Lavorare al freddo: quando il datore di lavoro deve intervenire

Qual è la temperatura minima da tenere in ufficio e in fabbrica secondo la normativa? Ecco quando il datore di lavoro deve intervenire.

di Francesca Di Feo

Adv

cosa fare se sul posto di lavoro fa troppo freddo
  • Nell’ambito del benessere e della salute sul posto di lavoro, uno degli aspetti fondamentali da considerare è l’equilibrio termico del corpo umano.
  • Un ambiente di lavoro troppo freddo può contribuire all’insorgere di patologie e malesseri che il dipendente può e deve segnalare al datore di lavoro, che è tenuto a garantire condizioni minime all’interno degli spazi: uffici, fabbriche o magazzini che siano.
  • La disciplina che regola le condizioni ottimali sul posto di lavoro, comprese temperature massime e minime per gli ambienti, è contenuta nel Decreto Legislativo 81/08.

Il benessere e la salute sul luogo di lavoro rivestono un’importanza cruciale, anche quando si tratta di gestire l’equilibrio termico del corpo umano. Questo delicato bilanciamento, noto come omeotermia, richiede che il corpo mantenga una temperatura costante, equilibrando la produzione di calore interno con lo scambio termico con l’ambiente.

In situazioni di stress termico, causato da ambienti lavorativi troppo freddi o caldi, questo equilibrio può essere messo a dura prova, incidendo sulle funzioni corporee essenziali e sulle prestazioni lavorative.

Nelle prossime sezioni, approfondiremo ulteriormente questi temi, esplorando cosa significa lavorare al freddo e quando le condizioni lavorative estreme possono diventare oggetto di segnalazione. Analizzeremo inoltre le temperature considerate sicure e adeguate per diversi ambienti di lavoro.

Quando si parla di lavoro al freddo

Prima di parlare delle temperature ottimali sul posto di lavoro, è importante approfondire l’equilibrio termico del corpo umano, il quale si manifesta attraverso un bilanciamento ottimale tra la generazione di calore interno e lo scambio termico con l’ambiente circostante, noto come omeotermia.

Questo equilibrio è vitale non solo per il sostentamento delle funzioni corporee essenziali, ma anche per garantire un elevato livello di attenzione e prestazioni ottimali per chi lavora. Tuttavia, ci sono momenti in cui l’organismo è costretto a sforzi maggiori per mantenere tale equilibrio a causa di condizioni di stress termico, tipicamente associate ai microclimi degli ambienti lavorativi particolarmente freddi o caldi.

Il concetto di microclima si riferisce alla combinazione di vari fattori climatici e fisici presenti nell’ambiente in cui le persone vivono e lavorano. Questi fattori includono:

  • la temperatura dell’aria;
  • la temperatura media radiante;
  • l’umidità relativa;
  • le variazioni termiche e la ventilazione.

Insieme definiscono il grado di comfort e benessere termico di un individuo. Quando questi elementi risultano sfavorevoli, possono compromettere il bilancio termico del corpo, portando a possibili ripercussioni sulla salute del lavoratore e incrementando il rischio di incidenti e di eventi avversi, con effetti negativi anche sulla produttività.

Di fronte a un ambiente lavorativo eccessivamente caldo o freddo, sorgono quindi legittime preoccupazioni sulle possibili condizioni patologiche che possono insorgere e sulle normative relative alla temperatura minima o massima consentita per garantire la sicurezza e il benessere dei lavoratori in spazi come magazzini o uffici. Ma quali sono davvero le conseguenze per un dipendente che lavora al freddo?

Conseguenze del lavoro al freddo

Il lavoro in ambienti caratterizzati da condizioni microclimatiche estreme, sia di calore che di freddo, richiede un notevole sforzo da parte dell’organismo per mantenere l’equilibrio termico e prevenire situazioni di sofferenza.

Queste condizioni possono essere attribuite a vari fattori, inclusi i processi produttivi che richiedono l’uso di forni a temperature elevate o l’accesso a celle frigorifere, le caratteristiche fisiche e climatiche dell’ambiente di lavoro, come le attività svolte ad alta quota o in sotterranei e le specificità strutturali del luogo di lavoro, come i materiali costruttivi e la mancanza di isolamento termico.

lavorare al freddo conseguenze

Lavorare in condizioni di freddo intenso può portare all’insorgenza di ipotermia, in forme leggere o più gravi. Tra i disturbi più comuni legati al lavoro in ambienti freddi vi sono la rinosinusite, i geloni, l’assideramento, la pelle fredda, la bradicardia, la bradipnea, il torpore psichico, le aritmie e, nelle situazioni molto più gravi e rare l’arresto cardiorespiratorio.

