Con oltre 12.342 start-up innovative registrate al secondo trimestre 2025, l’Italia si conferma un terreno fertile per l’innovazione imprenditoriale. Ma è davvero così? Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ha pubblicato un documento di analisi approfondita che, pur riconoscendo i successi ottenuti, individua criticità significative e propone interventi concreti per dare nuovo slancio all’ecosistema italiano delle start-up.
Indice
Startup innovative, le novità della legge Concorrenza
La legge 193/2024 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2023), entrata in vigore il 18 dicembre 2024, ha introdotto modifiche sostanziali alla disciplina delle start-up innovative. Ecco le principali novità che ogni imprenditore e professionista deve conoscere.
Nuovi requisiti dimensionali
Per la prima volta viene inserito un requisito dimensionale esplicito: la start-up innovativa deve essere una microimpresa, piccola o media impresa secondo la definizione europea. Una precisazione che esclude definitivamente le grandi imprese dal perimetro agevolativo.
Il “checkpoint” del terzo anno
La vera rivoluzione riguarda la permanenza nella sezione speciale del Registro delle Imprese. Dopo il terzo anno, per restare iscritte fino al quinto anno, le start-up dovranno dimostrare di aver raggiunto almeno uno di questi traguardi:
- spese R&D al 25% (rispetto al 15% iniziale);
- contratto di sperimentazione con una pubblica amministrazione;
- crescita dei ricavi o dell’occupazione superiore al 50% tra secondo e terzo anno;
- riserva patrimoniale oltre 50.000 euro da investitori qualificati più spese R&D al 20%;
- ottenimento di almeno un brevetto.
La strada verso la scale-up
Per le realtà più performanti si apre la possibilità di estendere lo status fino a 7 o addirittura 9 anni, a condizione di ottenere investimenti da OICR superiori a 1 milione di euro o di registrare incrementi di fatturato superiori al 100% annuo.
I Paesi migliori in cui aprire una startup innovativa
Sempre secondo iI documento del CNDCEC, la Silicon Valley resta il benchmark globale per accesso ai capitali e cultura dell’innovazione. Tel Aviv, la “Start-up nation”, eccelle nella collaborazione università-industria. Berlino attrae talenti internazionali con costi operativi contenuti. E l’Estonia con il programma e-Residency dimostra che anche i piccoli Paesi possono giocare un ruolo da protagonisti.
E l’Italia? I punti di forza sono la facilità di accesso allo strumento, forte correlazione con gli spin-off universitari, presenza di incubatori certificati di eccellenza che hanno consentito a diverse realtà di emergere. Ma i limiti sono le solite procedure burocratiche farraginose, difficoltà di accesso ai benefici fiscali, scarsa integrazione tra mondo accademico e imprenditoriale.
Cosa cambiare in Italia secondo i commercialisti
Secondo i commercialisti, per agevolare l’accesso al mercato dei capitali, il bonus strutturazioni, attualmente prorogato fino al 2027 con un credito d’imposta del 50% sui costi di consulenza per la quotazione, dovrebbe diventare permanente. La quotazione su Euronext Growth Milan resta sottoutilizzata rispetto al potenziale.
Incentivare il crowdfunding, vuol dire istituire un organismo di controllo ad hoc che verifichi la sostenibilità dei progetti fin dall’inizio, aumentando la tutela degli investitori e favorendo l’accesso al capitale dei piccoli risparmiatori.
Attualmente le start-up innovative godono già di priorità nell’istruttoria e dell’esenzione dalla commissione una tantum. La proposta è di rafforzare ulteriormente lo strumento, subordinandolo a controlli di merito più stringenti.
I driver di sviluppo
Le startup proliferano e crescono in un sistema coeso e sviluppato. Per questo motivo, i commercialisti hanno individuato alcuni precisi driver di sviluppo, quali:
- procedure semplificate per gli spin-off universitari, con modelli standardizzati di accordi, regole chiare su ripartizione di investimenti, royalty e dividendi;
- vantaggi fiscali per R&D congiunta con atenei e centri di ricerca, con gli stessi atenei nel ruolo di certificatori;
- patent box semplificato per brevetti in comproprietà con università;
- equiparazione delle società benefit alle start-up innovative, riconoscendo la convergenza di obiettivi tra innovazione tecnologica e sostenibilità;
- sovrapposizione con le agevolazioni per l’imprenditoria femminile, con deducibilità aziendale delle spese per la gestione dei figli delle socie e dipendenti donne.
L’operatività quotidiana
Sul fronte pratico, le proposte mirano a rimuovere gli ostacoli che frenano l’utilizzo degli strumenti esistenti. Per i commercialisti occorre rinnovare il work for equity che oggi è troppo complesso per essere realmente utilizzato. Alcune idee potrebbero essere quelle di consentire l’acquisto di azioni proprie per piani di incentivazione ed estendere l’aumento gratuito ai prestatori d’opera non dipendenti e alle s.r.l..
Il problema delle assunzioni
Si richiede una profonda innovazione anche sul fronte delle assunzioni e dei contributi INPS. La previsione di una super deduzione per le nuove assunzioni può consentire un più facile accesso a questa misura di vantaggio anche per le società neo costituite. Nella stessa direzione, di facilitare la fase iniziale di crescita, la proposta di eliminazione del minimale contributivo INPS per i primi tre anni di attività. In questo modo i soci avrebbero modo di versare contributi solo sul reddito effettivamente conseguito, evitando esborsi su utili non distribuiti.
Il limite sulla detrazione per gli investimenti
Tra le novità più discusse della legge 193/2024, l’art. 31 ha introdotto una limitazione che rischia di essere controproducente perché non ha una logica propria da startup. La detrazione/deduzione per investimenti in start-up innovative non spetta se l’investitore è anche fornitore di servizi per un fatturato superiore al 25% dell’investimento agevolabile, è questa una novità.
Secondo i commercialisti, questa limitazione sarebbe antitetica alla logica dell’investimento in startup innovative, come funziona in altre parti del mondo. Per questo propongono la sua eliminazione o quantomeno l’innalzamento della soglia oltre il 50%.
I costi di costituzione di una startup in Italia
E poi c’è il problema dei costi di costituzione. Da quando è stata vietata la costituzione di startup innovative senza notaio, tramite la procedura automatizzata della camera di commercio, il costo di costituzione di una startup innovativa è cresciuto esponenzialmente, se si sceglie la forma giuridica della srl. Per gli esperti sarebbe utile equiparare le start-up innovative alle s.r.l. semplificate, riducendo l’esborso iniziale e rendendo più agevole ed economica la costituzione.













Giovanni Emmi
Dottore Commercialista