Lavorare in Australia nel 2026, conviene davvero? Professioni richieste e stipendio

Stipendi più alti, scarsa possibilità di restare senza lavoro e opportunità lavorative più stimolanti anche per chi comincia da zero. L'Australia continua ad attrarre talenti dall'Italia, ma non è tutto oro quel che luccica.

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L’Australia continua ad attirare professionisti italiani: da giovani under 30 a professionisti autonomi in cerca di nuove prospettive lavorative e di qualità della vita. Con un’economia sviluppata, un mercato del lavoro dinamico e città cosmopolite come Sydney e Melbourne, molti sognano di trasferirsi per lavorare come freelance o autonomi. Ed è anche per questo motivo che il “sogno americano” si è trasformato nel “sogno australiano”: ma conviene davvero trasferirsi lì per lavoro?

Lo stipendio dei lavoratori in Australia viene pagato ogni settimana e il salario minimo è mediamente più alto rispetto a quello italiano, ma bisogna superare turni di lavoro più lunghi e difficoltà iniziali non indifferenti. L’esperienza è unica e speciale: l’Australia ti regala tanto a livello economico, ma ti chiede impegno e costanza.

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Lavorare in Australia: PIL, occupazione e opportunità per autonomi

Dal punto di vista macroeconomico, l’Australia è tra le maggiori economie del mondo e questo spinge moltissimi professionisti a trasferirsi e lavorare nel Paese. Secondo l’Australian Bureau of Statistics (ABS), il prodotto interno lordo (GDP) si aggira oltre i 1,7 trilioni di dollari, con una crescita stabile negli ultimi anni: nel 2025 la crescita annuale è stata dell’ordine del 2% circa.

Il mercato del lavoro presenta un tasso di disoccupazione relativamente basso, intorno al 4% secondo le stime più recenti, e l’occupazione ha raggiunto livelli storicamente elevati nel 2025.

Secondo l’ABS, circa 1,1 milioni di persone in Australia lavorano come independent contractors, ossia liberi professionisti o lavoratori autonomi, pari a circa il 7-8 % della forza lavoro totale. Questo indica che un segmento importante del mercato del lavoro è costituito dal lavoro freelance o autonomi, con una crescita di strumenti e offerte per modalità flessibili e progetti a termine.

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Le competenze e i lavori più richiesti in Australia

L’economia australiana offre moltissime possibilità, anche per gli italiani che scelgono di trasferirsi nel Paese: “I settori dove trovare lavoro è generalmente più facile sono la sanità, il tech, il settore costruzioni e l’hospitality – spiega a Partitaiva.it Francesca Mantovani, recruiter consultant per Atlas Migration (Sydney) -. Infermieri, operatori per l’assistenza agli anziani, sviluppatori, elettricisti, idraulici e cuochi sono figure che mancano spesso. Anche nel turismo e nella ristorazione c’è un continuo ricambio, soprattutto nelle grandi città e nelle zone più turistiche”.

Francesca Mantovani

Il titolo di studio in Australia conta, ma non è tutto. In molti casi l’esperienza pesa più del percorso universitario perché, come fa sapere Mantovani, “le aziende vogliono capire se sei autonomo, affidabile e se riesci a inserirti velocemente nel team”.

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Stipendio medio in Australia e costo della vita

Secondo l’ABS, nel 2025 il guadagno medio settimanale lordo per chi lavora in Australia è pari a circa 1.425 AUD (ovvero 800 euro a settimana), ossia oltre 70.000 AUD lordi annui (che corrispondono a 41.600 euro). Questi dati si riferiscono ai lavoratori dipendenti. Se invece consideriamo un libero professionista o consulente, il reddito non è “standardizzato”, ma dipende da tariffe orarie, contratti con clienti, progetti e nicchia di specializzazione.

Non bisogna dimenticare, inoltre, che il salario minimo australiano è tra i più alti al mondo, circa 24-25 AUD all’ora, che corrispondono a 15-16 euro l’ora ma possono variare in base alla professione e alla città.