Questi effetti possono variare in gravità, causando danni che vanno da quelli localizzati e reversibili a quelli irreversibili, arrivando a compromettere i parametri vitali dell’individuo.

Questi rischi sono particolarmente significativi per coloro che sono più sensibili al freddo e per chi lavora in industrie legate alla conservazione di surgelati o in ambienti indoor con condizioni climatiche avverse, come le montagne durante l’inverno.

Lavoro al freddo: cosa deve fare il titolare e cosa rischia

Arriviamo agli obblighi del datore di lavoro. In ambito lavorativo, la creazione di un ambiente salubre e produttivo si fonda anche sulla gestione ottimale del microclima interno, riconosciuto tra i rischi fisici più importanti da tenere d’occhio.

Tale gestione implica non solo l’attenzione verso la temperatura adeguata, ma anche la conformità ai requisiti minimi stabiliti dalla legge, come indicato dal Decreto Legislativo 81/08. Per il datore di lavoro, ciò comporta una serie di obblighi precisi:

  • la tutela della salute dei lavoratori;
  • l’adozione di misure preventive e protettive efficaci;
  • la garanzia che l’ambiente di lavoro rispetti gli standard legali.

Tali misure devono mirare a valutare e mitigare i rischi legati sia al caldo eccessivo sia all’esposizione a temperature particolarmente fredde, garantendo un ambiente lavorativo ottimale, che si avvicini quanto più possibile al benessere termico dei dipendenti.

Non adempiere ai propri obblighi mette il datore di lavoro a rischio di sanzioni che vanno valutate caso per caso. Ed è qui che entra in gioco il dipendente, che avrà davanti a sé diverse strade per segnalare un ambiente di lavoro così freddo da diventare insalubre.

Cosa fare se sul posto di lavoro fa troppo freddo

Quando un dipendente si trova ad affrontare un ambiente di lavoro troppo freddo, un’azione proattiva può fare la differenza sia per il proprio benessere che per quello dei colleghi.

Innanzitutto, è importante avviare un dialogo costruttivo con il datore di lavoro, i responsabili o con l’ufficio risorse umane dell’azienda, esponendo in modo chiaro e dettagliato le proprie perplessità riguardo alla temperatura eccessivamente bassa.

Nel caso in cui il problema persista o non venga preso in considerazione in modo adeguato, il lavoratore ha la possibilità di ricorrere a strumenti formali previsti dalla normativa in materia di sicurezza sul lavoro.

In Italia, per esempio, è possibile rivolgersi al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS), figura incaricata di raccogliere le segnalazioni dei dipendenti e di promuovere iniziative per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Se anche questo passaggio non dovesse portare ai risultati sperati, il dipendente può contattare gli enti preposti alla vigilanza sul rispetto delle normative in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, come l’Ispettorato del Lavoro. Quest’ultimo può intervenire effettuando controlli e, se necessario, imponendo all’azienda l’adozione delle misure correttive idonee.

In ogni caso, è fondamentale che il dipendente documenti le proprie segnalazioni e le azioni intraprese, al fine di fornire un supporto concreto alla propria richiesta e, se necessario, alla tutela dei propri diritti.

Agire con consapevolezza delle proprie prerogative e delle vie formali disponibili è il primo passo per garantire un ambiente di lavoro sicuro e confortevole, in linea con i requisiti legali e con le aspettative di benessere.

Lavorare al freddo fa dimagrire?

Ci sono alcune dicerie per cui lavorare al freddo farebbe dimagrire: ma quando questa pratica è salutare? Su questo punto bisogna sfatare un mito: anche se stare a basse temperature ha come conseguenza un maggior consumo di energie per riscaldare il corpo, in base al metabolismo della persona, questa pratica non è consigliata per la salute complessiva, perché potrebbe avere conseguenze da non sottovalutare.

A quale temperatura ci si può rifiutare di lavorare al freddo

Secondo la sentenza emessa dalla Cassazione numero 6631 nel 20151, esiste la possibilità per i dipendenti di assentarsi dal loro posto di lavoro a causa di condizioni inadeguate, quali temperature eccessivamente basse, senza che ciò comporti la decurtazione del loro stipendio.

Questo scenario prevede il pagamento completo della retribuzione, nonostante l’assenza, senza la necessità di proclamare uno sciopero. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che questa decisione si riferisce a un caso specifico e non deve essere interpretata come una regola generale applicabile a tutte le situazioni simili.

a quale temperatura ci si può rifiutare di lavorare freddo

Prima di prendere la decisione di assentarsi dal lavoro a causa del freddo, i lavoratori devono considerare attentamente la proporzionalità tra la mancanza di azioni correttive da parte del datore di lavoro e la loro reazione.

