravvedimento speciale. Lo strumento, consente di regolarizzare le annualità comprese tra il 2019 e il 2023 attraverso il pagamento di un’imposta sostitutiva calcolata su base forfettaria, ma prevede il rispetto di precise scadenze e procedure.
Cos’è il ravvedimento speciale
Il ravvedimento speciale è un’operazione molto simile al ravvedimento operoso, che consente quindi a chi ha un debito di pagare le somme dovute con alcune agevolazioni sulle sanzioni. Il provvedimento nasce con l’intento di incentivare l’adesione al concordato preventivo. In cambio dell’accordo con il Fisco sui redditi futuri, lo Stato offre ai lavoratori autonomi e alle imprese la possibilità di definire in anticipo eventuali pendenze sugli anni precedenti. Il vantaggio principale è l’ottenimento di uno scudo fiscale. Ovvero, una volta perfezionato il ravvedimento, l’Agenzia delle Entrate non può più effettuare accertamenti sui redditi d’impresa o di lavoro autonomo per quegli anni.
Come funziona il calcolo
Mentre il ravvedimento operoso tradizionale richiede il ricalcolo analitico delle imposte evase con l’aggiunta di sanzioni e interessi, questa misura adotta un approccio forfettario basato su parametri predefiniti. Il calcolo non interviene sull’intera dichiarazione originale, ma si concentra su una base imponibile teorica. Questa si ottiene applicando al reddito già dichiarato una percentuale di incremento che varia dal 5% al 50%, a seconda del grado di affidabilità fiscale (punteggio ISA) registrato dal contribuente in quell’anno. Su tale valore incrementale viene poi applicata una flat tax agevolata con aliquote comprese tra il 10% e il 15%, oltre a un’imposta sostitutiva dell’IRAP fissata al 3,9%.
Per le annualità 2020 e 2021 (quelli della pandemia) la base imponibile calcolata viene infatti ridotta del 30%, alleggerendo sensibilmente l’onere economico per i periodi più critici della crisi pandemica.
Per agevolare il calcolo, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei contribuenti una “scheda di sintesi” all’interno del proprio Cassetto Fiscale. Questa scheda contiene i dati necessari per determinare l’imposta sostitutiva, basandosi sui redditi già dichiarati e sui punteggi ISA conseguiti.
Modalità di adesione
L’adesione non è aperta a tutti, ma solo a chi ha già aderito al concordato preventivo biennale 2025-2026 entro i termini stabiliti. Inoltre, nelle annualità che si intendono sanare (2019-2023), è necessario aver applicato gli indici sintetici di affidabilità (ISA) o aver dichiarato specifiche cause di esclusione, come quelle legate all’emergenza covid. L’adesione si considera poi perfezionata esclusivamente attraverso il comportamento concludente del contribuente, ovvero mediante il pagamento dell’imposta sostitutiva. Tale versamento, che può avvenire in un’unica soluzione o attraverso la prima quota del piano di rateizzazione, deve essere effettuato tassativamente entro il termine del 16 marzo 2026 (poiché il 15 marzo, scadenza fissata dall’articolo 12-ter, comma 11, del D.L. n. 84/2025, cade di domenica).
Cause di decadenza
In ogni caso, il mantenimento dei benefici legati a questa sanatoria è strettamente vincolato al rispetto di precise condizioni di permanenza. Il cosiddetto scudo fiscale – ovvero la protezione dagli accertamenti per le annualità pregresse – decade qualora si verifichi il mancato versamento anche di una sola delle rate mensili previste dal piano di ammortamento. Allo stesso modo, l’efficacia del ravvedimento viene meno in caso di decadenza dal concordato preventivo biennale, evenienza che può verificarsi, ad esempio, a seguito dell’emersione di gravi irregolarità contabili o dell’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi.
Verifiche AdE
In presenza di tali violazioni, l’Agenzia delle Entrate riacquista pienamente i propri poteri di controllo e accertamento. A tutela degli interessi erariali, è inoltre prevista una proroga dei termini ordinari di decadenza: l’amministrazione avrà infatti un anno di tempo in più, ovvero fino al 31 dicembre 2028, per procedere alle verifiche e ai recuperi d’imposta necessari.
Scadenze
La finestra temporale per i versamenti è iniziata il 1° gennaio 2026 e si concluderà , per chi sceglie la rateizzazione, il 15 dicembre 2026. Entro lunedì 16 marzo 2026 (poiché la scadenza ordinaria del 15 marzo cade di domenica) deve essere effettuato il versamento in un’unica soluzione dell’intero importo dovuto oppure il pagamento della prima rata, nel caso si opti per la dilazione del debito.
Piano di rateizzazione mensile
L’Agenzia delle Entrate consente di ripartire l’imposta in un massimo di dieci rate mensili di pari importo. Tutte le quote devono essere saldate entro la fine dell’anno solare, secondo lo schema riportato in tabella.
| Rata | Scadenza | Note |
| 1ª Rata | 16 marzo 2026 | Termine ultimo per il perfezionamento del ravvedimento. |
| 2ª Rata | 15 aprile 2026 | |
| 3ª Rata | 15 maggio 2026 | |
| 4ª Rata | 15 giugno 2026 | |
| 5ª Rata | 15 luglio 2026 | |
| 6ª Rata | 20 agosto 2026 | Differita dal 15 agosto per effetto della proroga feriale. |
| 7ª Rata | 15 settembre 2026 | |
| 8ª Rata | 15 ottobre 2026 | |
| 9ª Rata | 15 novembre 2026 | |
| 10ª Rata | 15 dicembre 2026 | Termine conclusivo del piano di ammortamento. |














Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it