Di contro, l’Australia è considerata un Paese con costo della vita elevato rispetto media europea, specialmente nelle grandi città: a Sydney, per esempio, un single può spendere oltre 1.700 AUD al mese solo per prodotti e beni essenziali (escluso l’affitto).

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Documenti, permessi e burocrazia: cosa serve per lavorare in Australia?

Per lavorare legalmente in Australia, il visto è essenziale. Esistono diversi permessi basati sulle competenze o sulle sponsorizzazioni:

  • il working holiday visa (WHV) perfetto per giovani 18-35 anni, valido per 1 anno con possibilità di rinnovo lavorando in zone rurali;
  • lo student visa, ideale per chi studia, con lavoro part-time consentito;
  • gli skilled visas, opzione ideale per professionisti qualificati che concede la residenza permanente o temporanea, basati su sponsorizzazioni.

Invece, per lavorare in forma autonoma, come freelance o liberi professionisti, in Australia bisogna rispettare una serie di regole fiscali:

  • solitamente è necessario ottenere un australian business number (ABN) per poter fatturare come freelance o consulente;
  • se si supera un certo fatturato annuo, può essere richiesta anche la registrazione per l’GST (equivalente all’IVA).
  • occorre conoscere il sistema fiscale locale e, possibilmente, valutare trattati per evitare la doppia imposizione con l’Italia.

A differenza di altri Paesi, in Australia non esiste ad oggi un visto specifico pensato solamente per i “nomadi digitali”: la maggior parte dei freelance che vogliono vivere e lavorare nel Paese devono trovare un visto che includa lavoro o sponsorizzazione.

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Consigli e dritte per trasferirsi in Australia

L’Australia offre tante opportunità, anche per gli italiani che sognano una vita all’estero. Ma non è un Paese dove la fortuna sia immediata e garantita. “Serve adattarsi – spiega Mantovani –, mettersi in gioco e accettare che all’inizio magari si parte da qualcosa di diverso da quello che si faceva in Italia”.

Il consiglio che l’esperta si sente di dare ai giovani è di arrivare preparati, con aspettative realistiche e un po’ di flessibilità. “Per molti è un’esperienza che cambia davvero il modo di lavorare e di vivere, anche se poi non tutti decidono di restare per sempre”, continua. È importante informarsi bene prima di partire, soprattutto su cosa sia consentito fare legalmente e su quali permessi si adattino maggiormente alle proprie competenze, conoscenze e ambizioni.

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Dall’Italia all’Australia: il racconto di chi ce l’ha fatta

Sono tanti i giovani italiani che negli ultimi anni hanno scelto di vivere in Australia. Tra questi c’è Michele Gioia, che il 6 febbraio 2025 ha deciso di fare le valigie e lasciare la sua Verona, alla ricerca di un’esperienza diversa e nuova che potesse offrirgli maggiori opportunità dopo la laurea. “Economicamente parlando, le offerte di lavoro non rispecchiavano le mie esigenze. Vedermi offrire contratti di stage o contratti retribuiti sotto la media l’ho trovato davvero poco motivante per un giovane come me con grandi ambizioni”, racconta a Partitaiva.it.

Michele Gioia

Da qui la scelta di raggiungere il sud dell’Australia. Ad oggi è impiegato al mattino in una fattoria e la sera in un ristorante, lavorando fino a 70 ore a settimana, senza riposo. “Non è stato affatto semplice – ammette -. Ma il sacrificio, qui, è ben ripagato a livello economico e ho trovato maggiori stimoli”.

A differenza dello stipendio mensile italiano, in Australia i lavoratori vengono pagati a settimana e questo favorisce la gestione di e risparmi. “Ma non è tutto oro ciò che luccica: per mettere da parte i miei risparmi ho dovuto lavorare duramente, specialmente durante il primo periodo in fattoria”, conclude.

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Laura Pellegrini

Giornalista e content editor

Dopo la Laurea in Comunicazione e Società, ho iniziato la carriera da freelance collaborando con diverse realtà editoriali. Ho scritto alcuni e-book sui bonus e ad oggi mi occupo della redazione di articoli di economia, risparmio e lavoro.

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