È essenziale verificare se le condizioni di lavoro sono effettivamente insostenibili e giustificano un’assenza. L’importanza della proporzionalità e della verifica delle condizioni effettive di lavoro è ulteriormente evidenziata da un’altra sentenza della Cassazione, datata 10 agosto 2012, con numero di protocollo 14375.

In questo caso, la Corte ha giudicato legittimo il licenziamento di una dipendente di una casa di cura che si era assentata dal lavoro, adducendo inadempienze da parte del datore di lavoro relative alle condizioni ambientali.

La Corte ha valutato tale comportamento come eccessivo rispetto alle condizioni di lavoro reali, dimostrando così che ogni situazione deve essere analizzata individualmente, tenendo conto delle specificità del contesto lavorativo e delle azioni intraprese dal datore di lavoro per garantire un ambiente adeguato.

Temperature minime per lavorare in fabbrica

La questione delle temperature minime in fabbrica è diventata recentemente rilevante alla luce delle nuove normative introdotte con il Piano di contenimento dei consumi. La legge ha stabilito che, per ridurre i consumi energetici senza compromettere il benessere dei dipendenti, le temperature minime all’interno degli stabilimenti industriali debbano essere mantenute a 17°C.

Questo limite, pensato per bilanciare le esigenze di efficienza energetica con quelle di un ambiente di lavoro sano, prevede una tolleranza di 2°C, offrendo così una certa flessibilità in base alle specifiche esigenze produttive e alle condizioni climatiche esterne.

Temperature minime per lavorare in ufficio

Per quanto riguarda l’ambiente di ufficio, la normativa italiana fornisce indicazioni precise per assicurare che i lavoratori godano di condizioni di comfort termico adeguato. Il D.Lgs 81/08, noto come Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, stabilisce che la temperatura minima in un ambiente di lavoro d’ufficio debba essere di 19°C, mentre la temperatura massima non deve superare i 24°C.

L’umidità relativa, inoltre, dovrebbe mantenersi tra il 40% e il 60%, a conferma dell’attenzione verso un ambiente di lavoro equilibrato sotto tutti gli aspetti.

Temperature minime per lavorare all’esterno

La normativa italiana, in particolare il Decreto Legislativo 81/2008, non stabilisce un valore preciso di temperatura minima sotto la quale non è permesso lavorare all’esterno, come nei cantieri o in lavori stradali.

Tuttavia, il decreto impone al datore di lavoro l’obbligo di valutare tutti i rischi presenti nei luoghi di lavoro, inclusi quelli legati alle condizioni microclimatiche. Inoltre, per ambienti termici moderati, occorre valutare lo scostamento tra le condizioni reali e quelle standard di benessere, mediante il calcolo di specifici indici di comfort termico, che considerano sia parametri ambientali misurati sia valutazioni psicofisiologiche.

Stando alle informazioni fornite dall’INAIL, gli indici principali in questo contesto sono il PMV (Voto Medio Previsto) e il PPD (Percentuale Prevedibile di Insoddisfatti), che aiutano a determinare la sensazione di caldo o di freddo e il grado di comfort o discomfort percepito dai lavoratori​​.

Lavorare al freddo – Domande frequenti

Qual è la temperatura minima per lavorare?

La temperatura minima per lavorare è generalmente fissata a 19°C in ufficio, con un’umidità tra il 40% e il 60%.

A quale temperatura ci si può rifiutare di lavorare freddo?

In caso di freddo eccessivo in ufficio, un lavoratore potrebbe teoricamente assentarsi senza perdere lo stipendio, seguendo una sentenza specifica della Cassazione, ma ogni caso deve essere valutato individualmente.

Cosa fare se sul posto di lavoro fa troppo freddo?

Se l’ambiente di lavoro è troppo freddo, si consiglia di discuterne prima con il datore di lavoro o l’ufficio risorse umane e, se necessario, ricorrere a strumenti formali previsti dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro​​.

  1. Sentenza n.6631/2015, Corte di Cassazione, fisac-cgil.it ↩︎
Autore
Classe 1994, immediatamente dopo gli studi ho scelto di intraprendere una carriera nel Project Management in ambito di progetti Erasmus+ per EPS. Questo mi ha portato ad approfondire in particolare le tematiche inerenti alla fiscalità delle PMI, anche se la mia area di expertise risulta oggi molto più ampia in questo ambito. Oggi sono copywriter freelance appassionata di scrittura e di innovazione per le piccole e medie imprese.

Lascia un commento

Continua a leggere

Iscriviti alla Newsletter

Il meglio delle notizie di PartitaIva, per ricevere sempre le novità e i consigli su fisco, tasse, lavoro, economia, fintech e molto altro.

Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.